01.
CHE COS'E'
LA FIBROMIALGIA?
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02.
CRITERI DIAGNOSTICI
E SINTOMI
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03.
MECCANISMI ALLA
BASE DEL DOLORE
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04.
TEST ED
ANALISI UTILI
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05.
FIBROMIALGIA ED
ALIMENTAZIONE
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06.
INTEGRATORI CONSIGLIATI
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07.
PRATICHE UTILI
IN FIBROMIALGIA
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08.
PRENOTA LA
TUA VISITA
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3. Meccanismi alla base del dolore?

Le ipotesi in grado di spiegare il dolore che caratterizza la fibromialgia sono diverse.

Le persone con fibromialgia sembrano essere caratterizzate da una condizione di acidosi della matrice extracellulare, scatenata da un’alimentazione ricca di cibi industriali o iperproteica, dall’assunzione di poca frutta e verdura, dall’inquinamento ambientale, dalla scarsa attività fisica ma anche dall’eccesso di attività fisica, dalla mancanza di sonno, dalla predisposizione genetica, ecc. L’Acidosi (causata dai fattori precedentemente elencati) stimola sia i recettori del dolore che le terminazioni ortosimpatiche presenti nella matrice extracellulare (l’ipertono ortosimpatico causa il restringimento di venule e vasi linfatici con conseguente aumento del ristagno di acidi nella matrice extracellulare che cedono ioni idrogeno); gli ioni idrogeno causano la continua sollecitazione dei recettori del dolore e gli impulsi che ne conseguono arrivano al Sistema Nervoso Centrale, il quale elabora l’informazione, e successivamente ai nervi spinali e ai rispettivi organi; poiché vi è una eccessiva stimolazione dei nocicettori, questo determinerà un cortocircuito con conseguente disfunzione degli organi innervati dai singoli nervi spinali e aumento delle afferenze sensoriali al midollo spinale e al cervello con ipersensibilizzazione centrale. Questi cortocircuiti hanno una componente effettrice somatica e una componente effettrice neurovegetativa, che da una parte tiene i muscoli contratti mentre dall’altra induce le terminazioni effettrici ortosimpatiche a liberare istamina innescando così processi infiammatori.

Un altro meccanismo alla base del dolore consiste in una disfunzione del “sistema analgesico endogeno”, costituito da:

  • serotonina e noradrenalina;
  • oppioidi endogeni, ossia i neurotrasmettitori che interagiscono con i recettori degli oppioidi.

Sembra infatti che i pazienti fibromialgici presentino ridotta capacità degli oppioidi di legare i propri recettori in diverse regioni conosciute in quanto giocano un importante ruolo di modulazione del dolore (il nucleo accumbens, l’amigdala e il cingolato dorsale). Inoltre, nei pazienti fibromialgici sembra esserci un’alterazione dell’attività serotoninergina e noradrenergica, per questo motivo molte persone con fibromialgia assumono farmaci antidepressivi che inibiscono la ricaptazione della serotonina.

Infine, un altro meccanismo coinvolto  riguarda il glutammato, un neurotrasmettitore eccitatorio, nel liquido cerebrospinale risultano aumentati mentre, invece, i livelli di acido gamma aminobutirrico (GABA), un neurotrasmettitore inibitorio, risultano ridotti. È una patologia invalidante in grado di influenzare negativamente la qualità della vita della persona che ne è affetta. Inoltre, si pensa anche che la fibromialgia, potrebbe avere un’origine autoimmune vista la correlazione, molto frequente, con la tiroidite di Hashimoto, infatti, la fibromialgia potrebbe essere la conseguenza di una condizione di ipotiroidismo autoimmune.

Un altro meccanismo alla base della fibromialgia è l’elevata presenza sierica dell’ossido nitrico nella fase acuta dei sintomi: l’ossido nitrico, noto fattore vasodilatante, entra in gioco quando si deve mediare vasodilatazione e si mette in circolo, grazie all’attività della nitrossido sintasi, in seguito ad attivazione del sistema parasimpatico il cui mediatore è l’acetilcolina. L’attivazione del sistema parasimpatico mette in riposo quella del sistema simpatico, i cui mediatori sono i neurotrasmettitori catecolaminergici e serotoninergici: nei pazienti affetti da fibromialgia, infatti, si ha un calo di dopamina e del tono catecolaminergico. La vasodilatazione media, quindi, una maggiore perfusione agli organi principali, quindi anche al cervello, in cui alcune aree risultano più sensibili a suddetta perfusione andando a mediare un’anomala percezione del dolore periferico.

E’ una patologia mitocondriale?

