Avendo la tiroidite di Hashimoto, posso diventare un donatore di sangue?

Avendo la tiroidite di Hashimoto, posso diventare un donatore di sangue?

Tiroidite di Hashimoto e donazione del sangue: è possibile donare il sangue da parte di chi ha questa patologia? Leggete l’articolo che ho scritto per saperne di più!

L’intento di questo mio articolo è quello di fornire una chiara risposta a numerosi miei pazienti, a membri dei gruppi che gestisco su Facebook, sulle pagine, in merito ad una questione abbastanza delicata e sentita. Sono stati davvero tanti i messaggi ricevuti del tipo: “Dottore, ma io che ho la tiroidite di Hashimoto, posso essere un donatore di sangue”? Ed altre simili.
Innanzitutto, cerco di far capire il concetto di donazione del sangue e quali sono i prerequisiti importanti affinché si possa donare il sangue.

Come ben sappiamo, donare il sangue è un’attività solidaristica che permette di aiutare concretamente un altro individuo che manifesta carenze a livello di sistema immunitario e cardiocircolatorio. Non si dona per ottenere una remunerazione e non si dona con il solo scopo di aiutare il beneficiario solo perché lo si conosce: il proprio sangue andrà ad aiutare un soggetto terzo, di cui non si conosce il nome, la provenienza, il sesso o altro. Chiunque può dedicarsi all’attività donativa, è sufficiente essere maggiorenni, esser certi di avere un organismo in un perfetto stato di salute e raggiungere determinati criteri minimi di peso corporeo. L’età anagrafica è importante, ma conta fino ad un certo punto, coloro che donano il sangue per la prima volta devono avere dai 18 ai 60 anni, mentre per coloro che hanno sempre regolarmente contribuito all’attività e possiedono un buon stato di salute possono compiere donazioni fino ai 75 anni; ogni donatore deve dimostrare di non aver subito alcun intervento chirurgico nell’ultimo anno, deve far passare almeno quattro mesi dopo aver compiuto qualsiasi operazione odontoiatrica, un tatuaggio o la perforazione di una parte del corpo.

Prerequisiti fisici e salutistici che deve avere il donatore

Il donatore deve dimostrare di pesare almeno 50 kg, in quanto una trasfusione compiuta su un individuo con una massa corporea inferiore, rischierebbe di comportare un evidente abbassamento del sistema immunitario dell’interessato ed un conseguente indebolimento di interi distretti del corpo umano. E’ essenziale anche che si verifichi una condizione di idoneità : per situazione a rischio si intende la possibile assunzione di droghe da parte del donatore nel recente passato o a maggior ragione un’assunzione contestuale all’attività donativa, il verificarsi di rapporti sessuali non protetti o rapporti tra persone che sono risultate positive al test HIV. Il donatore inoltre deve necessariamente rispettare determinati parametri di polso e pressione arteriosa scrupolosamente indicati nel decreto ministeriale (la pressione minima deve essere compresa tra i 60 e 100 mm di mercurio, mentre la massima deve essere compresa tra i 110 e 180 mm), con un valore minimo di emoglobina di 13,5 grammi per decilitro di sangue negli uomini e 12,5 grammi per decilitro nelle donne; solo in casi particolari, dietro autorizzazione e sotto la piena responsabilità del medico, è possibile donare anche con un livello di poco inferiore a quelli indicati.

Un soggetto con tiroidite autoimmune può essere donatore di sangue?

Una delle incognite principali, fino a pochi anni fa, per capire se si fosse idonei o meno a donare il proprio sangue, era la tiroide. Il nuovo decreto del 2015 sulla donazione di sangue, infatti, tra le novità, ha portato anche la possibilità di diventare donatore per chi è affetto dalla cosiddetta tiroide di Hashimoto, una delle più diffuse patologie tiroidee, nonché prima causa dell’ipotiroidismo primario. Fino al 2015, per le persone alle prese con questa patologia, era possibile donare soltanto plasma. La tiroidite di Hashimoto è una malattia in cui l’organismo, contro la tiroide, forma anticorpi che sono contenuti nel plasma e che, inevitabilmente, finiscono in ogni sacca di sangue che viene donata. Fino a pochi anni fa, il timore che il paziente potesse essere danneggiato durante la trasfusione era altissimo, mentre oggi la sacca viene sottoposta a un processo di lavorazione che elimina quasi del tutto il plasma. I pochi anticorpi che vi rimangono all’interno non generano danni.

Tuttavia, solo la verifica definitiva da parte del medico esaminatore, stabilirà se poter procedere alla donazione o meno.

Dott. Francesco Garritano

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