Il morbo di Crohn: sintomi e diagnosi, come riconoscerlo?

Il morbo di Crohn: sintomi e diagnosi, come riconoscerlo?

Come avevo preannunciato nel precedente articolo che forniva informazioni in merito al morbo di Crohn e alle sue cause, nell’articolo seguente parlerò dei segni e dei sintomi che si riscontrano e che sono utili ai fini del riconoscimento della malattia, e parlerò anche di quali sono le analisi di laboratorio da adottare per fare una diagnosi del morbo di Crohn.

Morbo di Crohn: sintomatologia

Spesso molte mie pazienti mi chiedono se la loro sintomatologia per una particolare malattia intestinale possa essere ricollegata o no al Morbo di Crohn. Per questo motivo, ho deciso di parlare in dettaglio degli aspetti clinici del Morbo di Crohn e chiarire definitivamente i vostri dubbi.

I principali sintomi che si riscontrano nel morbo di Crohn sono la diarrea e il dolore addominale. Sappiamo tuttavia, come ho spiegato nell’articolo precedente di cui menziono il link per chi non l’avesse ancora letto, che tale patologia può coinvolgere differenti tratti intestinali, con la nota modalità “a salti”: per questa ragione, la sintomatologia varia da caso a caso in dipendenza delle regioni intestinali coinvolte.

Il quadro clinico di un soggetto affetto dal morbo di Crohn può essere costituito da:

  • diarrea cronica persistente per più di 3 mesi, spesso durante le ore notturne, associata a dolore addominale talvolta con feci di consistenza semiliquide o liquide (raramente con sangue che può essere presente soprattutto nella localizzazione colica della malattia, a volte con pus);
  • dolori addominali continui o crampiformi che si possono manifestare in maniera molto personale da soggetto a soggetto e da area intestinale coinvolta;
  • nausea e vomito nei casi più gravi;
  • febbre persistente senza alcuna causa significativa;
  • stanchezza e astenia;
  • riduzione dell’introito alimentare in conseguenza alla presenza di dolori dopo aver ingerito il cibo;
  • riduzione dell’assorbimento dei nutrienti per conseguenza all’interessamento patologico dell’intestino tenue, il quale è deputato all’assorbimento di macro- e dei micro-nutrienti con conseguente dimagramento;
  • fistole;
  • ascessi intestinali o anali;
  • stenosi intestinale con irregolarità nell’evacuazione e talvolta occlusione intestinale;
  • dolore o perdite di fluidi nella zona che interessa l’ano per la presenza di fistole o ascessi, quando la regione interessata è quella indicata.

Possono essere tuttavia presenti altri sintomi extra-intestinali, come conseguenza al cattivo assorbimento di alcuni nutrienti e all’estensione dell’infiammazione ad altri settori per mezzo del circolo ematico:

  • afte orali;
  • disidratazione;
  • anemia;
  • demineralizzazione ossea;
  • disturbi alla vista;
  • disfunzione epatica;
  • comparsa di macchie ed escoriazioni cutanee;
  • nelle forme più gravi è presente anche anemia e anoressia.

Test diagnostici

Passiamo ora alla diagnostica del morbo di Crohn. Inizio col precisare che non ci sono degli esami ematochimici che, in particolar modo, indichino la presenza della malattia. Tutti i seguenti markers di laboratorio servono ad evidenziare lo stato di infiammazione dell’organismo, riconducibile alla presenza della malattia:

  • VES o velocità di eritrosedimentazione;
  • Conta leucocitaria;
  • Livello delle alfa-2-globuline;
  • Proteina C reattiva;
  • Alfa-1-glicoproteina acida;
  • Alfa-1-antitripsina;
  • Anticorpi anti-GP2 (anti-Glicoproteina 2, associata soprattutto al coinvolgimento ileale della malattia);
  • Anticorpi anti-CUZD1 (nuovo autoantigeno del morbo di Crohn insieme con anti-GP2)
  • Anticorpi anti-ASC (anti-Saccaromyces cerevisiae): sono associati alla malattia di Crohn per il 50-70% dei casi;
  • Calprotectina fecale.

Le analisi ematochimiche devono essere necessariamente associate alle analisi strumentali per poter formulare la diagnosi. Effettuare la RMN (risonanza magnetica nucleare), la TAC (tomografia assiale computerizzata) e la colonscopia risultano di notevole importanza per la diagnosi della malattia. In particolar modo, il coinvolgimento della malattia sull’intestino con i caratteristici “salti”, evidenza ben rilevabile mediante tali analisi strumentali, risulta di fondamentale importanza per riconoscere e distinguere il morbo di Crohn dalle altre malattie gastrointestinali. Inoltre, con la colonscopia, che si deve effettuare fino all’ileo, è possibile evidenziare tutte le aree intestinali colpite e, eventualmente, effettuare una biopsia per valutare ancora meglio la natura e l’entità della parete intestinale visibilmente patologica.

Dott. Francesco Garritano

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