Chilogrammi di troppo: sto ingrassando oppure sto trattenendo liquidi?

Chilogrammi di troppo: sto ingrassando oppure sto trattenendo liquidi?

I liquidi in eccesso costituiscono un problema che interessa numerose persone, e le cause possono essere innumerevoli, soprattutto da ritrovarsi nello stile di vita: molte volte, alcune accortezze particolari aiutano molto e sono in grado di trattare il problema. Quindi, come capire quando si tratta di ritenzione idrica e non di ingrassamento? Vi invito a leggere il seguente articolo!

Che cosa sono i liquidi in eccesso?

Il pantalone non si chiude, alcuni indumenti vestono male, un po’ di “carne in più” spunta fuori dagli indumenti e la prima cosa che ci viene da pensare è questo: “Sto ingrassando!”. Così, le persone più impulsive e preoccupate, la prima cosa che fanno è quella di ridurre in maniera decisiva l’introito calorico durante i giorni successivi, con la speranza di compensare il danno estetico provocato da quei rotolini o da quel gonfiore che ci fa sentire ingombranti, con chilogrammi di troppo, gonfi: eppure, il taglio calorico effettuato non risolve alcuna cosa, semmai peggiora la situazione, proprio perché si rischia di depauperare il tono muscolare senza andare a risolvere effettivamente il problema presente, che è quello dell’accumulo dei liquidi extracellulari in eccesso: si tratta di ritenzione idrica.

Quando si parla di ritenzione idrica, ci si riferisce alla tendenza da parte del nostro corpo a ritenere liquidi in eccesso, i quali si accumulano negli interstizi cellulari, ovvero negli spazi tra una cellula e l’altra: questo fenomeno non è di certo produttivo, poiché i liquidi dovrebbero stare maggiormente nella cellula, e quando questo fenomeno si inverte di parla di edema, ovvero una forma di gonfiore su base liquida che va ad interessare alcune aree del corpo le quali sono maggiormente predisposte anche alla deposizione di tessuto adiposo, quali per esempio l’addome (la cosiddetta “pancia”) e gli arti inferiori, in particolare cosce, glutei e caviglie. Sebbene si tratti di un disturbo diffuso prevalentemente nel mondo femminile, anche gli uomini ne soffrono. I liquidi che non vengono correttamente smaltiti a causa di un’alterata funzionalità del sistema venoso e dei vasi linfatici ristagnano, e con essi anche un’ampia varietà di tossine in grado di influenzare il metabolismo cellulare, già compromesso dal ridotto apporto di ossigeno.

Come capire se si tratta di ritenzione di liquidi

Come spesso dico ai miei pazienti, bisogna prestare particolare attenzione a riconoscere il problema e a non confonderlo con un ipotetico ingrassamento. Il metodo più pratico e diretto consiste nell’eseguire un test manuale digitando con la punta dei polpastrelli una zona del corpo, magari proprio quella in cui sospettiamo ci sia – secondo noi – l’ipotetico ingrassamento: se, quando andremo a togliere le dita, la zona digitata rimane ancora ben visibile con le impronte, possiamo stare sicuri che si tratta di ritenzione liquida.
Il metodo più efficace, invece, per accertarsi che si tratta al 100 % di ritenzione idrica è sottoporsi al test bio-impedenziomentrico che propongo ai miei pazienti in studio: questo esame è utilissimo ai fini della valutazione dello stato nutrizionale e dell’elaborazione di un trattamento dietetico-nutrizionale personalizzato, clinicamente e scientificamente validato, molto utile per avere informazioni su alcuni importanti parametri. Attraverso un’analisi bioimpedenziometrica applico 4 elettrodi sul dorso della mano e del piede, che fanno circolare una bassissima corrente elettrica attraverso le strutture corporee, e si ottengono in pochi minuti, vari parametri: acqua corporea totale, acqua extracellulare ed intracellulare (per sapere se vi è eventuale disidratazione o, al contrario, la nostra famigerata ritenzione idrica), massa cellulare, massa magra, massa grassa, massa muscolare e metabolismo basale correlato alla massa cellulare.
Per avere un’ulteriore  informazione aggiuntiva su quali siano le cause alla base della ritenzione idrica, utili sono anche le analisi laboratoristiche dei minerali quali sodio, potassio, cloro, responsabili della ritenzione idrica, ed è utile valutare i parametri quali il volume corpuscolare medio degli ertirociti, la VES, la PCR, l’albuminemia, ed il cortisolo salivare.
Inoltre, come ultima cosa, ma probabilmente la più importante, voglio ricordarvi che la ritenzione di liquidi è spesso causata da infiammazione, quindi, un’indagine su sangue di citochine infiammatorie, per valutare un’eventuale infiammazione intestinale, da ipersensibilità alimentare, malattia autoimmune, ecc., è alla base per gestire al meglio il problema.

