Estate: mare, sole e soprattutto…vitamina D!

Estate: mare, sole e soprattutto…vitamina D!

La vitamina D, il cui nome di vitamina risulta sempre meno appropriato per i ruoli che questa svolge, soprattutto in questo periodo può essere reintegrata grandemente grazie all’esposizione ai raggi solari, infatti, questa è anche definita vitamina del sole. Conosciamola meglio.

Vitamina D: chi è?

La vitamina D, coinvolta anche nel metabolismo del calcio, sta assumendo sempre più importanza in ambito clinico, perché coinvolta in diverse patologie, dall’osteoporosi alle patologie autoimmuni. Solitamente quando un paziente si rivolge e me, se durante l’anamnesi non ho a disposizione il valore della vitamina D, chiedo al medico di base se può prescriverla, poiché si tratta di un modulatore di diverse funzioni fisiologiche.

Esistono diverse forme di vitamina D, ma quelle che ci interessano maggiormente sono la vitamina D2 o ergocalciferolo, di provenienza vegetale e la vitamina D3 o colecalciferolo, sintetizzata negli organismi animali e che deriva dal colesterolo. La sua disponibilità dipende sia dall’assunzione tramite la dieta di  vitamina D, sia dall’esposizione solare. Per essere però utilizzata dall’organismo, quindi legarsi ai suoi recettori, deve trovarsi nella forma attiva quale il calcitriolo e per diventare tale deve subire diverse reazioni chimiche.

Questa viene sintetizzata dalla cute a partire dal 7-deidrocolesterolo tramite i raggi solari, oppure può essere assunta tramite diverse fonti alimentari; per essere attivata, però, deve subire due idrossilazioni (reazioni chimiche): una nel fegato, che la trasforma in 25-idrossicolecalciferolo, l’altra nel rene a 1,25-idrossicolecalciferolo o calcitriolo, la forma attiva. Una volta attivata, questa può legarsi ai diversi recettori appartenenti alla famiglia dei recettori degli steroidi, definiti VDR, che sono ubiquitari appunto per sottolineare le diverse funzioni della vitamina in diversi distretti dell’organismo. Infatti, oltre al metabolismo del calcio in cui è coinvolta, la ricerca ha fatto passi da giganti ed ha dimostrato come la vitamina D possa essere coinvolta in diverse patologie; la sua funzione base, però, è sempre quella: sorvegliare la crescita della cellula e la sua differenziazione, impendendo che questa proliferi causando un tumore, inducendo apoptosi, quindi morte cellulare programmata.

Sole e vitamina D

Come detto prima, tramite i raggi solari è possibile aumentare i livelli di vitamina D in circolo. Bisogna, però, prestare attenzione ad alcuni parametri per assorbirne maggiormente. Innanzitutto, i raggi solari sono più efficaci a mezzogiorno o nelle ore prossime a questa; più siamo in alto parlando di altitudine, maggiore efficacia avranno i raggi solari; chi ha la pelle più scura sintetizza meno vitamina D, rispetto a chi ha la pelle più chiara, poiché la melanina ne contrasta la sintesi; con l’avanzare dell’età si perde l’efficacia di sintesi della vitamina D al sole; più si è in sovrappeso meno saremo in grado di utilizzarla, poiché gli adipociti la rendono meno disponibile, infine, anche le creme solari protettive evitano che questa venga sintetizzata.

Ma quanta vitamina D siamo in grado di sintetizzare al sole? Dobbiamo pensare che esponendoci per mezz’ora si possono produrre dalle 10 alle 20 mila unità, pensate se solo ci esponessimo per tutto il giorno! Per evitare comunque che schermi solari alterino la nostra integrazione “naturale” possiamo utilizzare l’olio di cocco, sia esternamente al posto della crema che assumendolo nella nostra alimentazione.

Assorbimento della vitamina D

“Dottore ho assunto la vitamina D da 50.000 UI una volta al mese ma i miei valori non sono cambiati!”

