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Il COVID può apportare conseguenze a lungo termine sulla tiroide?

Il COVID può apportare conseguenze a lungo termine sulla tiroide?

Il COVID, a lungo termine, può dare problematiche alla tiroide… Oltre alla tiroidite di Hashimoto, il tipo più diffuso di tiroidite cronica, è possibile che la ghiandola tiroidea venga danneggiata da tiroiditi  subacute, generate dal virus. Ma come si manifestano? Leggete l’articolo per saperne di più.

Malattie autoimmuni nei pazienti con infezione da COVID-19

Prima di parlare della tiroide, voglio mostrarvi come il virus possa avere numerose conseguenze, anche in merito ad altre patologie del sistema immunitario e croniche.

Accanto alle prove riguardo alla capacità di SARS-CoV-2 di avviare uno stato di iperstimolazione del sistema immunitario, che porta alla sintesi di autoanticorpi, ci sono anche prove di nuove insorgenze di AIDS tra i pazienti con infezione.

È stato suggerito che il COVID-19 ha un’associazione con la sindrome di Gillian-Barré (GBS), una neuropatia immuno-mediata. Nell’agosto 2020, sono stati segnalati circa 31 casi documentati di GBS che hanno seguito un’infezione da SARS-CoV-2, da allora sono stati divulgati ancora più casi di malattia. La GBS è caratterizzata da un danno alla guaina mielinica delle cellule nervose periferiche.

Sono state descritte anche malattie endocrine autoimmuni, poiché le prove si accumulano principalmente per quanto riguarda un disturbo della tiroidite autoimmune. Un recente studio che includeva 191 individui con infezione da COVID-19 aveva mostrato anomalie nella funzione tiroidea del 13,1%. Inoltre, erano stati descritti casi clinici di malattia di Graves dopo infezione da COVID-19, così come tiroidite atipica con caratteristiche della tiroidite autoimmune.

ACE-2, una proteina di fusione virale cruciale di SARS-CoV-2 discussa in precedenza, è ampiamente espressa dalle cellule endoteliali vascolari. Pertanto, era stato proposto che SARS-CoV-2 invadesse l’endotelio vascolare, causando danni endoteliali e vasculite. Uno studio recente ha mostrato la presenza di anticorpi IgM anti-ACE-2 nel 27% dei pazienti gravemente malati, rispetto al 3,8% tra i pazienti che non erano ventilati, quindi alcuni sostengono che il danno vascolare può verificarsi anche a causa di T- risposta immunitaria indipendente verso gli anticorpi nei pazienti gravemente malati.

Inoltre, studi recenti hanno mostrato un aumento del diabete di tipo 1 di nuova insorgenza nei centri sanitari durante l’attuale pandemia, nonché segnalazioni di casi di infezione da SARS-CoV-2 seguita da nuova insorgenza di diabete di tipo 1 nei bambini.

Tiroidite acuta: non è correlata al COVID, ma vediamo cos’è per capire poi quella subacuta

Quando si parla di tiroiditi acute è necessario fare una distinzione fra quelle generate da batteri (acute) e quelle generate da virus (subacute o di De Quervain). Rispetto alla tiroidite di Hashimoto, che è la più diffusa patologia in grado di distruggere la ghiandola tiroidea, queste non sono generate da una risposta autoimmune dell’organismo, ma da sostanze patogene esterne.

Se parliamo di tiroidite acuta, ci riferiamo a quella generata da batteri, funghi o parassiti, i più comuni dei quali sono lo Streptococco piogene ed aureus, ma anche dallo Streptococco pneumoniae e da Escherichia Coli. Solitamente solo uno dei due lobi tiroidei è coinvolto e l’esordio si riconosce dai sintomi che provoca: febbre, sudorazione, brividi, dolori al collo che si acuiscono quando si deglutisce o si ruota la testa, difficoltà a respirare e tosse.

Per diagnosticarla è utile sottoporsi al dosaggio dei leucociti, che aumentano, e della VES tipico indice infiammatorio; spesso i valori della tiroide non sono alterati, anche perché si agisce in modo repentino a curare l’infezione tramite antibiotici, altrimenti il trascurarla potrebbe generare un’infiammazione sistemica o la distruzione della tiroide.

Tiroidite subacuta: un risultato che può dare il COVID

L’altro tipo di tiroidite, invece, è quella causata da agenti virali definita anche Tiroidite di De Quervain, quali ad esempio il virus dell’influenza, l’Adenovirus, l’Epstein-Barr, il Coxsackie A e B, ed ora anche il Coronavirus. Spesso si manifesta in contemporanea a patologie virali, oppure in seguito ad un’infezione delle vie respiratorie, riportando i sintomi tipici di un’infezione, quindi febbre, dolori muscolari, spossatezza, ma anche dolore a livello del collo che si estende anche fino alla mandibola o all’orecchio.

Per diagnosticarla è importante dosare i valori anche in questo caso degli indici infiammatori (VES e PCR), i leucociti (con linfociti alti) ed i valori tiroidei poiché nei diversi stadi della malattia possono variare. Infatti, in un primo momento se la ghiandola viene danneggiata dall’attacco virale, è possibile che vengano liberati ormoni tiroidei generando tireotossicosi, poi si manifesta una fase di ipotiroidismo subclinico transitorio, infine, il virus viene distrutto dai farmaci per cui i valori rientrano nel range normale.

La terapia è costituita da farmaci corticosteroidi e da farmaci antinfiammatori non steroidei, che debellano l’infiammazione e riportano la ghiandola in condizioni normali.

Raccomandazioni dietetiche

Come in ogni patologia, le raccomandazioni dietetiche sono importanti nonostante si tratti di patologie causate da agenti esterni. Infatti, è proprio da questo particolare che dobbiamo partire: difendere il proprio organismo da attacchi patogeni. Come? Rafforzando il sistema immunitario con vitamine e Sali minerali, antiossidanti, mangiando frutta e verdura ad ogni pasto e scegliendo un’attività fisica da svolgere costantemente. Sarebbe una buona prassi iniziare la colazione con una bella spremuta d’arancia o un centrifugato di kiwi e arance, cereali integrali, proteine nobili e della frutta secca, che oltre a contenere acidi grassi omega 3 sono una buona fonte di minerali e vitamina E, potente antiossidante, eliminando gli zuccheri raffinati.

Inoltre, è meglio evitare luoghi chiusi e poco areati, preferendo spazi all’aperto, non coprirsi eccessivamente quando le giornate sono miti per evitare gli sbalzi di temperatura, smettere di fumare, imparare a gestire lo stress e riposare ogni notte almeno 7 ore per recuperare le energie.

Dott. Francesco Garritano

Fonti bibliografiche:

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  • Skalny, A.V., et al. (2020) Zinc and respiratory tract infections: Perspectives for COVID‑19. International Journal of Molecular Medicine.
  • Dotan A, Muller S, Kanduc D, David P, Halpert G, Shoenfeld Y. Il SARS-CoV-2 come fattore scatenante dell’autoimmunità. Autoimmun Rev . 2021; 20 (4): 102792. doi: 10.1016 / j.autrev.2021.102792

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