Come si presenta la ritenzione di liquidi

Le gambe gonfie e il senso di pesantezza sono senza dubbio i sintomi più frequenti di ritenzione idrica; come detto prima, sono dovuti a edemi normalmente non dolorosi, spesso morbidi al tatto, che possono causare la formazione di vere e proprie “fossette”, soprattutto se la persona acquista peso o se è soggetta a importanti oscillazioni. Alcune volte, quello che si riscontra sui pazienti sono anche cambi nell’aspetto della pelle, che cambia leggermente colorazione e diventa più lucida. In alcuni casi più importanti, si ha  invece compromissione della capacità di movimento (in particolare se a essere colpite sono le caviglie) oppure, se viene interessata la zona addominale, la ritenzione idrica può comportare disturbi gastrointestinali o perdita di appetito, senso di spossatezza, talvolta stipsi e anche cefalea.

Trattamento e correzione dell’accumulo di liquidi

Per trattare la ritenzione idrica, è necessario individuare innanzitutto le cause che possono aver scatenato tale problema: ad esempio, stress da ipercortisolemia prolungata, food sensitivities, infiammazione di basso grado, cattiva tolleranza all’istamina, ecc. Una volta individuate le cause, prima di agire modulando lo stile di vita, è giusto che vi ricordi che è di primaria importanza stoppare le abitudini scorrette quali fumo eccessivo, cattivo sonno, masticazione veloce, eccessivo consumo di alcolici, rimanere a lungo in piedi o seduti senza muoversi, usare vestiti troppo stretti agli arti inferiori o superiori.

Innanzitutto, risulta di utile importanza posizionare il cuscino sotto il materasso in modo da sollevarlo dalla parte dei piedi, in modo tale da permettere il corretto drenaggio dei liquidi durante le ore di riposo notturne. Il rimedio migliore per correggere la ritenzione idrica è l’attività fisica: deve essere praticata costantemente e con un ritmo ben preciso, senza stressare l’organismo e senza fare pause eccessive di giorni senza praticare il movimento. Stressare troppo il corpo con l’esercizio fisico intenso è invece controindicato, quindi, fare tutto ma con moderazione.

Per quanto riguarda l’alimentazione, innanzitutto partiamo dall’idratazione: immettere liquidi buoni, permette di eliminare  i liquidi di troppo; pertanto risulta essenziale e necessario bere almeno (con questo caldo anche più) 2 L al giorno di acqua oligominerale a basso residuo fisso e a basso tenore di sodio, e bisogna distribuire l’acqua per tutto l’arco della giornata, senza fare carichi inutili tutti in una volta oppure bere solo ai pasti o quando si ha sete.
Essenziale è moderare la quantità di sale utilizzata ed anche esaltatori di sapidità: il sodio, in particolare, non può entrare tutto nella cellula, perciò quando è presente in quantità eccessive, rimane fuori dalla cellula ma, per un preciso meccanismo di equilibrio volemico e di osmosi, richiama acqua affinché venga bilanciata la salinità nei distretti in cui è presente; ecco perché si ha ritenzione idrica da over-utilizzo di sale in cucina.

E’ di fondamentale importanza variare la propria alimentazione utilizzando, come fonti glucidiche, carboidrati naturalmente integrali al 100 %, legumi non amido-resistenti (lenticchie, ceci, piselli, fave), tuberi (batata meglio che patata), riso integrale, come fonti proteiche carne bianca meglio che rossa, pesce, uova, occasionalmente latticini ben stagionati evitando quelli freschi, a pasta molla e i primi sale. Utilizzare verdura fresca a km 0 cercando di preferire broccoletti, zucchine, cetrioli, radicchio, finocchio, zucca, cime di rapa, fiori di zucca, melanzane, carote crude, peperoni ben arrostiti (protocolli alimentari permettendo) cercando di evitare pomodori, verdura bollita, lattuga, e verdure a foglia larga.
come piante coadiuvanti, si possono citare fucus, pilosella, centella asiatica, mirtillo, tisane, pungitopo, ippocastano, carciofo, spirea, equiseto, ortosiphon, verga d’oro, tarassaco in radice, liquirizia, menta piperita, curcuma, erica, ibisco, sambuco, uva, ribes nero, prestando attenzione ad eventuali sostanze che potreste trovare eliminate nei vostri protocollo alimentari.

Dott. Francesco Garritano

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