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Alimentazione e disturbi della pressione: cerchiamo di capire meglio.

Alimentazione e disturbi della pressione: cerchiamo di capire meglio.

Disturbi relativi alla pressione e alimentazione? Quali possono essere le cause e come è possibile trattare con l’alimentazione? Leggete l’articolo per saperne di più!

Pressione arteriosa alta? Molti italiani ne soffrono!

Come spesso parlo alle persone che mi seguono e come ho anche scritto nel mio ultimo libro uscito “Attiva il metabolismo mangiando”, che puoi trovare sul mio sito www.francescogarritano.com/negozio/ ,una corretta alimentazione ha importanti ricadute salutistiche anche sullo stato di salute del nostro organismo. Il 56% della popolazione italiana e un ventenne su cinque, soffre di ipertensione o pressione alta.
La pressione sanguigna è la forza, la spinta, che viene esercitata dal sangue nelle arterie della circolazione sistemica. Questa pressione ha dei parametri di massima e di minima per far sì che tutto funzioni in modo corretto.

La minima a riposo va da 60 a 90 mmHg di pressione diastolica (quando il cuore si rilassa) e la massima da 100 a 140 mmHg di pressione sistolica (quando il cuore si contrae).

Quando la pressione aumenta oltre i 140 mmHg siamo in situazione di ipertensione arteriosa anche se comunque il 90-95% di questi casi è presente come forma di ipertensione primaria senza evidenti cause mediche.

Perché allora fare attenzione all’ipertensione? Perché questa condizione è un fattore di rischio per ictus, infarto, insufficienza cardiaca e aneurismi.

Malattie della tiroide e disturbi cardiovascolari

Se non curati, i disordini della tiroide possono avere conseguenze importanti per il cuore: anche variazioni lievi dei livelli fisiologici degli ormoni tiroidei possono determinare un problema cardiaco.
Alcune patologie tiroidee, come la tiroidite di Hashimoto, sono state associate a un aumento del rischio di ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, aritmia cardiaca, aterosclerosi, malattia cardiaca e ictus. Anche la fibrillazione atriale sembra avere un’associazione stretta con le malattie tiroidee.
L’ipotiroidismo può causare il rallentamento di numerose funzioni del corpo, inclusa quella cardiaca. Questo provoca un indebolimento del lavoro cardiaco nella fase di contrazione (quella sistolica) e in quella di distensione (diastolica). Inoltre può causare l’indurimento delle pareti interne dei vasi sanguigni: di conseguenza, il cuore non è in grado di pompare con l’intensità necessaria. Quando il cuore non si rilassa tra un battito e l’altro può insorgere una disfunzione diastolica: questa è una condizione grave che può causare un accumulo di sangue negli organi del corpo, soprattutto nei polmoni, e che prende il nome di congestione polmonare.
Un altro effetto dell’ipotiroidismo è il cuore ipertrofico, in cui il muscolo cardiaco si allarga in risposta al sovraccarico cui è sottoposto; questo fatto, a sua volta, può portare all’insufficienza cardiaca. Altre complicazioni possono essere effusione pericardica ed elevati valori di omocisteina (su cui ho parlato precedentemente in un articolo che potrete trovare cliccando qui), fenomeno associato a un aumento del rischio cardiovascolare.
L’ipertiroidismo può, al contrario, essere responsabile di una contrazione cardiaca più intensa del normale e di un aumento del battito cardiaco. Il cuore lavora più duramente e questo può creare problemi più gravi alle persone già affette da una malattia cardiovascolare. L’emissione di sangue dal cuore aumenta e la pressione sanguigna all’interno del ventricolo diventa elevata.
Tra le altre complicazioni cardiache dell’ipertiroidismo possiamo ricordare la fibrillazione striale che può provocare l’aumento del rischio che si formino dei coaguli di sangue, pericolosi perché, a loro volta, possono condurre all’ictus o all’embolia polmonare. Anche l’arresto cardiaco e la morte cardiaca improvvisa possono essere il risultato di un accresciuto ritmo cardiaco che si manifesta come conseguenza dell’ipertiroidismo. Ulteriori complicanze possono includere il prolasso della valvola mitrale e l’ipertensione polmonare. In alcuni casi le malattie della tiroide richiedono un trattamento che dura tutta la vita.

Sintomatologia cardiovascolare dei disordini tiroidei

La sintomatologia cardiovascolare può variare a seconda della condizione di eutiroidismo, ipertiroidismo (tireotossicosi o non) o ipotiroidismo in cui si trova la ghiandola. Come nel caso della tiroidite di Hashimoto, i diversi stadi della malattia possono comportare differenti conseguenze riflesse in merito alla salute cardiovascolare come appunto viene di seguito descritto.

Riportiamo i sintomi cardiaci più comuni legati all’ipotiroidismo.