Quante fra voi hanno avuto questo problema? Certo, se si consiglia l’uso della vitamina ma non si valuta come questa viene assorbita e le condizioni intestinali del paziente che abbiamo di fronte, l’integrazione non servirà a nulla.

Infatti, la vitamina D è liposolubile e viene assorbita a livello del duodeno e del digiuno in presenza di grassi, per poi essere distribuita al tessuto adiposo dal quale poi viene liberata. Riflettete adesso. Se io assumo 50.000 UI al mese di vitamina D e proprio in quel giorno il mio intestino si trova indisposto ad assorbirla, oppure se soffriamo di patologie infiammatorie intestinali o di permeabilità intestinale, ciò che noi assumiamo in quel giorno non servirà a far risalire i valori. Infatti, il tipo di somministrazione che io consiglio sempre è l’assunzione giornaliera di piccole dosi, in modo da garantire un apporto costante e se un giorno il nostro intestino non sarà in grado di assorbirlo, allora ci penserà il giorno dopo.

La dose giornaliera raccomandata è di circa 400 UI al giorno, ma, quindi, se ci esponessimo al sole 20 minuti, arriveremmo in dose tossica? Questo limite, infatti, è stato contestato da alcuni ricercatori dell’università della California, affermando che la RDA era almeno sottostimata di 10 unità.

Per dosare i livelli della vitamina D, oltre al dosaggio plasmatico che facciamo abitualmente, esiste anche un piccolo apparecchietto che è in grado di comunicarci il livello della stessa tramite un semplice prelievo di sangue capillare. I valori presi in considerazione sono:

  • < 30 ng/ml: insufficienti
  • Da 30 a 100 ng/ml: normali
  • >150 ng/ml: eccesso

Vitamina D e malattie autoimmuni

Le carenze, spesso, le noto nei pazienti che soffrono di patologie autoimmuni. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato la correlazione fra malattie autoimmuni e la carenza di vitamina D. Spesso, infatti, si verifica un polimorfismo (o mutazione) del recettore della vitamina D, che quindi non riesce a legare la sua forma attiva provocandone, dunque, un deficit. In presenza di questo, i linfociti Th17, la cui attivazione e inattivazione sono mediate dalla vitamina D, si attivano e producono l’interleuchina-17, una citochina infiammatoria che genera infiammazione. Avendo capito questo meccanismo, adesso vi pongo una riflessione: la vitamina D è l’unico modulatore fisiologico della linea Th17, i linfociti Th17, invece, sono la linea cellulare maggiormente coinvolta nelle patologie autoimmuni. Come si può trattare una patologia autoimmune senza sottoporsi ad un trattamento con vitamina D?

In questo caso, per far fronte alle forti carenze che colpiscono le persone affette da patologie autoimmuni, i dosaggi possono essere anche molto più alti rispetto a quelli normalmente previsti.

Fonti alimentari di vitamina D

Oltre all’assunzione della vitamina D tramite integratori di supplemento, rimane sempre indispensabile integrare l’alimentazione con alimenti ricchi della vitamina del sole. Vi sono quelli ricchi di vitamina D3 e quelli fonti di vitamina D2, che appartengono al regno vegetale.

  • Alimenti contenenti vitamina D3: aringa fresca, salmone selvaggio, halibut, sgombro, ostriche selvatiche, sardina, salmone allevato, tonno in scatola, gamberi freschi, latte di mucca e tuorlo d’uovo.
  • Alimenti contenenti vitamina D2: funghi coltivati e latte di soia

In seguito all’assunzione di vitamina D alimentare e tramite supplementi, i valori dovrebbero ritornare nel range di normalità.

 

Dott. Francesco Garritano

 

Fonti bibliografiche:

  • John N Hathcock et al. Risk assessment for vitamin D. Am J Clin Nutr. 2007 Jan;85(1):6-18.
  • von Essen MR et al. Vitamin D controls T cell antigen receptor signaling and activation of human T cells. Nat Immunol. 2010 Apr;11(4):344-9
  • Vitamina D, regina del sistema immunitario – Paolo Giordo, Terra nuova edizioni, 2017

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