Helicobacter pylori: nemico o amico del nostro stomaco?

Helicobacter pylori: nemico o amico del nostro stomaco?

I trattamenti tradizionali per eradicare l’Helicobacter pylori non sono più efficaci come prima, necessitano di un aiuto. Scopriamo quale…

Molto spesso in studio incontro pazienti i quali mostrano positività al test dell’Helicobacter e, nonostante le cure tradizionali, molto spesso questo batterio non si riesce ad eradicare e mi si viene chiesto se ci sono rimedi naturali, quindi ho deciso di approfondire l’argomento per fare maggiore chiarezza. Molti dubbi ci sono anche per quanto riguarda i test diagnostici del batterio che sono urea breath test, ricerca dell’antigene fecale oppure tramite gastroscopia, analisi del sangue in cui si ricercano ancticorpi anti-Helicobacter pylori. Sono tutti attendibili? Vediamo insieme di fare maggiore chiarezza

Che cos’è l’Helicobacter pylori?

L’Helicobacter Pylori è un batterio gram negativo a forma di elica (Helix) in grado di colonizzare il nostro stomaco e di alterare l’omeostasi dell’organo. Prima di spiegare il meccanismo tramite il quale si lega alle pareti dello stomaco, vi farò una breve presentazione anatomico-fisiologica, in modo da capire come un piccolo microrganismo possa essere in grado di generare i malesseri detti prima e di penetrare nella mucosa gastrica e soprattutto di restare vivo ed attivo nell’ambiente acido, che invece non succede agli altri batteri che vengono uccisi.

Il batterio ha una forma di spirale, tramite la quale riesce a penetrare nella mucosa dello stomaco, muovendosi grazie ai flagelli che ne consentono la motilità; altre molecole presenti sul batterio sono i lipopolisaccaridi e le adesine, tramite le quali aderiscono alle cellule ospiti e generano infiammazione.

Il meccanismo tramite il quale il batterio riesce a resistere all’acidità dello stomaco è spiegato dall’azione enzimatica dell’ureasi, che idrolizza l’urea presente nello stomaco, producendo ammoniaca e CO₂ che aumentano il pH gastrico, creando l’ambiente favorevole per il batterio, motivo per il quale non viene ucciso dal pH acido. L’attività dell’ureasi batterica è aumentata da una proteina heat shock (HspB) co-espressa con l’ureasi sulla superficie del batterio, è una delle proteine ​​dominanti riconosciute dalla maggior parte delle persone infette da Helicobacter pylori. Uno studio dimostra che CagA e HspB, indipendentemente dall’infezione batterica, hanno un effetto diretto sulla crescita cellulare delle cellule gastriche che agiscono sul punto di controllo G1 -S del ciclo cellulare inducendo la proliferazione cellulare nelle cellule epiteliali gastriche. Altre componenti del batterio sono la tossina vacuolizzante (VacA), codificata dal gene vacA+, che favorisce la persistenza batterica nello strato mucoso dello stomaco, permettendo al batterio di sfuggire alla risposta immunitaria locale e danneggiando la mucosa; nello studio riportato sotto, è stato visto come una regione idrofobica sul dominio N-terminale di VacA sia necessaria per creare i vacuoli, utili alla formazione di canali VacA anion-selettivi nelle membrane. Oltre a questo ruolo, la VacA si localizza anche a livello dei mitocondri, responsabili per l’innesco della cascata apoptotica; è stato visto che la tossina VacA forma dei pori incorporati nella membrana interna mitocondriale con conseguente dissipazione del potenziale di membrana elettrochimico, potenziando l’azione apoptotica delle cellule, tramite il rilascio del citocromo c, attivazione Bax e Bak e frammentazione mitocondriale. La tossina VacA, inoltre, altera la funzione di cellule quali linfociti, macrofagi, eosinofili e cellule dendritiche, inibendo l’attivazione e la proliferazione delle cellule T e delle cellule B, interferendo anche con la presentazione dell’antigene nelle cellule B.

