Correlazione tra autoimmunità e depressione: come bisogna agire

Correlazione tra autoimmunità e depressione: come bisogna agire

Sono numerosi i casi di persone che soffrono di depressione, alcune di loro neanche lo danno a vedere e il più delle volte resta una condizione in cui il soggetto depresso tende sempre più a chiudersi in se stesso. Oggi voglio parlarvi di una correlazione diretta tra depressione e sistema immunitario, e capire come agire al meglio per evitare che ciò si traduca in un’ulteriore patologia. Buona lettura!

La depressione può arrecare conseguenze anche al sistema immunitario stesso! Eventi quali la morte di un congiunto, la separazione, il licenziamento, la grave crisi di coppia, la missione in zone di guerra, la sofferenza successiva a un incidente o a una malattia invalidante, sono tutte possibili cause di una malattia autoimmune.
Un’importante prova ci viene fornita da un importante studio svedese pubblicato nel giugno 2018, il quale ha messo in luce che a seguito di un evento drammatico (fisico o psichico che sia), che abbia scatenato una sindrome da stress post-traumatico, il rischio di ammalarsi di una malattia autoimmune aumenta in maniera significativa del 40% e il rischio di avere più malattie autoimmuni è addirittura triplicato, vicino al 300% in più, rispetto alla normale incidenza di tali malattie. Questa ricerca ha confermato ulteriormente delle evidenze rilevate già in passato su veterani militari statunitensi, che avevano vissuto esperienze traumatiche in zona di guerra, sui quali si era potuta verificare la maggiore comparsa di malattie autoimmuni al loro rientro a casa.

In questo recente studio, si è visto qualcosa di particolare: in maniera eccezionalmente più spiccata, proprio nelle persone inferiori ai 30 anni la possibilità di ammalarsi di una malattia autoimmune a distanza di oltre un anno dalla vicenda traumatica raggiungeva il 50% in più rispetto ai soggetti che non hanno subito un trauma incisivo, e invece nelle persone di oltre 50 anni l’aumento era “solo” del 23% rispetto ai soggetti che non hanno vissuto tale trauma. Inoltre, proprio come contro-prova che non stiamo parlando di una causa ereditabile in questo contesto, si è anche visto che i fratelli o i familiari dei soggetti che hanno avuto il trauma non hanno contratto nel tempo una malattia autoimmune: capiamo bene che un trauma personale può segnare davvero molto la salute di una persona.

Il sistema immunitario è molto sensibile alle vacillazioni sul benessere della persona, solitamente ne bilancia l’integrità, la salute, come una sorta di “tampone omeostatico” ai problemi, ma quando un trauma è violento e segna molto la persona, esso può perdere il controllo della situazione e iniziano ad insorgere malattie. Malattie che possono essere sia autoimmuni, ma anche degenerative: infatti, la depressione prolungata, l’inibizione dei segnali serotoninergici e noradrenergici in una persona che sta male, tutti questi problemi possono condurre un soggetto verso uno stress psico-fisico che sta alla base di tiroiditi, fibromialgia, lupus, artrite reumatoide, sclerodermia, sclerosi multipla e tante altre patologie.

Perché questo? Alla base della sofferenza e del trauma, nel nostro organismo si verifica una iperproduzione di citochine infiammatorie (NGF, BAFF, PAF, TNF-alfa ed altre ancora), con lo sviluppo di malattie autoimmuni e l’attivazione di malattie degenerative come appunto ho citato prima.

Per agire in modo producente nei confronti del nostro organismo, è essenziale  dare un aiuto al sistema immunitario proprio andando a controllare i livelli di infiammazione, alla cui base sono presenti proprio queste citochine infiammatorie che si generano.

La nostra dieta, in particolar modo, è ormai esageratamente ricca di alimenti che, naturalmente, supportano l’insorgere di infiammazioni, come farine raffinate, grassi trans, zuccheri, antibiotici, ormoni e moltissimi conservanti e coloranti chimici. Un’alimentazione sana invece dovrebbe essere considerevolmente composta da fibre, un corretto rapporto di grassi omega-3/Omega-6 a catena lunga, gelatina e cibi fermentati. Allo stesso modo, anche una vita sregolata, la disidratazione, la mancanza di sonno – o una qualità di sonno non sufficiente – e poca attività fisica contribuiscono alla nascita di infiammazioni.

A seguito di assunzione di alimenti fermentati, si è notata una considerevole diminuzione dei maggiori aspetti caratterizzanti la depressione. Durante uno studio su tre gruppi di donne, a uno di questi è stato somministrato latte fermentato con probiotici, a un secondo è stato somministrato latte non fermentato e a un terzo nessun tipo di latte. Una risonanza magnetica funzionale è stata eseguita sui tre gruppi sia all’inizio dello studio che dopo il completamento dello stesso, per esaminare l’attività cerebrale in risposta a uno stimolo emotivo. Si è notato che, nel gruppo di donne che aveva consumato latte fermentato con probiotici, si sono mostrati cambiamenti nelle regioni del cervello fondamentali per l’elaborazione delle emozioni.

Bisogna fare molta attività fisica, ancora di più rispetto a quanta se ne faceva precedentemente: il rilascio di serotonina e di molecole “positive” dà un forte sostegno al momento traumatico che si sta vivendo, aiuta a scaricare energia negativa che si è accumulata e rinforza molto il nostro organismo. In più l’alimentazione ricca in frutta e verdura, il rispetto dell’orologio biologico, la qualità dei cibi utilizzati, la calma insulinica devono essere sempre presenti. Fare yoga, correre, rilassarsi facendo movimento  mentre si prendono dei momenti di riflessione, soprattutto in luoghi aperti, sono di forte sostegno sia morale che fisico.

Inoltre, per qualsiasi tipologia di problema che riguarda il benessere e il raggiungimento di un migliore stato psico-fisico, vi ricordo che farsi aiutare da uno specialista, da un biologo nutrizionista, è di fondamentale importanza per avere la soluzione migliore nel raggiungere importanti obiettivi di miglioramento: proprio come ho scritto nel mio primo libro “Il dimagrimento parte dalla testa” , è importante, anche per gli episodi di trauma personale, avere persistenza, motivazione, forza, per tenere duro e non darsi mai per vinti, anche nelle situazioni meno piacevoli.

Dott. Francesco Garritano

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