Le crucifere nell’ipotiroidismo sono da evitare? Ecco come agiscono

Le crucifere nell’ipotiroidismo sono da evitare? Ecco come agiscono

Ultimamente nel mio studio incontro sempre più casi di pazienti affetti da problemi alla tiroide: ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroiditi di Hashimoto, morbo di Basedow; questi hanno per tanti anni trascurato le loro patologie perché non hanno saputo dare l’importanza giusta ad una piccola ghiandola, ma indispensabile per la nostra vita. Infatti si rivolgono a me per migliorare, tramite l’alimentazione, i sintomi ed attivare l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide se questo risulta inibito. Una classe di alimenti vegetali che solitamente elimino dalla dieta quando mi trovo davanti ad un caso di ipotiroidismo sono le crucifere. Vediamo perché.

Tiroide e ipotiroidismo

La tiroide è una piccola ghiandola endocrina situata nella regione anteriore del collo, deputata alla produzione di ormoni tiroidei T3 e T4; l’ormone biologicamente attivo è il T3 e svolge due ruoli principali: aumentare il metabolismo basale, cioè la quantità di energia impiegata in un individuo in condizioni di riposo, e aumentare la velocità di utilizzazione delle sostanze energetiche utili ad esempio nella stimolazione della crescita del bambino.

L’80% degli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea sono quelli della tiroxina o T4, che viene considerata come un pro-ormone, poiché è poco attivo ed esprime solo la capacità funzionale della ghiandola, mentre per poter essere convertito in ormone biologicamente attivo (T3 – Triiodiotironina) deve arrivare in periferia, nel fegato e nei reni, dove la deiodinasi elimina un atomo di iodio dalla T4 e lo trasforma in T3, che esplica la funzione di ormone attivo.

Quando si verifica una riduzione dell’attività della ghiandola, definita ipotiroidismo, si ha un conseguente decremento dei livelli circolanti degli ormoni T3 e T4, provocando alcuni sintomi correlati alla funzione della tiroide stessa: stanchezza, freddo, pelle secca, stipsi, umore basso, aumento ponderale ed in alcuni anche un ingrossamento della ghiandola, definito gozzo.

L’ipotiroidismo non si verifica soltanto quando non vi è l’attivazione metabolica a livello ipotalamico (ipotiroidismo terziario), ipofisiario (ipotiroidismo secondario) o tiroideo (ipotiroidismo primario), ma si può presentare anche quando i tireociti, ovvero le cellule che costituiscono la ghiandola, vengono attaccati dal sistema immunitario e distrutti, come succede in caso di tiroiditi autoimmuni, come la Tiroidite di Hashimoto, in cui i linfociti producono anticorpi anti-perossidasi tiroidea e anticorpi anti-tireoglobulina, distruggendo le cellule della ghiandola tiroidea. Infine, la tiroide può produrre pochi ormoni a causa dell’insufficiente apporto di iodio nella dieta o dell’assunzione di alcuni alimenti che non ne permettono l’utilizzo.

Le crucifere, chelanti dello iodio

Le crucifere o brassicacee prendono il nome dalla disposizione dei loro fiori a quattro petali disposti a croce; a questa famiglia appartengono per lo più ortaggi invernali come il crescione, il ravanello, la rucola, i broccoli, il cavolfiore, il cavolo nero, il cavolo cappuccio, i cavoletti di Bruxelles e le verze.

Questi ortaggi sono definiti gozzigeni, poiché causano la ridotta produzione degli ormoni tiroidei, in quanto alcuni composti contenuti all’interno di questi chelano lo iodio, microelemento indispensabile nella sintesi di T3 e T4, e non ne permettono la captazione da parte della tiroide, con conseguente aumento delle dimensioni della ghiandola, che è continuamente stimolata dal TSH per la produzione di ormoni tiroidei.

I composti coinvolti sono i glucosinolati, quali la goitrina, i nitrili organici e gli ioni tiocianato; questi vengono attivati dall’enzima mirosinasi, una glucosidasi presente sia nelle cellule vegetali sia nei batteri che compongono la flora batterica dell’intestino umano, che li degrada e li trasforma nei suoi metaboliti gozzigeni, i più importanti dei quali sono quelli derivati dai glucosinolati progolina e indolilici. Gli isotiocianati vengono rilasciati in seguito ad un danno degli ortaggi, ad esempio durante la masticazione, la frullatura, la centrifugazione o il pestaggio; questo semplicemente perché il composto e l’enzima mirosinasi, si trovano in due scomparti cellulari differenti della pianta e per produrre il prodotto finale devono incontrarsi. Le crucifere, quindi, nonostante i benefici che potrebbero dare grazie al contenuto di sulforafano, potente anti-cancro, sono da limitare nei soggetti che soffrono di ipotiroidismo.

Dott. Francesco Garritano

 

Riferimenti bibliografici:

Felker P. et al. Concentrations of thiocyanate and goitrin in human plasma, their precursor concentrations in brassica vegetables, and associated potential risk for hypothyroidism. Nutr Rev. 2016 Apr;74(4):248-58.

Benvenuto nel modulo di contatto online
dedicato a te che cerchi una risposta veloce

Se preferisci mi puoi contattare anche su questi recapiti telefonici: 3472481194 – 3920092540

Reload Captcha

CI SONO SEMPRE NOVITA' CHE POTREBBERO INTERESSARTI

Iscriviti e rimani aggiornato

Leggi informativa

div#stuning-header .dfd-stuning-header-bg-container {background-image: url(https://www.francescogarritano.it/nutrizionista/wp-content/uploads/2017/05/garritano.jpg);background-size: cover;background-position: top center;background-attachment: initial;background-repeat: no-repeat;}#stuning-header div.page-title-inner {min-height: 650px;}