La dieta per l’acido urico alto: vediamo come ci si approccia al problema!

La dieta per l’acido urico alto: vediamo come ci si approccia al problema!

Quasi ogni giorno vedo pazienti che mi dicono di avere l’acido urico alto e che, quindi, devono togliere carne e pollame. Ma è veramente questa la causa dell’innalzamento dell’acido urico?

Vediamo insieme cosa succede

Come spiego sempre, l’acido urico da amico è diventato nostro nemico. Perché dico che era amico? Perché nella preistoria, l’acido urico era indispensabile per mantenere livelli di pressione arteriosa adeguati, quindi aveva un effetto benefico sul sistema renina-angiotensina. L’acido urico ha, inoltre, un effetto antiossidante perché sostituisce la vitamina C, e collabora con il sistema immunitario in quanto segnala a questo se deve attivarsi per combattere qualche problema. Nella preistoria, inoltre, l’acido urico si innalzava nei periodi di carestia, provocando resistenza insulinica e permettendo ai primati di immagazzinare l’energia necessaria per affrontare il periodo di carestia.

La gotta, patologia correlata all’eccesso di acido urico, ha un’apparizione che risale ad un periodo di ricchezza sociale. Essa si instaura quando si formano cristalli di urato che precipitano nel liquido sinoviale (liquido che riempie le cavità articolari).

Approfondiamo meglio che cos’è l’acido urico, come viene prodotto e gli effetti sull’organismo.

Cos’è l’acido urico?

L’acido urico è il prodotto di degradazione delle purine, principalmente adenina guanina (costituenti del DNA).

Da dove derivano le purine?

Le purine sono principalmente di origine endogena e solo in minima parte derivano dalla dieta. Quindi, eliminare gli alimenti ricchi in purine, può essere relativamente utile, ma bisogna andare a vedere quali sono i fattori che ne aumentano la sintesi endogena visto che la maggior parte delle purine ha origine endogena.

Le purine vengono prodotte a partire dalla via dei pentosi fosfati, da cui, attraverso una serie di reazioni, si viene a formare adenosina-5-monofosfato (AMP) e guanosina-5-monofosfato (GMP).

La via dei pentosi fosfati avviene a livello del citoplasma cellulare parallelamente alla glicolisi, infatti un intermedio della glicolisi, il glucosio 6 fosfato è il primo substrato della via dei pentosi fosfati. Di conseguenza se il glucosio è eccessivo, aumenta la glicolisi ed anche la via dei pentosi fosfato.

Quali ruoli svolge l’acido urico?

  • Neurostimolante: l’acido urico è chimicamente simile alla caffeina, infatti vi sono correlazioni tra livelli di acido urico e attività sia neuronale che locomotoria, infatti l’acido urico aumenta anche in condizioni di stress fisico ed emotivo.
  • Pressione sanguigna: l’acido urico agisce sul sistema renina-angiotensina e inibisce il rilascio di ossido nitrico. Infatti, livelli elevati di acido urico sono stati riscontrati in pazienti con ipertensione.
  • Resistenza all’insulina: l’acido urico elevato ha spesso dimostrato di precedere obesità, iperinsulinemia e diabete. Una ipotesi è incentrata sull’effetto del fruttosio nell’innalzare l’acido urico, ma anche a predisporre maggiormente a sindrome metabolica.
  • Antiossidante: per spiegare questa azione dobbiamo dare uno sguardo al passato, perché i nostri antenati presentavano la possibilità limitata di produrre vitamina C come antiossidante, di conseguenza, durante il processo evolutivo, si è creata una modificazione genetica per il gene che codificava per l’uricasi, enzima deputato alla degradazione dell’acido urico, in modo tale che i livelli di quest’ultimo aumentassero svolgendo azione antiossidante.
  • Stimolazione dell’immunità innata: l’acido urico stimola l’attività delle cellule dendritiche.

Quindi nella preistoria i livelli di acido urico si innalzavano soprattutto nei periodi di carestia, di conseguenza innalzandosi provocano insulino-resistenza, fegato grasso, ipertrigliceridemia, aumento della sensibilità al sale per prevenire dalla disidratazione. Anche nel caso dell’insulino-resistenza, l’acido urico la induce probabilmente perché doveva preservare il glucosio per l’uso a livello cerebrale e non farlo usare dal muscolo e dal tessuto adiposo.

Che cos’è l’uricemia?

L’uricemia è la quantità di acido urico presente in circolo nell’organismo e il suo equilibrio dipende dalla quantità prodotta e da quella eliminata a livello renale.

Quali sono i valori normali?

I valori normali sono compresi tra 4 e 8 mg/dl. L’iperuricemia si presenta con valori >7 mg/dl nell’uomo e >6.5 mg/dl nella donna. Questi valori sono validi nel caso in cui non si sta facendo uso di farmaci che aumentano l’acido urico.

Quali fattori aumentano l’acido urico?

