Ipertensione e sale: cos’è e quanti tipi di sale conosciamo? Dal sale rosa dell’Himalaya al sale integrale vediamo le differenze.

Ipertensione e sale: cos’è e quanti tipi di sale conosciamo? Dal sale rosa dell’Himalaya al sale integrale vediamo le differenze.

 

Ipertensione e sale: di cosa si tratta nello specifico? Dall’Himalaya al sale integrale fin sulle nostre tavole! Quali le differenze?

Ipertensione: attenzione al sale? L’ipertensione cos’è? Una carrellata tra i vari tipi di sale, dal sale rosa dell’Himalaya al sale integrale!

Chi non ha mai avuto un parente o un amico soffrire di pressione alta?

 

Una fattore di rischio che al giorno d’oggi colpisce più del 30% fra uomini e donne; definita “killer silenzioso” da molti, l’ipertensione condiziona il modo di vivere e di alimentarsi delle persone che ne soffrono.

 

Ma sappiamo bene cosa definisce la parola ipertensione? L’ipertensione cos’è?

 

Scopriamolo insieme partendo da alcune definizioni scientifiche essenziali per capire bene di cosa stiamo parlando.

 

Un fisico direbbe che la pressione è una grandezza fisica che viene definita come il rapporto tra la forza esercitata su una superficie e l’area della superficie stessa … ad esempio la pressione atmosferica è quella pressione esercitata, dalla miscela di gas che compongono l’aria, sulla superficie terrestre al livello del mare.

 

La pressione è inversamente proporzionale all’area della superficie a cui la forza è applicata e questo vuol dire, a parità di quest’ultima, più la superficie è piccola, più la pressione aumenta.

 

Quando ci rechiamo dal medico per misurare la pressione, ovviamente parliamo di pressione arteriosa e quest’ultima viene misurata con uno strumento chiamato sfigmomanometro; la pressione arteriosa non è altro che la pressione esercitata dal sangue pompato dal cuore, sulle pareti dei vasi arteriosi. Il cuore è una pompa molto efficiente e quando si contrae (sistole) abbiamo il valore massimo della pressione mentre quando si rilassa, riempiendosi di sangue (diastole), abbiamo il valore minimo.

 

I fattori determinanti per la pressione arteriosa sono 3 ovvero la quantità di sangue immessa in circolo con la sistole, la forza con cui il cuore si contrae e le resistenze periferiche ovvero l’attrito tra sangue e pareti dei vasi in cui esso circola.

 

Ora che abbiamo ripassato questi concetti fondamentali veniamo a noi!

 

L’ipertensione non è altro che un aumento della pressione arteriosa sistemica rispetto ai valori normali; i valori normali per la pressione sistolica sono valori inferiori a 140 mmHg mentre per quella diastolica inferiori a 90 mmHg.

 

Ma quali sono le cause che portano all’ipertensione?

 

Se escludiamo i pochi casi di ipertensione derivanti a seguito di alcune precise patologie (ipertensione secondaria) come ad esempio sindrome di Cushing, occlusione di un’ arteria renale ecc, nella stragrande maggioranza dei casi (95% circa)  è difficile stabilire con certezza le cause all’origine dell’ipertensione ma, è possibile valutare un insieme di fattori predisponenti alla comparsa della patologia (ipertensione essenziale).

 

Sicuramente fattori predisponenti sono:

 

Familiarità: soggetti che hanno in famiglia persone che presentano ipertensione hanno più probabilità di sviluppare la stessa;

 

Età: purtroppo la pressione arteriosa aumenta con l’avanzare dell’età, i vasi arteriosi infatti con il passare del tempo subiscono delle modificazioni, le arterie tendono a diventare meno elastiche, diminuendo quindi la loro efficienza nel convogliare il sangue ossigenato attraverso l’organismo;

 

Fumo: il fumo influisce sulla pressione per due motivi il primo è che dopo aver fumato, la pressione sanguigna resta più alta per circa 30 minuti, il secondo motivo è legato ai danni che il fumo induce sui vasi arteriosi quali perdita di elasticità e predisposizione alla formazione di placche aterosclerotiche;

 

Alcool: un consumo eccessivo di alcoolici può danneggiare il cuore facendolo dilatare e contribuendo così alla perdita di efficienza come pompa;

 

Sedentarietà: lo sport riduce lo stress ed il sovrappeso (anch’essi fattori contribuenti all’ipertensione) ne consegue che una persona attiva ha meno probabilità di sviluppare una condizione di ipertensione rispetto ad una sedentaria; numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia terapeutica dello sport nel ridurre i valori di pressione arteriosa;

Ed ora veniamo a noi con l’aspetto che da sempre si sente nominare quando si parla di ipertensione arteriosa ovvero diete troppo ricche di sale; infatti come ultimo ma importantissimo punto troviamo:

 

Dieta: dieta errata, mangiare cibi troppo salati ed o seguire una dieta troppo ricca di sodio e povera di potassio, possono contribuire a determinare l’ipertensione arteriosa.

 

Ipertensione e sale: perché il sale è imputato principale per l’aumento della pressione arteriosa?

 

 

 

È bene specificare la differenza che esiste tra il sale classico ovvero il cloruro di sodio (NaCl) ed il sodio ovvero Na: ogni grammo di sale contiene circa 0,4 g di sodio. In condizioni normali un adulto ha bisogno di 100-600 mg di sodio al giorno, pari a circa 0,25-1,5 grammi di sale. La dieta degli italiani apporta in media quasi 12 grammi di sale al giorno, superando di dieci volte le reali necessità.