Oltre all’acidosi si pensa che la Fibromialgia sia anche una patologia mitocondriale, in particolare un gruppo di ricercatori spagnoli ha verificato la presenza di una disfunzione mitocondriale in campioni di cute di fibromialgici.

Dallo studio condotto da alcuni ricercatori all’università di Siviglia è stato confermato come la malattia fibromialgica sia associata ad una disfunzione mitocondriale. Lo studio è stato condotto su 30 donne con la fibromialgia e 20 donne sane: in quelle malate è stato rilevato un basso livello del coenzima Q10, fattore di rilevante importanza per la produzione di energia nei mitocondri. Andando ad implementare la carenza di coenzima Q10 mediante integratori dello stesso, si è visto come i sintomi sono migliorati in modo importante e la relazione tra fibromialgia e coinvolgimento dei mitocondri è risultata positiva.

Per questo motivo bisognerebbe intervenire sia a livello mitocondriale, sia sull’equilibrio acido-base, sia adattando l’allenamento muscolare, poiché l’attività fisica che si consiglia abitualmente attiverebbe la produzione di acido lattico nei muscoli, peggiorando i danni ai mitocondri.

Il trattamento che propongo, quindi, oltre ad essere di tipo alimentare prevede l’utilizzo di integratori in grado di eliminare i radicali liberi dell’ossigeno e dell’azoto dal metabolismo patogeno nei mitocondri, quali la vitamina C, la vitamina E, l’acido alfa lipoico, la vitamina B3, il NADH, la carnitina e il coenzima Q10 e tutti i fattori che permettono la produzione di ATP all’interno della catena mitocondriale.

Sánchez-Domínguez et al. (2015). Oxidative stress, mitochondrial dysfunction and, inflammation common events in skin of patients with Fibromyalgia. Mitochondrion. 21.10.1016/j.mito.2015.01.010.

Approfondimento: l’acidosi nella fibromialgia 

L’acidosi è una condizione che caratterizza le persone con diverse patologie tra le quali anche quelle con fibromialgia, ma che cos’è l’acidosi? Partiamo dal presupposto che per stare in salute dobbiamo trovarci in una situazione di equilibrio, pensiamo ad esempio ai valori delle nostre analisi, se questi valori sono fuori dal range di riferimento, ci troviamo in uno stato di squilibrio e quindi siamo maggiormente predisposti allo sviluppo di patologie.

Negli ultimi anni si sente parlare molto dell’acidosi della matrice extracellulare, ovvero quel tessuto particolare che circonda ogni cellula del nostro corpo e che garantisce gli scambi metabolici tra le cellule stesse, il loro nutrimento, l’ossigenazione e lo smaltimento delle scorie metaboliche, ovvero tossine acide che vengono successivamente eliminate da organi come la pelle, i polmoni, il fegato ed i reni i quali vengono definiti organi tampone. Quando la quantità di scorie prodotte aumenta a tal punto da superare la quantità di scorie che vengono eliminate dagli organi tampone insorge l’acidosi della matrice extracellulare che non riguarda solo particolari tessuti ma tutto l’organismo.

Quando la matrice extracellulare diventa acida, le cellule ricevono una quantità ridotta di ossigeno e di nutrienti e, di conseguenza, diventano vulnerabili e maggiormente esposte a invecchiamento, degenerazioni e trasformazioni maligne.

Ad influenzare l’equilibrio acido-base del nostro organismo vi sono una serie di fattori come ad esempio il fumo di sigaretta, gli alcolici, l’eccesso di cibi acidificanti come il cibo spazzatura e contenente zuccheri, l’insufficiente apporto di cibi alcalinizzanti come frutta e verdura fresca, l’uso prolungato nel tempo di farmaci, la vita sedentaria ma anche l’eccesso di attività sportiva e il ridotto apporto di liquidi.

Per ristabilire il pH della matrice extracellulare, che è leggermente alcalino, bisogna modificare il proprio stile di vita, bisogna quindi assumere cibi alcalinizzanti come la frutta e la verdura fresca che devono essere presenti ad ogni pasto, ridurre l’assunzione di quelli di origine animale che, invece, acidificano; bisogna aumentare la quantità di liquidi ingeriti, cercando di arrivare a 2 litri al giorno, non solo attraverso l’acqua come tale ma anche sotto forma di tisane; è fondamentale aumentare l’apporto di ossigeno nel nostro organismo con una regolare attività fisica, la quale può essere svolta anche all’aperto; è necessario limitare il consumo di caffè e alcolici ed eliminare il cibo spazzatura e contenente zuccheri.

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