  • Bradicardia (quando il cuore batte più lentamente). Gli ormoni tiroidei contribuiscono a regolare la frequenza del battito: quando questi ormoni non sono prodotti in quantità sufficiente, il numero di battiti può essere inferiore, anche di 10-20 battiti rispetto a un ritmo normale.
  • Mancanza di fiato durante l’esercizio fisico. Quando questi sintomi si riscontrano in pazienti con una malattia cardiaca, ci può essere il sospetto di un indebolimento del muscolo scheletrico o di un peggioramento di un’insufficienza cardiaca.
  • Ipertensione diastolica (la minima). Ciò è dovuto al fatto che anche se l’ipotiroidismo rallenta il metabolismo di una persona, può però causare un indurimento delle arterie che si traduce in un aumento dei valori di pressione arteriosa diastolica al di sopra di quelli normali.
  • Insorgenza o peggioramento dello scompenso cardiaco: nei pazienti con un disturbo cardiaco latente, l’ipotiroidismo può determinare un primo episodio di scompenso cardiaco e, nei pazienti con scompenso cardiaco controllato, ne può causare il peggioramento.
  • Peggioramento di coronaropatia: nei pazienti con angina (dolore toracico di origine cardiaca), l’ipotiroidismo può fare aumentare i livelli di colesterolo LDL e di proteina c-reattiva: entrambi questi elementi sono considerati fattori di rischio per la malattia coronarica.

Ecco ora i più comuni sintomi cardiovascolari associati ad ipertiroidismo.

  • Tachicardia (battito cardiaco accelerato). I pazienti ipertiroidei, in seguito a esercizio fisico anche di entità lieve, possono mostrare battito accelerato, sia durante l’esercizio stesso, sia a riposo. Possono insorgere anche altri tipi di aritmia, come fibrillazione atriale e contrazione ventricolare prematura (extrasistole).
  • Angina: il dolore toracico si può presentare come conseguenza dell’ipertiroidismo o può aggravarsi nel caso che il disturbo sia già presente in seguito a un problema di malattia cardiaca. I soggetti con coronaropatia sono maggiormente esposti al rischio che i fenomeni anginosi si intensifichino, così come sono maggiormente esposti al rischio di andare incontro a un attacco cardiaco.
  • Mancanza di fiato. Come nell’ipotiroidismo, anche nell’ipertiroidismo la difficoltà di respiro può essere il sintomo di debolezza muscolare o del peggioramento di un’insufficienza cardiaca.
  • Ipertensione sistolica, dovuta al fatto che le contrazioni cardiache più intense determinano un aumento della pressione sistolica, mentre l’indebolimento dei vasi contribuisce a ridurre la pressione diastolica.

Coloro che pensano di avere un problema di tiroide dovrebbero consultare il loro specialista, soprattutto se hanno sperimentato uno o più dei disturbi cardiaci sopra descritti.
Uno stile di vita controllato, un’alimentazione sana ed un’attività fisica costante sono importantissimi strumenti di prevenzione e di gestione nel trattamento di patologie tiroidee collegate anche a disturbi cardiovascolari, il tutto ovviamente va a coadiuvare la terapia medica alla base della quale si fonda la cura principale di suddette problematiche elencate.

Alimentazione consigliata

Cambiamenti nella dieta e nello stile di vita, come riduzione dei chili in eccesso, aumento dell’attività fisica ed astensione dal fumo, portano ottimi benefici alla salute e al controllo della pressione arteriosa. Il primo consiglio alimentare che viene sempre dato è di ridurre il contenuto di sodio nei nostri piatti, ovvero di limitare il sale. Questo non soltanto significa evitare piatti pronti surgelati ma anche stare attenti in cucina alla preparazione dei cibi. Per insaporire e migliorare al contempo i nostri piatti possiamo usare sali integrali, che sono ricchi di molti altri minerali e inoltre le meravigliose erbe aromatiche: rosmarino, salvia, menta, origano, melissa, timo, santoreggia, alloro, dragoncello, erba cipollina… e perché non divertirci a imparare ad utilizzare le infinite spezie del mondo! Vanno rigorosamente evitati i salumi e gli insaccati compresi quelli di pesce essendo “carni” molto salate e stagionate quindi ancora più concentrate o ad essere ricche anche di grassi animali. La limitazione si estende ai prodotti in scatola come i legumi e il mais che posso contenere aggiunte di sale e correttori, per i quali si consiglia una lettura attenta dell’etichetta. Vengono esclusi dalla dieta anche alcolici e superalcolici. Studi scientifiche hanno evidenziato la loro attività a sfavore della pressione sia sistolica che diastolica. Ultima avvertenza: i formaggi, soprattutto stagionati, primi tra tutti il taleggio e il grana, con un contenuto di sale più di 700 mmg in 100 gr di prodotto. Inoltre i formaggi grassi sono da evitare ed è quindi meglio scegliere quelli più freschi. Per quanto riguarda le preparazioni in cucina sono da controllare le fritture e gli arrosti sostituendo con modalità più semplici e salutari come la cottura a vapore o ai ferri stando attenti a non annerire il cibo visto la produzione di sostanze cancerogene nelle parti bruciate.

Dott. Francesco Garritano

Nota importante per il lettore: le presenti informazioni nel campo della nutrizione non devono essere intese come sostitutive di eventuali terapie mediche farmacologiche da concordare ed assumere sotto lo stretto controllo del medico specialista.

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