Food sensitivity: come scoprire se siamo “intolleranti” a qualche alimento

Food sensitivity: come scoprire se siamo “intolleranti” a qualche alimento

Spesso la gente non è a conoscenza della parola “food sensitivity” poiché è ancora rimasto al concetto di intolleranza alimentare, un po’ diverso e già spiegato in un precedente articolo in cui ho parlato di intolleranza al lattosio e reattività ai latticini. Ma cosa sono le food sensitivity e come si può individuare una reattività ad una particolare categoria di alimenti? Leggete l’articolo.

Food sensitivity o infiammazione da cibo

Cosa succede al nostro organismo quando mangiamo sempre le stesse cose? Non tutti sanno che il nostro corpo è in grado di infiammarsi; dobbiamo immaginare di avere una soglia di tolleranza degli stimoli (in questo caso il cibo), che quando diventano troppi e costanti superano la tolleranza individuale e si manifesta la reazione infiammatoria. Ho cercato di spiegarvi il concetto in termini semplici, per far notare quanto sia importante variare la nostra alimentazione per non minacciare il nostro organismo, con fattori apparentemente innocui come il cibo.

Come ogni tipo di infiammazione, anche in quella da cibo si ha la liberazione di citochine, quali il BAFF (B Cell Activating Factor) e/o il PAF (Platelet Activating Factor); il primo è prodotto sia da alcune cellule del sistema immunitario, sia dalla mucosa intestinale quando alcuni cibi reagiscono con i recettori dell’immunità innata determinando fenomeni di infiammazione, mentre il PAF deriva dai fosfolipidi di membrana di alcune cellule immunitarie, come gli eosinofili, i mastociti, i neutrofili ecc, è un indicatore d’infiammazione dovuta a cause diverse, tra cui sono comprese anche le reazioni agli alimenti e le reazioni da ipersensibilità in genere. Quando i livelli di queste citochine sono alti, significa che siamo infiammati a causa del nostro modo di mangiare, per cui bisognerà scegliere un corretto approccio nutrizionale in grado di ridurne i livelli, come vi spiegherò in seguito.

Ma le reattività alimentari sono risposte mediate dal nostro sistema immunitario? Si, ma non sono mediate dalle IgE, ovvero dalle immunoglobuline responsabili delle risposte allergiche, ma dalle IgG che possono essere il segno di una precedente attivazione immunologica nei confronti di quel cibo o di una continua assunzione di un alimento.

Come spegnere l’infiammazione da cibo

Come ogni incendio, anche l’infiammazione da cibo deve essere spenta mettendo in pratica alcuni accorgimenti a tavola. Si parla di dieta di rotazione, ovvero di un piano alimentare in cui bisogna far ruotare i cibi ai quali siamo “sensibili”; all’inizio questi verranno consumati a piccole dosi pochi giorni a settimana, man mano che i sintomi scemano e l’infiammazione cala, verranno introdotti più volte, fino ad abituare il nostro corpo a tollerarli di nuovo. Questa rotazione si può paragonare allo svezzamento, in cui bisognava abituare il corpo all’introduzione di nuovi alimenti, dandoli in concentrazioni basse e non quotidianamente.

Individuare l’infiammazione da cibo

Per scoprire se siamo infiammati dal cibo che ingeriamo quotidianamente ci si può sottoporre a due tipi di test, entrambi effettuabili nel mio studio. Si potrebbe iniziare dalla compilazione di un questionario ideato dal Dott. Speciani e dalla Dott.ssa Bottino, definito QuASA (Questionario Anamnesi di Sovraccarico Alimentare), tramite il quale si può individuare il tipo di reattività in base alle risposte date dal paziente. Le domande sono diverse e mirate, si inizia a valutare la predisposizione indagando se il paziente ha preso antibiotici, se è nato da parto cesareo; si passa poi alle domande sulle patologie di cui soffre, sulla frequenza di consumo degli alimenti, sui sintomi procurati da alcuni alimenti, infine, si passa al conteggio delle risposte date dal paziente, ottenendo la categoria a cui si è reattivi.

Qualora si volesse, invece, ricorrere ad un’analisi su sangue per avere delle risposte, bisognerà pungere il polpastrello, prelevare il sangue in un campione ed analizzarlo in laboratorio, verificando i livelli delle citochine BAFF e PAF.

Conclusioni

La maggior parte dei pazienti che incontro allo studio hanno delle food sensitivity, poiché l’errore che si commette più spesso è proprio quello di mangiare ogni giorno gli stessi alimenti o cibi che contengono stesse sostanze che possono generare reattività. Se accusate sintomi come gonfiore, pesantezza, emicrania, meteorismo, diarrea, acne, borse sotto gli occhi, mani e piedi gonfi, sono tutti campanelli d’allarme di una possibile reattività, quindi è consigliabile fare il test, poiché un corpo infiammato è un corpo che non sta bene.

 

Dott. Francesco Garritano

 

Riferimenti bibliografici:

  • Sampson HA. Update on food allergy. J Allergy Clin Immunol. 2004 May;113(5):805-19
  • Lied GA et al. Intestinal B cell-activating factor: an indicator of non-IgE-mediated hypersensitivity reactions to food? Aliment Pharmacol Ther. 2010 Jul;32(1):66-73.
  • Ligaarden SC et al. IgG and IgG4 antibodies in subjects with irritable bowel syndrome: a case control study in the general population. BMC Gastroenterol. 2012 Nov 21;12:166.

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