 

Recenti studi americani, hanno finalmente scoperto quale sia il reale meccanismo che si cela alla base dell’aumento pressorio causato dal sale, in parte sfatando le supposizioni che per anni hanno considerato unico motivo di aumento pressorio, la maggiore ritenzione di liquidi all’interno del sistema circolatorio che porta ad un aumento del volume del sangue e di pressione sulle pareti arteriose.

 

Gli studiosi hanno chiarito che un abuso di sale agisce a livello del sistema nervoso simpatico stimolando la produzione di adrenalina, responsabile del restringimento dei vasi arteriosi.

 

Quindi per prevenire l’ipertensione è indispensabile seguire una dieta con un consumo adeguato e moderato di sale considerando anche il fatto che gli alimenti contengono già una quota di sale, quindi spesso le aggiunte non sono poi così necessarie!

 

Inoltre è utile integrare con alimenti ricchi di Potassio quali banane, pomodori, soia, pesce e mandorle, la nostra alimentazione in quanto il Potassio controbilancia gli eccessi eventuali di Sodio.

 

Il consumo equilibrato di sale però non dev’essere demonizzato, infatti il sale, oltre a possedere funzioni battericide (e quindi utilizzato come conservante),  è una fonte di Sodio, minerale preziosissimo per il nostro organismo.

Le varietà di sale sono numerose, vediamone insieme alcune proponendo valide alternative al sale raffinato che ad oggi è quello più utilizzato nelle nostre cucine.

  • Sale raffinato: E’ quello che si trova maggiormente sulle nostre tavole. E’ ottenuto per raffinazione del salgemma o grazie ad altri processi estrattivi quali evaporazione. Il sale naturalmente contiene elementi quali Zolfo, Magnesio, Calcio, Ferro, Iodio, Potassio ed alcuni oligoelementi quali Bromo, Silicio e Carbonio, c’è un “ma”… al fine di rende il sale più gradevole alla vista e depurarlo da eventuali sostanze estranee, viene raffinato; il processo di raffinazione elimina sia Sali minerali che oligoelementi. Oltretutto per evitare che si formi umidità, il sale viene arricchito con additivi dall’effetto anti-igroscopico (effetto che si può artigianalmente ricreare mescolando il sale con dei chicchi di riso).

 

 

  • Sale iodato: il sale iodato è un sale che di base viene ricavato dalle acque del mare o da miniere di salgemma al quale viene aggiunto lo iodio in modo artificiale, sotto forma di ioduro o di iodato di potassio. Il sale iodato ha assunto negli anni una certa importanza in quanto la presenza di Iodio aiuta la tiroide a sintetizzare gli ormoni tiroidei ed è utile nel prevenire alcuni tipi di deficit mentali e fisici nei bambini, causati da una carenza del minerale stesso. Stimolando la tiroide ovviamente è importante prestare attenzione da parte di chi soffre di ipertiroidismo.

 

 

 

 

  • Sale marino integrale: è ottenuto per evaporazione dell’acqua di mare ed è costituito per lo più da cloruro di sodio. A seconda del luogo di raccolta contiene o meno alcuni importanti minerali quali Ferro, Zinco e Potassio anche se c’è da considerare che con l’inquinamento degli Oceani può contenere impurità ed in alcuni casi tracce di metalli pesanti. Ha sicuramente un gusto più deciso rispetto al sale raffinato.

 

 

  • Sale Rosa dell’Himalaya: considerato il sale più pregiato, l’Himalayano non è un comune sale marino ma un sale il cui processo di trasformazione negli anni in cristallo gli ha permesso di assorbire e inglobare oligoelementi preziosi per il nostro organismo. Questo tipo di sale ricco in oligoelementi, risulta prezioso per ripristinare l’equilibrio corporeo e rimuovere le scorie accumulate, inoltre proprio per questo motivo non da ritenzione idrica (alleato di bellezza femminile). E’ privo di additivi, di sostanze inquinanti e non è trattato chimicamente. Il sale rosa Himalayano ha un gusto più delicato, non copre i sapori dei cibi, ma li esalta.

 

 

 

  • Sale Blu di Persia: proveniente da millenarie miniere di sale iraniane, è una salgemma naturale molto rara che presenta una caratteristica colorazione è dovuta ad un minerale che normalmente troviamo di colore giallo o rosa e che eccezionalmente prende la tonalità blu, ovvero la silvinite. Questo tipo di sale è naturalmente ricco di potassio e cloro e presenta un retrogusto speziato.
  • Fior di sale: sale grezzo più grosso rispetto al sale fino normalmente utilizzato in cucina. E’ di origine francese, raro e pregiato. Candido ed apprezzato dai migliori chef di tutto il mondo il fior di sale non è raffinato, è iposodico, non addizionato con anti addensanti o conservanti.

Le alternative al sale raffinato sono veramente tante, come ad esempio utilizzare maggiormente le spezie su cui ci ritorneremo come articolo, ed il bisogno di seguire una dieta equilibrata diventa d’enorme importanza per la prevenzione dei cosiddetti “fattori di rischio” quali l’ipertensione. A voi una scelta consapevole ed accurata di ciò che ogni giorno si porta in tavola.

Responsabile Studio Nutrilab

Dott. Francesco Garritano

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