  • L’etanolo, ad esempio, aumenta l’acido urico perché aumenta il catabolismo delle purine nel fegato portando alla formazione di acido lattico che blocca l’escrezione di acido urico dai tubuli renali.
  • La produzione di acido urico è anche associata alla superficie corporea, quindi una condizione di obesità ne aumenta la produzione.
  • Un altro fattore che viene spesso sottovalutato, è che l’innalzamento dell’acido urico viene indotto da alcuni farmaci, come ad esempio i diuretici che ne riducono l’escrezione renale. Oltre ai diuretici anche gli immunosoppressori, la chemioterapia citotossica, aspirina a basso dosaggio (60-300 mg/die), farmaci antitubercolari, testosterone, Levo-dopa, omeprazolo
  • Anche i sostituti del glucosio, come fruttosio, glicerolo, sorbitolo, xilitolo hanno mostrato innalzamento dell’acido urico.

In generale, l’età moderna, l’aumentata assunzione di zuccheri, alimenti ricchi in purine, fruttosio, insieme all’eccesso di sodio ha portato ad avere un aumento importante dei livelli di acido urico.

Che ruolo ha il fruttosio nell’aumentare l’acido urico?

Il fruttosio è uno zucchero semplice che si trova naturalmente in frutta e miele. Oggi però il suo consumo è drasticamente aumentato per la presenza di edulcoranti che sono ricchi in fruttosio e per il consumo eccessivo di saccarosio. L’effetto zuccherante del fruttosio è 2 volte maggiore del glucosio creando maggiore dipendenza di quest’ultimo. In campo industriale non si usa il fruttosio direttamente, ma si usa lo sciroppo di glucosio-fruttosio la cui sigla è HFCS (High Fructose Corn Syrup) che vengono ottenuti dall’amido di mais. Le sigle che ritroviamo, dipendenti dalle quantità di fruttosio presenti, sono HFCS42, HFCS55, HFCS65, HFCS90.

  • HFCS42 è usato per dolci, cibi industriale e cereali;
  • HFCS55 e HFCS65 per succhi e bibite;
  • HFCS90 è usato per la produzione di scriroppi.

Recenti studi hanno messo in luce che il fruttosio, una volta entrato nella cellula, viene rapidamente fosforilato dalla fruttochinasi a fruttosio-1-fosfato. A differenza della fosforilazione del glucosio, quella del fruttosio non è regolata, di conseguenza, l’aumento di fruttochinasi provoca la diminuzione di ATP nella cellula causando ischemia e produzione di acido urico, infatti i livelli di acido urico aumentano poco dopo l’ingestione del fruttosio. Le conseguenze di questa diminuzione di ATP e dell’aumento della produzione di acido urico comprendono lo stress ossidativo, inibizione della sintesi proteica, disfunzione mitocondriale e, queste condizioni, possono portare a obesità, insulino-resistenza, fegato grasso, portando infine alla sindrome metabolica. Inoltre la fruttochinasi può causare insulino-resistenza dovuta probabilmente all’accumulo di acido urico sierico, che può aumentare lo stress ossidativo e ridurre la sensibilità all’insulina.

L’accumulo di acido urico influisce anche sull’ossidazione degli acidi grassi attraverso l’inibizione dell’AMPK (proteina chinasi attivata dall’AMP) che porta ad inibizione dell’attività dell’enoil-CoA idratasi e accumulo di lipidi, di conseguenza, l’accumulo di acido urico è associata a steatosi epatica non alcolica e steatoepatite non alcolica.

Il fruttosio è anche dannoso per l’intestino

Ѐ stato messo in evidenza che la fruttochinasi interferisce con le giunzioni strette della mucosa intestinale aumentando la permeabilità dell’intestino, provocando, così, l’introduzione di endotossine, attraverso la vena porta, nel fegato incrementando l’insorgenza di fegato grasso, poiché si instaura un processo infiammatorio a livello epatico.

Fruttosio e leptina

Il fruttosio è strettamente correlato alle leptina, infatti il suo consumo cronico induce una condizione di leptino-resistenza che, a sua volta, è coinvolta in diversi disturbi, come quelli a carico del sistema immunitario (patologie autoimmuni). La leptina, a sua volta, aumenta l’attività dei recettori GLUT-5, deputati all’assorbimento del fruttosio, aumentando la loro attività. Si viene così a creare una situazione che possiamo banalmente definire come “un cane che si morde la coda”.

Ovviamente c’è differenza tra fruttosio contenuto naturalmente negli alimenti come la frutta e quello aggiunto industrialmente. Nel primo caso vi sono una varietà di composti come polifenoli, vitamine, minerali e sostanze antiossidanti in generale che possono inibire l’effetto del fruttosio.

Lo stress cronico può influenzare l’acido urico?

