Anche il cibo in eccesso può essere fonte di infiammazione!

Anche il cibo in eccesso può essere fonte di infiammazione!

In occasione dell’uscita del mio prossimo libro sulla tiroidite di Hashimoto, durante la stesura ho avuto modo di approfondire alcuni aspetti dell’infiammazione. Oltre all’infiammazione da cibo, da ricercare tramite il test delle food sensitivity, che indica la sovraesposizione ad un determinato alimento o ad una determinata categoria alimentare, questa teoria ci farà cambiare il modo di vedere anche alcuni di questi che finora avevamo classificato come “innocui”. Buona lettura!

Come si attiva il sistema immunitario

Quando parliamo di sistema immunitario e di malattie autoimmuni i discorsi si complicano un po’, perché si tratta di meccanismi particolari che necessitano di un po’ di basi in materia, cercherò però di rendere l’argomento più semplice possibile.

Il sistema immunitario si occupa di difenderci dagli attacchi pericolosi per la nostra salute generando una risposta immunitaria; per fare ciò, però, deve venire a contatto con una sostanza estranea, l’antigene, che consente poi la maturazione e la proliferazione di due tipi di linfociti: linfociti T, che liberano citochine infiammatorie, e linfociti B, che producono anticorpi in grado di legare e combattere l’antigene.

Ma come si attivano le cellule del sistema immunitario? Non vi sono solo un tipo di antigeni, ma possono legare diverse sostanze: gli antigeni, i superantigeni e gli attivatori policlonali.

Gli antigeni sono quelli di cui abbiamo parlato finora, utilizzati spesso nella pratica clinica per individuare una patologia, sono variabili e moderatamente infiammatori, a seconda del tipo di antigene di cui stiamo parlando.

I super antigeni, invece, solo le esotossine dei batteri, ovvero sostanze liberate dai batteri, provocando tossinfezioni. Questi si legano ai recettori dei linfociti T e vengono presentati dalle MHC di classe II, generando una risposta del sistema immunitario.

Infine, quelli sui quali ci concentreremo sono gli attivatori policlonali.  Sono sostanze che attivano più cloni linfocitari, a differenza dell’antigene che attiva solo un numero ristretto di cloni. Gli attivatori policlonali dei linfociti B di solito hanno un alto peso molecolare, sono antigeni timo indipendenti come i destrani, il polisaccaride pneumococcico III, mentre alcuni sono a basso peso molecolare con una carica elettrica molto forte. Stiamo parlando però, anche di lectine alimentari.

Le lectine negli alimenti

Non so se avete mai sentito parlare di lectine, sono proteine naturali contenute soprattutto nelle piante perché sostengono la loro crescita e possono essere anche utilizzate come fertilizzante quando queste muoiono. Le lectine sono presenti in moltissimi alimenti, ma la quantità maggiore si trova in legumi, semi e cereali. La differenza con le normali proteine che ingeriamo sta nella digestione: queste non vengono facilmente scomposte dagli enzimi nell’intestino, ma restano attive biologicamente ed immunologicamente, danneggiando il tratto intestinale. Infatti, queste possono peggiorare la permeabilità intestinale, attaccandosi ai villi, ai microvilli ed alle cellule intestinali generando morte cellulare, causano accorciamento dei villi, malassorbimento e cattiva digestione. Le lectine possono anche alterare il microbiota, inducendo un’eccessiva crescita di specie batteriche patogene. Quali sono gli alimenti più ricchi di lectine? Sono molte note la lectina tossica dei fagioli nota come PHA, altre si trovano nei cereali, nelle lenticchie, nella soia, le arachidi, le solanacee, i prodotti lattiero-caseari, in particolare quelli provenienti da animali alimentati con cereali.

Infiammazione da attivatori policlonali

Se abbiamo capito cosa sono le lectine e che vengono considerate attivatori policlonali, possiamo spiegare il modo in cui queste attivano il sistema immunitario. Le lectine subiscono glicosilazione grazie a specifici recettori, quindi si legano ai carboidrati, che consentono loro di differenziarli e di attivare determinati recettori. La loro attivazione del sistema immunitario è quella classica, poiché attivano i Toll Like Receptors, molecole di adesione ed altre, avviando la prima fase della risposta immunitaria o infiammatoria. È importante sottolineare, però, che queste molecole stimolano in concentrazioni superiori ai 10 mcg/ml, ciò significa che la stimolazione della reazione è dose dipendente, ecco perché risulta indispensabile ridurli nella dieta.

Ma cosa distingue questo tipo di risposta immunitaria dalle altre spiegate prima? I cicli differenziativi, ovvero la capacità delle cellule del sistema immunitario di differenziarsi. Dovete pensare che i linfociti T, nascono come linfociti T immaturi ed in seguito ad un segnale si differenziano nelle varie sottopopolazioni. Se vi è un blocco di questo meccanismo, le cellule si riproducono, ma non si attivano, ovvero non si differenziano.

L’infiammazione andrebbe interpretata in questo caso non come un processo che vuole creare danno al sistema, ma come un malfunzionamento dei meccanismi differenziativi cellulari giungendo alla nuova definizione di atopia o stemness disability, ovvero la cellula staminale si amplifica ma non si differenzia, non raggiunge la funzione provocando deficit immunologico, con compromissione della immuno-sorveglianza nella difesa da malattie infettive e tumori e generazione dell’infiammazione dovuta all’accumulo di cellule immature e quindi iper-reattive ad attivatori policlonali.

Guardando nel complesso la risposta del sistema immunitario, gli attivatori policlonali rispetto agli antigeni sono quelli che inducono dapprima gli attivatori policlonali. Quindi ad attivare una risposta immune sono responsabili principalmente le sostanze presenti nella dieta, poi gli antigeni.

Per cui se un distretto come quello dell’intestino si ritrova pieno di cellule immature iper-reattive agli attivatori policlonali, una dieta ricca di lectine sarebbe in grado di attivare una risposta infiammatoria abnorme. La dieta è fondamentale quando la fisiologia dei sistemi è alterata. Ricordiamo, però, che la risposta è dose dipendente, per cui scegliendo di variare la nostra dieta, riusciremo a tenere a bada la risposta immunitaria anomala.

 

Dott. Francesco Garritano

 

Fonti bibliografiche:

  • De Aizpurua HJ, Russel-Jones GJ. Oral vaccination: Identification of classes of proteins that provoke an immune response on oral feeding. J Exper Med, 1988, 167, 440-451
  • Ament ME, Rubin CE. Soy protein—another cause of the flat intestinal lesion. Gastroenterol, 1972, 62, 2, 227-234
  • Toress-Pinedo R. Lectins and the intestine. J Pediatr Gastroenterol Nutr, 1983, 2, 588-594

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