Il nichel come “food sensitivity”: vediamo come trattarla!

Il nichel come “food sensitivity”: vediamo come trattarla!

Quante volte si sente parlare di intolleranza al Nichel o addirittura di allergia al Nichel? Alcune volte dipende da fattori genetici, ma molte altre volte siamo noi a procurarcela. Vediamo come evitare questo problema. Buona lettura!

Nichel: un metallo presente un po’ dappertutto

Il discorso sul Nichel è oramai sentito e nominato parecchio tra le persone: quasi ogni giorno mi capita di ascoltare almeno un paziente che mi parla dei problemi riguardo la cattiva tolleranza con il Nichel.
Il nichel è un metallo presente un po’ ovunque, è presente in molti oggetti di uso comune (è difficile evitarne il contatto nella vita quotidiana) ceduto in minima quantità dalle leghe metalliche, ma poco tossico in quanto scarsamente assorbito dall’organismo. Può essere responsabile di alcune patologie da contatto; può essere presente come contaminante nelle acque di acquedotto ed arrecare qualche disturbo alle persone particolarmente sensibili alla sostanza (molto raro e limitato a casi di estrema gravità).
Negli ultimi anni allergie, intolleranze ed infiammazioni dovute al nichel sono di più frequente riscontro e si è visto che possono migliorare seguendo una dieta di rotazione dei cibi ad elevato contenuto di nichel solfato (o solfato di nichel). Una delle cause che ha portato ad una maggiore presenza di sovraccarico da solfato di nichel è legato all’uso massiccio da parte dell’industria alimentare di grassi vegetali idrogenati e non idrogenati che quindi sono molto presenti nei “preparati industriali.”

Nichel: reattività o allergia?

Ma facciamo un attimo chiarezza: quando parlo di reattività al Nichel, mi riferisco alla cattiva tolleranza che si ha quando si prende contatto con lo stesso, mentre l’allergia è una condizione patologica differente in cui si deve evitare completamente il contatto con il metallo stesso. La reattività al Nichel è una condizione clinica molto comune che sta occupando la quotidianità in modo via via crescente, per le reazioni sistemiche e da contatto che può scatenare nell’organismo.

Molto spesso il nostro organismo poco tollera questa sostanza perché o ha di base un problema di ipersensibilità verso il nichel oppure perché andiamo ad ingerire in quantità e frequenza esagerate queste sostanze. Questo tipo di sensibilità si scopre sottoponendoci ad un test su sangue capillare, che dosa la quantità di IgG (immunoglobuline G), al contrario dei test per l’allergia che misurano le IgE (immunoglobuline E), insieme a due citochine infiammatorie BAFF e PAF, che indicano il grado di infiammazione generato dal nostro modo di alimentarci. Maggiore sarà il valore di queste citochine, più saremo infiammati e manifesteremo sintomi.

Nichel: dove trovarlo

Moltissimi alimenti contengono tracce di nichel, ma il massimo contenuto è rintracciabile in spinaci, kiwi, lenticchie, funghi, cacao, pomodoro, mais, pera, cipolle e nei grassi vegetali idrogenati. Di seguito sono riportati gli alimenti più importanti che hanno un discreto contenuto di Nichel o di sostanze che inducono lo stesso tipo di reazione (quindi Nichel-assimilabili):

  • Asparagi
  • Cipolla (se usata solo per insaporire va bene)
  • Funghi
  • Lenticchie
  • Pera
  • Prugna
  • Pomodoro
  • Spinaci
  • Kiwi
  • Mais
  • Avena
  • Grano saraceno e miglio (farine)
  • Biscotti
  • Brioches
  • Cracker
  • Cacao e Cioccolato
  • Caramelle
  • Fette biscottate
  • Focaccia
  • Gelato industriale
  • Pan carrè
  • Pane all’olio
  • Snack
  • Pasticcini
  • Cibi in scatola
  • Dadi da brodo (tutti, anche vegetali)
  • Ostriche e Aringhe
  • Fritti
  • Semi oleosi tostati (ad esempio noccioline e anacardi, mentre talora l’utilizzo di frutta seccasemplicemente seccata, come noci, mandorle e pistacchi, può essere suggerito, soprattutto per ovviare alla carenza di assunzione proteica che si può evidenziare in alcuni regimi).
  • Grassi cotti (con qualsiasi tipo di olio vegetale)
  • Grassi vegetali idrogenati
  • Grassi e oli vegetali non idrogenati e cotti
  • Margarine
  • Patatine fritte.

Ed inoltre… Attenzione a questi prodotti:

  • Amalgama per otturazioni odontoiatriche
  • Fumo di sigaretta (grande quantità)
  • Argento
  • Cosmetici contenenti avena
  • Oro bianco
  • Alcune Pentole di metallo
  • Protesi dentali o ortopediche
  • Smalto
  • Tinture per capelli.

L’eccesso alimentare di alimenti contenenti Nichel può provocare sia sintomi cutanei sia sintomi generali o sistemici, che interessano cioè l’intero organismo. Dall’emicrania all’artrite, qualsiasi reazione infiammatoria potrebbe anche dipendere da un aumentato livello di infiammazione da cibo per il Nichel.

Nichel: come riconoscere e trattare la reattività al metallo

Il problema è: si ha un’intolleranza o un’allergia al Nichel? Nel mio studio dispongo di test che misurano il livello di tollerabilità verso questa sostanza: quando si tollera poco il nichel, una corretta dieta di rotazione di queste sostanze alimentari può consentire il miglioramento dell’infiammazione da contatto esistente col nichel. Il recupero della tolleranza è un processo esponenziale: inizia lentamente per poi accelerare rapidamente e bisogna solo avere la pazienza di inserire un poco alla volta tutti gli alimenti eliminati, con una modalità individuale che propongo a ciascun soggetto in studio.

Nel caso ci sia un’allergia, il discorso è diverso: il sistema immunitario degli individui allergici reagisce al nichel scatenando una reazione più o meno severa, ovvero Il metallo viene infatti riconosciuto come un qualche cosa di estraneo, e come tale viene attaccato tramite una reazione infiammatoria caratterizzata dal forte rilascio di istamina, a differenza del fenomeno dell’intolleranza in cui il sistema immunitario non interviene subito e burrascosamente contro quella sostanza: in questo caso è utile affidarsi al patch test che può aiutare ad identificare il tipo di dermatite da contatto che affligge il paziente e valutate le risposte dell’organismo alle varie sostanze utilizzate, infatti il patch test è un esame utilizzato a fini diagnostici per identificare quelle sostanze che, una volta poste a contatto con la pelle, determinano una reazione infiammatoria locale.

E’ comunque indispensabile rivolgersi al nutrizionista per capire meglio come risolvere il problema.

Dott. Francesco Garritano

Fonti bibliografiche:

  • Warshaw EM. Et al., Epidemiology of nickel sensitivity: Retrospective cross-sectional analysis of North American Contact Dermatitis Group, J Am Acad Dermatol. 2019 Mar;80(3):701-713.

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