Come ben sappiamo, il cortisolo è un ormone molto importante, ma quando è nelle giuste dosi… in eccesso è altamente deleterio in quanto, come abbiamo visto, induce infiammazione ed ha anche un ruolo nelle malattie infiammatorie croniche e malattie autoimmuni. In questo caso, elevati livelli di cortisolo aumentano l’acidità corporea perché depaupera la disponibilità di vitamina B5 che è fondamentale per il metabolismo e l’escrezione dell’acido urico.

Quali sostanze abbassano l’acido urico?

Come abbiamo appena visto, alti livelli di acido urico sono associati a stress ossidativo, di conseguenza le sostanze antiossidanti di sicuro sono indicate in questa situazione:

  • vitamina C che inibisce la sintesi e aumenta l’escrezione dell’acido urico. Inoltre la vitamina C’è in grado di convertire la vitamina E nella forma attiva antiossidante, quindi hanno un effetto sinergico.

Altri composti che hanno attività antiossidante sono:

  • i polifenoli (in particolare quelli del bergamotto hanno dimostrato efficacia nell’abbassare l’acido urico);
  • i flavonoidi;
  • il tè (soprattutto tè nero e verde ricchi in flavonoidi e catechine il quale hanno effetto), ricchi in flavonoidi;
  • la curcuma (la molecola presente, la curcumina, oltre ad avere potente effetto antiossidante, ha mostrato di legarsi direttamente con la xantina ossidasi, l’enzima deputato alla produzione di urato, inibendo, quindi, la sua sintesi);
  • probiotici hanno dimostrato di ridurre i livelli di acido urico, infatti nell’insufficienza renale l’escrezione di acido urico è direttamente associata all’uricolisi intestinale da parte del microbioma. Quindi, numerosi studi hanno dimostrato che l’integrazione con i probiotici (contenenti batteri uricolitici) potrebbero contribuire ad abbassare l’acido urico, ma ulteriori studi sono necessari.
  • L-Arginina è un amminoacido con proprietà antiossidanti che induce la produzione di NO e, diversi studi, hanno dimostrato che l’integrazione con questo amminoacido ha impedito le alterazioni glomerulari e sistemiche indotte dall’iperuricemia.
  • N-Acetilcisteina, oltre ad avere un potente effetto antiossidante, ha migliorato la condizione di insulino-resistenza indotta dall’eccesso di acido urico.

Nutrizione e acido urico

Ricapitolando, vediamo quali alimenti eliminare per abbassare l’acido urico: sicuramente bisogna eliminare il fruttosio, in particolar modo quello industriale che, come abbiamo visto ha un effetto particolarmente dannoso sul nostro organismo, ma in generale dobbiamo limitare il consumo di zuccheri raffinati.

Evitare l’alcol, ma, al contrario, bere molta acqua, almeno 2 litri al giorno, perché aiuta il lavoro dei reni nell’eliminare l’eccesso di acido urico.

Limitare il consumo di alimenti ricchi in purine, anche se dobbiamo ricordare che le purine derivano in minima parte dagli alimenti, ma principalmente derivano dalla sintesi endogena a partire dagli zuccheri, quindi il fattore principale è stare attenti agli zuccheri. Gli alimenti ricchi di purine sono frattaglie, aringhe, carne, sardine, fegato, rognone, selvaggina.

Gli alimenti che invece possono essere consumati tranquillamente poiché hanno un basso contenuto di purine sono uova, verdure, ortaggi, frutta (da non esagerare per il fruttosio) pasta e altri cereali integrali. Assumere alimenti antiossidanti come vitamina C, contenuta in bergamotto, agrumi, curcuma, tè, soprattutto quello nero e verde, limitare il consumo di sale, curare il nostro intestino con probiotici contenenti batteri urolitici.

Aumentare il consumo di alimenti ricchi di arginina come frutta secca, legumi, semi di sesamo, pinoli, pesce come merluzzo, tonno, sgombro. Mentre per incrementare l’introito di N-acetilcisteina bisogna consumare yougurt, preferibilmente greco, ricotta, meglio se di capra, germe di grano, fiocchi d’avena.

Per migliorare il metabolismo e l’escrezione dell’acido urico dobbiamo anche consumare alimenti ricchi di vitamina B5, così da contrastare l’effetto del cortisolo, come abbiamo visto precedentemente, quindi aumentare il consumo di legumi, tuorlo d’uovo, funghi, lievito di birra.

Inoltre, come abbiamo detto, è importante avere una percentuale di grasso corporeo nei valori normali, di conseguenza, oltre a migliorare la nutrizione, è importante associare un’attività fisica costante.

Dott. Francesco Garritano

Riferimenti bibliografici:

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  • R.J. Johnson, Y.Y. Sautin, W-J. Oliver, c. Roncal, Wei Mu, L. Gabriela Sanchez-Lozada, Bernardo Rodriguez-Iturbe, Takahiko Nakagawa, Steven A. Benner, Lessons from comparative physiology: could uric acid represent a physiologic alarm signal gone awry in western society? J. Comp. Physiol. B. 2009, 179(1), 67-76
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