L’ernia iatale, cha fastidio! Come si presenta e come intervenire

L’ernia iatale, cha fastidio! Come si presenta e come intervenire

L’ernia iatale è un problema frequente, soprattutto tra gli adulti, che condiziona la libertà quando si sta a tavola, quando si svolgono alcune azioni quotidiane, e i fastidi aumentano quando il problema non si limita solo allo stomaco. Ma si può stare meglio, seguendo dei consigli fondamentali, che ho presentato in questo articolo. Buona lettura!

Innanzitutto, vediamo che l’ernia iatale è una condizione morbosa che consiste nello scivolamento del canale digerente, e in particolare dello stomaco, attraverso l’apertura del diaframma che mette in comunicazione la cavità toracica con la cavità addominale. Quindi, la presenza di ernia iatale riduce l’efficacia d’azione del cardias, ovvero dello sfintere funzionale che connette l’esofago allo stomaco. Sebbene il problema sia presente in non poche persone, come spesso dico ai miei pazienti, non deve essere necessariamente considerata una condizione patologica importante e non deve neppure essere trascurato come problema.

Le cause dell’erna iatale possono essere molteplici: molte volte non è possibile stabilire la genesi del problema, altre volte vanno considerati alcuni fattori che predispongono un soggetto ad esserne affetto.
Innanzitutto, ritroviamo la resistenza insulinica e il sovrappeso, poi la postura ortostatica costante dopo i pasti, la tosse intensa persistente, gli sforzi intensi, gli allenamenti fatti in maniera impropria in palestra, le abbuffate frequenti, il fumo, lo stress, ma anche fattori genetici come la predisposizione all’eccessiva apertura dello iato esofageo.

Come si presenta l’ernia iatale

Nella maggior parte dei casi, nell’ernia iatale non si riscontrano sintomi. Ma non sempre è così. Cambia la situazione quando, associata ad essa, ritroviamo anche la presenza del reflusso gastroesofageo o una concomitante infiammazione dello stomaco o dell’esofago: in questi casi, i sintomi vengono significativamente ampliati.
Innanzitutto, siccome è una protuberanza gastrica ad espandersi, i sintomi più comuni che si possono rilevare sono il senso di gonfiore e pesantezza, che in gergo viene definito come pesantezza alla “bocca dello stomaco”, proprio perché è l’aria ad accumularsi in quel punto e risalire verso sopra, causando eruttazione abbondante e anche dolori epigastrici o a livello toracico.
La salivazione abbondante e il reflusso gastroesofageo sono conseguenti ad un cattivo funzionamento del cardias e arrecano variazioni di secrezioni e di livello di acidità del tratto superiore dell’apparato digerente. Altri sintomi possono essere dolore toracico più intenso, bruciore di stomaco cronico e dell’esofago quando è presente il reflusso gastroesofageo, ulcere e restringimento del tratto inferiore dell’esofago, che causano difficoltà nella deglutizione; nei casi più gravi troviamo anche le extrasistole dopo i pasti, caratteristica che ricorda la particolare sindrome di Roemheld di cui ho parlato già in un articolo precedente.

Cosa fare quando compaiono questi sintomi?

Innanzitutto, diamo importanza alla masticazione! Bisogna masticare con cura ogni boccone. Non solo il cibo mal masticato risulta di difficile digestione, sovraccaricando lo stomaco, ma favorisce anche i fenomeni del reflusso e l’ingresso di aria che va ad amplificare la sintomatologia. Quindi, è utile appoggiare la forchetta tra un boccone e l’altro senza riprenderla in mano prima di aver finito di masticare e assaporare quello che si ha in bocca, se si è in compagnia scambiare qualche chiacchiera in più per allungare i tempi del pasto e dedicarsi con più cura al cibo da ingerire. L’acqua si deve sorseggiare e non bere in grosse quantità poche volte al giorno. E’ buona norma anche non coricarsi e distendersi subito dopo i pasti, evitare le abbuffate ed evitare di masticare chewing-gum.
Il sonno è di fondamentale importanza: bisogna non solo dormire in modo regolare per ridurre lo stress e far riposare il nostro corpo, ma anche la posizione in cui dormiamo è essenziale. Infatti, siccome la cavità superiore dello stomaco che comprende il cardias e quella zona che può essere colpita dall’ernia iatale volge leggermente verso il lato sinistro, è buon uso dormire sdraiati sulla schiena e soprattutto evitare la posizione laterale sul fianco sinistro. Così, si eviteranno fenomeni di carico eccessivo sull’ernia iatale e sul cardias.
Quando sono associate le infiammazione gastro-esofagee, lavorare sull’infiammazione è il modo migliore per trattare il problema.

Quindi, pensiamo in questi casi a eliminare gli zuccheri e le farine raffinate dalla nostra dieta, ridurre il consumo di latticini, sostanze gassate, bilanciare i pasti equilibrando il contenuto di proteine, carboidrati e fibre: eventualmente, è utile considerare di ridurre le sostanze acidule, il caffè ed il tè, limitare il glutine, i cibi troppo caldi e freddi, la cioccolata, la menta, le verdure troppo bollite, le fritture, quando si hanno anche i fenomeni tipici del reflusso gastroesofageo.

Fare della costante attività fisica è importante, l’importante è che non sia di tipo eccessivamente dinamico con corse, salti, o qualunque movimento più importante da interessare il movimento brusco dello stomaco.
Fare delle passeggiate dopo i pasti aiuta moltissimo il soggetto affetto da ernia iatale.

Inoltre, si può utilizzare del colostro per la buona azione riparativa sulla mucosa gastrica, si può praticare attività come lo yoga ed esercizi di ginnastica posturale con le tecniche di respirazione, che hanno come perno centrale il movimento controllato del diaframma.

Infatti, migliorare il controllo sulla respirazione aiuterà anche a migliorare la funzione valvolare dello stomaco riducendo la sintomatologia dell’ernia iatale e promuovendo anche un ottimo relax psico-fisico della persona.

Dott. Francesco Garritano

Fonti bibliografiche:

Sogabe M. Influence of metabolic syndrome on upper gastrointestinal disease. Clin J Gastroenterol. 2016 Aug;9(4):191-202.

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