Curcuma e piperina: è giusto assumerle nelle malattie autoimmuni?

Curcuma e piperina: è giusto assumerle nelle malattie autoimmuni?

Molto spesso si sente parlare di curcuma e piperina, contenute in molti integratori per disintossicarsi, dimagrire, come prodotti per la salute. Tralasciando la questione circa la veridicità o meno sul potere dimagrante delle stesse, vediamo quali sono gli effetti di queste sostanze sul nostro organismo in caso di malattie autoimmuni.

Per quanto riguarda la curcuma, a questa spezia indiana sono già riconosciute qualità di grande interesse sul piano nutraceutico. Da un lato la curcuma (Curcuma longa) ha dimostrato una profonda attività antinfiammatoria naturale e dall’altro proprietà antinfettive di estremo interesse (non dimentichiamo che la curcuma appartiene alla stessa famiglia dello zenzero): quindi non rappresenta un problema per quanto riguarda la malattie autoimmuni, anzi, si è vista la ben nota proprietà anti-infiammatoria e quindi positiva per la modulazione del sistema immunitario.

Lavori scientifici più approfonditi hanno dimostrato una sua attività sul piano antitumorale, con l’inibizione di un fattore di trascrizione (stiamo parlando di NF-KB) coinvolto nella patogenesi di molte neoplasie e, più in generale, sul piano antidegenerativo, riconoscendo a questo tubero un ruolo importante nella prevenzione di malattie come il morbo di Alzheimer e di Parkinson.

Come se non bastasse uno studio pubblicato nel 2008 su Psychopharmacology (Kulkarni SK et al, Psychopharmacology (Berl). 2008 Sep 3 epub ahead of print) ha dimostrato che questo tubero ha anche proprietà antidepressive.

In particolare si è studiato l’effetto che i curcuminoidi (il principio attivo contenuto nella curcuma) svolgono sul sistema nervoso centrale nella regolazione di due importanti neurotrasmettitori, come la serotonina e la dopamina, coinvolti nella modulazione degli stati emotivi.

Se per la curcuma abbiamo un parere più favorevole nel contesto malattie autoimmuni, diverso è il discorso riguardo la piperina.

Effettivamente la piperina, l’alcaloide contenuto nel pepe, ha proprietà stimolanti, toniche e stomachiche.

Facendo parte della famiglia delle solanacee, non avremo un buon parere a riguardo circa l’autoimmunità: il motivo per il quale queste sostanze vengono limitate nelle patologie autoimmuni è l’azione sull’apparato digerente, principalmente, in quanto agiscono soprattutto sui tessuti di questo danneggiando le pareti della barriera intestinale, perciò se la leaky gut è fra le cause di queste malattie, andare ad esacerbare il problema con l’assunzione di patate, pomodori, ecc. non è una buona scelta.

Inoltre, agiscono anche sul sistema nervoso bloccando la trasmissione degli impulsi fra le cellule nervose (effetto anti-colinesterasi). A dosi tossiche per ingestione provocano sintomi quali vomito, dolori addominali, disturbi gastrointestinali, mal di testa, vertigini, confusione mentale; a dosi mortali, invece, la complicanza maggiore è il blocco cardiorespiratorio.

Oltre alla tossicità acuta è stata esaminata anche la tossicità cronica, legata a lunghi periodi di basse o bassissime assunzioni. Il primo effetto cronico che si sospetta riguarda il metabolismo del calcio. Questo sembra essere destabilizzato dal fatto che la solanidina (l’alcaloide derivato da solanina e chaconina) ha una molecola molto simile alla vitamina D3, fino al punto di favorire il prelievo di calcio dalle ossa e il suo deposito in giunture e tessuti molli, peggiorando dolori articolari, artrite, artrosi nei soggetti geneticamente predisposti.

 

Dott. Francesco Garritano

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