La tossina CagA, invece, codificata dal gene cagA, correlata all’alto rischio di gastrite grave, ulcera peptica e adenocarcinoma gastrico, ma anche al linfoma gastrico ed al linfoma associato alla mucosa gastrica (MALT); viene iniettata dal sistema di secrezione di tipo IV nelle cellule epiteliali gastriche, deregolando percorsi intracellulari di segnalazione. La tossina, dopo la secrezione subisce la fosforilazione della tirosina da parte di una chinasi appartenente alla famiglia Src, regolando la crescita e la motilità cellulare. Inoltre, è stato dimostrato nello studio riportato sotto, che interagisce con la SHP-2 tirosina fosfatasi, le quali alterazioni predispongono a cambiamenti genetici ed epigenetici coinvolti nella carcinogenesi gastrica. Infine, altri componenti del batterio sono gli enzimi litici (lipasi, fosfolipasi e proteasi) che modificano il muco superficiale gastrico.

Conseguenze dell’attacco dell’Helicobacter Pylori

Spiegata la struttura del batterio, è necessario capire come agisce; l’Helicobacter Pylori penetra attraverso lo strato mucoso dello stomaco e aderisce alla superficie delle cellule della mucosa gastrica, tramite l’ureasi produce ammoniaca dall’urea, neutralizzando l’acidità gastrica, si forma il focus infettivo e si sviluppa la distruzione della mucosa (tramite la tossina VacA) e l’infiammazione (tramite CagA).

L’attacco del batterio, quindi, conduce dapprima allo sviluppo di gastrite cronica, poi a lesione ulcerosa poiché induce un danno alla mucosa e perturba la secrezione acida, inoltre, si verifica uno squilibrio tra i fattori aggressivi (batterio) e quelli protettivi (acidità gastrica) ed un’amplificazione del danno tramite la liberazione di mediatori dell’infiammazione.

In seguito all’ulcera, il danno può estendersi fino a diventare carcinoma gastrico; infatti, in seguito a gastrite cronica attiva si verifica atrofia gastrica, poi le cellule gastriche si trasformano in cellule proprie delle ghiandole duodenali, verificandosi metaplasia intestinale e, infine, cancro.

Helicobacter Pylori: nemico o amico?

Il cancro allo stomaco si manifesta quando la tossina CagA, che provoca nel tempo uno stato cronico di infiammazione delle cellule della parete gastrica, a lungo andare può favorire lo sviluppo di mutazioni genetiche.

Può allo stesso tempo essere un fattore protettivo? L’Helicobacter Pylori viene visto da sempre come un batterio negativo, anche se è stato dimostrato come alcuni ceppi di questo batterio possano svolgere un ruolo protettivo impedendo la formazione di tumori a livello cardiale (il cardias è lo sfintere che permette la comunicazione tra esofago e stomaco), poiché riduce l’acidità dei succhi gastrici, che potrebbero essere irritanti sulle pareti dell’esofago, riducendo gli stimoli dannosi che causano l’insorgenza di un tumore; inoltre, lo stesso fenomeno provoca una riduzione del rischio di adenocarcinoma dell’esofago nelle persone che ne soffrono cronicamente.

Come si trasmette?

La trasmissione di questo batterio non è ancora completamente compresa anche se molti studi sono d’accordo nel definire l’origine del batterio come alimentare, infatti è stato ritrovato nelle acque, nei cibi di origine vegetale e animale. L’infezione negli alimenti è anche molto resistente, ad esempio l’infezione nel latte post-pastorizzato persiste per diversi giorni, questo dato è importante perché si ipotizza che il latte sia l’alimento più idoneo alla trasmissione rispetto agli altri, poiché il luogo più favorevole per il batterio è quello acido e il latte è dunque perfetto. Lo studio del 2018, oltre ad analizzare la sopravvivenza del batterio nel latte l’ha analizzata anche in altri alimenti dove il batterio è comunque in grado di sopravvivere anche se per meno giorni rispetto al latte. Non solo gli alimenti, ma anche l’acqua contaminata è uno dei principali mezzi di trasmissione.

