Esiste una correlazione tra microbiota intestinale e salute epatica?

Esiste una correlazione tra microbiota intestinale e salute epatica?

Sappiamo bene che il microbiota intestinale è responsabile di numerose condizioni fisio-patologiche a carico non solo del nostro sistema endocrino, ma anche di tutto l’apparato gastrointestinale: questa volta vi parlerò del fegato, e di qual è la connessione esistente tra alterazione del microbiota intestinale e salute del fegato. Buona lettura!

Sappiamo che l’intestino viene anche definito il nostro secondo cervello ed ha acquisito sempre più importanza negli ultimi anni poiché sembra che è proprio dal microbiota che possono originare patologie di vario tipo e di diversa entità. Il mantenimento di una buona salute intestinale è essenziale perché un organismo in salute gode di una flora batterica intestinale in equilibrio e di un intestino integro.

Parlare dell’asse intestino-fegato, invece, è raro ma anche nelle funzionalità epatiche questo importantissimo distretto è coinvolto. A dimostrarlo è uno studio recente, pubblicato su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology che dimostra la correlazione fra patologie epatiche e disbiosi intestinale. Disbiosi, come dice la stessa parole, è la perdita dell’eubiosi, quindi la mancanza di equilibrio fra i batteri del microbiota intestinale. Inoltre, in caso di disbiosi, come abbiamo spiegato tempo fa parlando di leaky gut, aumenta la permeabilità intestinale e le sostanze possono attraversare la barriera intestinale compromessa arrivando in circolo attivando il sistema immunitario, i recettori immunitari epatici (TLR4, TLR9, TLR2) che riconoscono le sostanze estranee, provocando una reazione infiammatoria che potrebbe causare anche fibrosi epatica.

Le vie tramite le quali comunicano intestino e fegato sono tre: il tratto biliare, la vena porta e la circolazione sistemica. Ma come agisce la disbiosi in questi distretti?

  • Il tratto biliare è quello percorso dagli acidi biliari che permettono maggiore emulsione dei grassi, consentendone la digestione, ma in caso di disbiosi questi subiscono un’alterazione per cui le percentuali di quelli riassorbiti nell’ileo e ritrasportati al fegato o di quella non coniugata che ritorna al fegato sono sbilanciate;
  • La vena porta, che invece è coinvolta nel trasporto di sostanze intestinali, in caso di disbiosi e di permeabilità intestinale, trasporta sostanze diverse dai soliti macronutrienti, per cui queste giungono al fegato e causano infiammazione e danno epatico;
  • La circolazione sistemica o sanguigna, invece, è quella che permette la comunicazione fra i diversi distretti dell’organismo, quindi anche fra intestino e fegato.

Ma quali sono le patologie epatiche che possono essere causate da una disbiosi intestinale? La steatosi non alcolica (NAFLD), ad esempio, si presenta con una grave disbiosi intestinale, con aumento di Bacteroides e Ruminococus e diminuzione di Prevotella. Anche la steatosi alcolica è caratterizzata da disbiosi, presentando un aumento di Enterobacteriaceae e riduzione di Bacteroides e Lactobacillus, con maggiore predisposizione all’infezione da candida.  Anche la cirrosi e l’epatocarcinoma possono essere correlati al passaggio intestinale di sostanze in circolo che stimolano la risposta immunitaria epatica, generando fibrosi

Poiché abbiamo visto che la correlazione intestino-fegato è bidirezionale, bisognerebbe mantenere in buono stato di salute entrambi i distretti. Infatti, se il nostro intestino sta bene ma il fegato si ritrova ad avere un carico di lavoro elevato, potrebbe influenzare la digestione e l’equilibrio della flora batterica, lo stesso se l’intestino risulta permeabile ed il fegato si mantiene in salute: l’uno influenza l’altro. Eliminando zuccheri semplici, edulcoranti, farine raffinate e muovendoci costantemente si riuscirà a mantenere in equilibrio questo importante asse.

In modo particolare, ci sono addirittura dei vantaggi che si possono ottenere dai batteri intestinali in merito al mantenimento dello stato di salute e di effetto anti-infiammatorio per l’organismo. Infatti, i batteri della flora batterica intestinale producono acidi grassi importanti per la salute del nostro organismo, per contrastare differenti patologie anche infiammatorie: questi acidi grassi sono: l’acido acetico, l’acido propionico, l’acido butirrico e l’acido valerico. Per indurre i batteri a produrre tali sostanze, è necessario ricordarsi di inserire nella dieta sostanze quali:

  • inulina (come aglio, porri, carciofi, cipolle, asparagi);
  • i FOS (fruttoligosaccaridi contenuti per esempio nelle banane, nell’aglio e nei carciofi);
  • la pectina (mele, albicocche, carote, ecc…);
  • la gomma di guar (estratta dai bacelli omonomi);
  • l’arabinoxilano (nella crusca di farro);
  • l’aceto (qualsiasi aceto, come quello di mele a crudo);
  • i cibi e le bevande fermentate;
  • i grassi (olio di oliva extravergine, olio di cocco…).

Dott. Francesco Garritano

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29748586

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