Come lo stile di vita può influenzare il microbiota: review

Come lo stile di vita può influenzare il microbiota: review

Microbiota e metabolismo? Le calorie non si contano più!

Dimentichiamo bilance e bilancini, oggi le calorie non si contano più. La chiave del benessere e del dimagrimento è l’attivazione naturale del metabolismo e del microbiota intestinale.

Il microbiota intestinale è costituito dai microrganismi presenti nell’intestino dell’uomo. Molte prove suggeriscono che il microbiota e il suo genoma (il microbioma) svolgano un ruolo nello sviluppo e nella fisiologia degli essere umani. L’equilibrio nella composizione di questo ecosistema, che è di vitale importanza per la nostra salute viene definito eubiosi.

E se il microbiota si impoverisse?

Un’alimentazione squilibrata , ricca di acidi grassi trans idrogenati, di zuccheri e carboidrati raffinati è in grado di alterare le funzioni del microbioma, con un aumento dell’appetito, insulino-resistenza, insonnia. Ma non solo, anche una dieta ricca di proteine può danneggiare il microbiota. Lo dimostra uno studio pubblicato  sulla rivista Anaerobe,  che ha dimostrato come questo venga alterato dall’assunzione continua e costante di proteine nella dieta. È stato fatto un confronto per sei settimane tra ratti alimentati con dieta iperproteica e ratti alimentati con una dieta equilibrata, analizzando i campioni fecali con differenti tecniche strumentali. I risultati sono stati ottenuti già nelle prime settimane, infatti, oltre a causare un aumento dei mediatori pro-infiammatori e di stress ossidativo a livello intestinale, si è verificata un’alterazione della composizione del microbiota. Leggete l’intero articolo cliccando qui 

Le funzioni del microbiota dipendono da molti fattori come età, sesso, abitudini alimentari e stile di vita. Inoltre  l’impoverimento del microbiota potrebbe essere la causa dell’epidemia di allergie e intolleranze della nostra epoca. Infatti, diversi studi hanno dimostrato come gli antibiotici possano influenzare il microbiota intestinale, poiché questi alterano le popolazioni microbiche commensali presenti nell’intestino influenzando il peso dell’ospite; in seguito all’assunzione di basse dosi dell’antibiotico si verifica un aumento di peso, mentre il peso subisce un decremento in seguito all’assunzione di alte dosi di antibiotici. La somministrazione di antibiotici oltre a comportare alterazioni metaboliche, può determinare anche la diminuzione dell’espressone di geni dell’ileo, che sono coinvolti nella regolazione di molteplici funzioni associati allo sviluppo di immunità innata ed adattativa, compresa la presentazione dell’antigene, la risposta proliferativa dei linfociti Th17. Ciò significa che l’assunzione di antibiotici nei primi anni di vita può predisporre il bambino a diventare un soggetto allergico. Per leggere l’intero articolo clicca qui

La disbiosi intestinale, però, può essere coinvolta anche in patologie che potrebbero non sembrare correlate, infatti, lo studio seguente parla di come il microbiota intestinale possa essere coinvolto in patologie della sfera cognitiva come l’ansia e la depressione ed anche di come prima dell’insorgenza del morbo di Parkinson i soggetti soffrano di disturbi gastrointestinali. Leggete l’articolo per saperne di più.

Anche la condizione di permeabilità intestinale (definita leaky gut), che si verifica con l’allentamento delle tight junctions degli enterociti causa patologie autoimmuni, in quanto sostanze non self passano in circolo scatenando una reazione autoimmune; potrete approfondire l’argomento potete leggere l’intero articolo qui.

Infine, l’alterazione del microbiota intestinale ed anche vaginale può causare anche cistite; per prevenirla, oltre a mantenere un corretto stile di vita, l’obiettivo è quello di favorire lo svuotamento della vescica ed il transito intestinale, per evitare che i batteri patogeni possano colonizzarla ed irritarla, non consumando alimenti proinfiammatori, primi fra tutti gli zuccheri semplici, per approfondire leggere qui.

Metabolismo e microbiota: attivazione è la parola d’ordine!

Se vogliamo fare qualcosa di positivo per il nostro microbioma, bisogna come prima cosa attivare il metabolismo. Tre pasti al giorno con colazione da re, pranzo da principe e cena da povero… insomma una dieta ben equilibrata e composta.

Stop agli snack. Privilegia gli ingredienti prebiotici, ricchi di fibre gradite dai batteri buoni. Spazio anche ai cibi probiotici, ricchi di microrganismi benefici come yogurt. Si…all’attività fisica, perché Prima attivi poi magri!

Inoltre è importante seguire la cronobiologia, poichè non soltanto le ghiandole endocrine sono sottoposte a ritmi biologici, anche il nostro intestino, in particolare i microrganismi ospiti. Infatti, un recente studio pubblicato sul The American Journal of Clinical Nutrition ha dimostrato come il microbiota intestinale sia sottoposto a ritmi circadiani e che quindi il momento in cui noi ingeriamo del cibo può influenzare la composizione e la funzione dei batteri intestinali; la ricerca ha aggiunto un tassello in più a ciò che sapevamo: ovvero che il tipo di dieta può esercitare sul microbiota sia effetti positivi che negativi. Per leggere l’articolo clicca qui.

Per individuare se soffriamo di disbiosi intestinale o per monitorare la salute del nostro microbiota, è consigliabile sottoporsi ai test che effettuo anche nel mio studio, semplici, non invasivi ed in grado di fornirci utili indicazioni su come trattare il problema.

 

Dott. Francesco Garritano

 

 

 

 

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