Sintomi

In molti casi l’infezione non crea sintomi, mentre in altri pazienti ritroviamo:

  • Bruciore di stomaco che peggiora a stomaco vuoto;
  • Dolore addominale;
  • Nausea e vomito;
  • Perdita di appetito;
  • Eruttazione frequente;
  • Gonfiore;
  • Perdita di peso non volontaria;
  • Diarrea;
  • Alitosi;
  • Ulcere che possono causare bruciore e dolore di solito nella parte sotto le costole e sopra l’ombelico, migliorando dopo il pasto. Le ulcere possono sanguinare ritrovando sangue nel vomito o feci nere.

La gastrite subisce delle variazioni stagionali, infatti peggiora durante il cambio di stagione. La stagionalità dipende dal bioritmo che ereditiamo dai nostri antenati in cui in inverno e in autunno si alimentavano poco, mentre nelle stagioni più calde si consumavano maggiori quantità di cibo, quindi il nostro organismo è ancora abituato ad attivarsi durante queste stagioni, quindi sarebbe consigliabile, in questo periodo, consumare pasti più leggeri e non consumare bevande calde per migliorare la gastrite.

L’Helicobacter pylori è anche una delle molteplici cause di cancro allo stomaco e linfoma MALT gastrico. Ѐ stato infatti dimostrato in uno studio del 2003 che delle proteine prodotte da Helicobacter pylori, CagA e HspB, modificano il ciclo cellulare delle cellule provocandone proliferazione aberrata, infatti i ceppi batterici Cag A e HspB si sono mostrati i più patogeni e, quindi, quelli maggiormente in grado di creare danno all’ospite.

Secondo alcuni studi, però, non tutti i ceppi sono così dannosi per il nostro organismo, infatti alcuni tipi di Helicobacter potrebbero avere anche una sorta di effetto protettivo nei confronti del cancro allo stomaco, soprattutto nella zona del cardias, la valvola che mette in comunicazione stomaco ed esofago. In particolari, studi recenti, definiscono che l’effetto negativo nell’insorgenza del cancro da parte del batterio avviene nelle zone lontane dal cardias, mentre in questa regione ha un’azione protettiva proprio per la sua capacità, come abbiamo visto, di abbassare l’acidità dell’ambiente gastrico.

Ricapitolando, Helicobacter pylori è un fattore di rischio per il cancro del fondo dello stomaco, mentre è un fattore protettivo per quello del cardias.

Test diagnostici utili

Esami del sangue: il test sierologico serve per ricercare gli anticorpi che il sistema immunitario produce per combattere contro il batterio. Il problema di questo test è che vi possono essere numerosi falsi positivi poiché gli anticorpi elevati rimangono tali anche dopo l’eradicazione quindi è difficile capire se l’infezione è in corso o è già passata.

Esame urea breath test: questo test del respiro viene fatto in seguito ad assunzione di una soluzione di urea marcata la cui metabolizzazione provoca rilascio di CO2 (anidride carbonica) che può essere quantificata. Questo esame ha una sensibilità del 95% e può creare risultati falsati solo quando vi è assunzioni di antibiotici o di inibitori della pompa protonica in un periodo di tempo vicino al test.

Ricerca dell’antigene fecale: vi sono tre metodiche per effettuare questi test: l’esame colturale il quale non è molto attendibile poiché l’isolamento del batterio dalle feci è possibile farlo solamente in caso di accelerato transito, un grosso limite che non permette una corretta diagnosi.

Un altro test fatto sulle feci è la reazione polimerasica a catena (PCR), ma è una metodica costosa e poco affidabile, quindi non utilizzata.

Infine i test fecali immunoenzimatici in cui vi sono pareri discordanti in quanto si possono verificare spesso falsi positivo o negativi soprattutto quando questo test viene usato per valutare l’efficacia della terapia di eradicazione, questo perché l’eliminazione fecale del batterio avviene in maniera ritardata oppure perché vi possono essere della cross-reazioni con specie batteriche analoghe.

Ad esempio nella pratica clinica mi capita spesso di pazienti con antigene fecale negativo ma presenta i sintomi tipici dell’infezione. Facendo poi il breath test si ottiene positività all’Helicobacter.

Biopsia: questo esame, essendo invasivo, non viene consigliato solo per la diagnosi di helicobacter in quanto altri test sono altrettanto affidabili. Anche in questo caso il consumo di antibiotici e di inibitori della pompa protonica ravvicinati al test può creare risultati falsati.

Inoltre vi sono test di ricerca di anticorpi di tipo IgG contro H. pylori, Urea breath test in cui è necessario un digiuno di 8 ore, la sera prima bisogna fare una cena leggera ed effettuare il test di mattina e per 3 settimane prima del test bisogna astenersi dall’uso di antibiotici e protettori gastrici. La mattina del test non si deve fumare, lavare i denti, consumare caffeina.

I probiotici rendono la cura più efficace

Negli anni ’90 l’eradicazione di questo batterio avveniva tramite un tris di farmaci, inibitore della pompa protonica, e antibiotici, ma negli ultimi anni l’eradicazione non è più così efficace per la resistenza agli antibiotici. I tassi di fallimento nei Paesi in cui l’infezione è molto frequente arriva anche al 20%. Inoltre l’uso prolungato di antibiotici comporta anche altre conseguenze negative sulla salute, come modificazioni della composizione del microbiota intestinale che causa recidive dell’helicobacter stesso.

Di conseguenza si rende necessario il miglioramento delle terapie. A questo proposito, i probiotici forniscono un valido aiuto nel migliorare la flora batterica intestinale e alcuni studi hanno parlato di effetto antagonista nei confronti dell’H. pylori, però non tutti i probiotici: alcuni ceppi di Lactobacillus si sono dimostrati più efficaci, in particolare L. casei e L. reuteri. Inoltre l’integrazione con Lactobacillus è importante per riequilibrare la flora batterica intestinale che, come abbiamo visto viene profondamente alterata dall’uso di antibiotici.

Lactobacillus reuteri è utile poiché secerne una proteina, la reuterina, il quale ha un effetto antagonista nei confronti del batterio, ma non solo, ha attività battericida e batteriostatica su diversi batteri sia gram (+) che gram (-), e persino su alcuni funghi, mentre un altro studio ha dimostrato che potrebbe interferire con il legame del batterio alle cellule epiteliali gastriche.

Altre specie di Lactobacilli hanno dimostrato effetti positivi, il Lactobacillus GG migliora la barriera intestinale e riduce l’infiammazione agendo sulla produzione di IL-8, L. acidophilus migliora la gastrite associata a helicobacter inibendo NFkB. Gli studi su questi probiotici sono confermati su studi clinici. Questi effetti sono stati osservati sull’uso di probiotici associati alle terapie tradizionali.

Uno studio su 70 pazienti ha dimostrato che l’associazione di L. reuteri alla tripla terapia tradizionale ha migliorato l’eradicazione dell’8.6%

  1. reuteri ha anche diminuito gli effetti collaterale connessi alla tripla terapia, soprattutto la diarrea.

Quali sono i meccanismi alla base degli effetti positivi dei probiotici?

L’integrazione con i probiotici è benefica poiché rafforzano l’immunità innata intestinale aiutando così nel prevenire l’adesione di helicobacter alle cellule epiteliali intestinali. L’adesione del batterio può essere prevenuta anche dalla maggiore produzione di mucina da parte di alcuni ceppi probiotici. La mucina, normalmente durante l’infezione da Helicobacter, viene prodotta in minore quantità. I probiotici producono anche sostanze antibatteriche. Infine i Lactobacilli possono esercitare il loro effetto favorevole modulando l’immunità locale e sistemica aumentando la produzione di IgA protettive e alleviando la risposta infiammatoria.

L’aspetto importante dell’integrazione con probiotici è che i loro effetti positivi sono duraturi nel tempo al contrario dell’effetto degli antibiotici che è limitato. Quindi la tripla terapia insieme con L. reuteri ha aumentato il tasso di eradicazione, ridotto gli effetti collaterali della terapia, migliorato le caratteristiche istologiche correlate all’infezione.

L’aiuto a tavola

Alcuni alimenti, insieme alle terapie standard e all’integrazione con probiotici, hanno dimostrato di aiutare nel migliorare l’eradicazione di Helicobacter pylori come l’aglio, un antibiotico naturale nei confronti di molti batteri.

La capsaicina contenuta nel peperoncino crudo ha anche effetti antimicrobici. Ѐ consigliabile consumare pepe crudo poiché la cottura può alterare la composizione delle componenti benefiche, rivelandosi meno efficace. Se non piace il peperoncino, o si soffre di gastrite, è possibile consumare capsule di capsaicina, utili nella prevenzione e nel trattamento dell’infezione a Helicobacter.

Il mirtillo rosso è ricco di bioflavonoidi e vitamina C con proprietà antiossidanti con proprietà batteriostatiche.

Il miele è riconosciuto, sin dall’antichità, per le sue proprietà medicinali, è una sostanza naturale ad altissimo valore nutritivo. Non tutti hanno lo stesso potere antibatterico, infatti questo varia dall’origine delle materie prime ed anche dal trattamento. Le proprietà anti-Helicobacter del miele sono state affidate all’alta osmolarità, acidità, al contenuto di perossido di idrogeno a cui è stata attribuita la maggiore attività di protezione.

I broccoli, grazie al loro contenuto di isotiocianati, in particolare il sulforafano, presentano un importante effetto di protezione della mucosa gastrica.

I polifenoli in generale, contenuti uva nera, frutti di bosco, ma anche il resveratrolo del vino rosso, in quantità moderate, hanno dimostrato effetti benefici nel tenere a bada l’infezione e nel ridurre alcuni sintomi

I probiotici, come abbiamo visto i Lactobacilli sono benefici per aiutare ad eradicare questa infezione, ma anche i Bifidobatteri sono importanti per ristabilire la normale flora batterica intestinale e questi batteri sono contenuti in yogurt e kefir (preferibilmente fatti in casa), senza zuccheri aggiunti e da usare se non si soffre di reflusso.

Zenzero, radice conosciuta per le sue numerose proprietà medicinali, infatti aiuta a combattere nausea, acidità, mal di stomaco e ulcere, inoltre ha effetti antibatterici che potrebbero rivelarsi utili nella lotta contro Helicobacter.

Olio essenziale di verbena può aiutare anche grazie alle sue proprietà carminative, digestive.

Curcuma, benefica per i disturbi gastrici, infatti aiuta a stimolare la produzione di succhi gastrici, inibendo così l’azione del batterio.

Altri alimenti a naturale azione antibiotica da incrementare il consumo sono cipolla, echinacea, timo, rosmarino.

Evitare zuccheri e farine raffinate.

Dott. Francesco Garritano

Fonti bibliografiche:

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  • Mohamed H. Emara, Salem Y. Mohamed, Hesham R. Abdel-Aziz, Lactobacillus reuteri in management of Helicobacter pylori infection in dyspeptic patients: a double-blind placebo-controlled randomized clinical trial, Therap Adv Gastroenterology, 2014
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  • Antonio De Luca, Alfonso Baldi, Patrizia Russo, Anna Todisco, Lucia Altucci, Nicola Giardullo, Luigi Pasquale, Salvatore Iaquinto, Vittorio D’Onofrio, Maria Caterina Parodi, Marco G. Paggi, Gaetano Iaquinto, Coexpression of Helicobacter pylori’s proteins CagA abd HspB induces cell proliferation in AGS gastric epithelial cells, independently from the caììbacterial infection, Cancer Res. 2003
  • Nicoletta C Quaglia, Angela Dambrosio, Helicobacter pylori: A foodborne pathogen? World Journal of Gastroenterology, 2018
  • Christy E. Manyi-Loh, Anna M. Clarke, Noxolo F.Mkwetshana, Roland N. Ndip, Treatement of Helicobacter pylori infections: Mitigating factors and prospective natural remedies, Africa Journal of Biotechnology, 2010

 

Nota importante per il lettore: le presenti informazioni nel campo della nutrizione non devono essere intese come sostitutive di eventuali terapie mediche farmacologiche da concordare ed assumere sotto lo stretto controllo del medico specialista.

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