Obesità, microbiota intestinale, infiammazione e gestione nutrizionale!

Obesità, microbiota intestinale, infiammazione e gestione nutrizionale!

Il microbiota intestinale è stato identificato come un fattore ambientale che influisce in modo significativo sull’accumulo di energia e sull’accumulo di grasso corporeo nei mammiferi. Uno studio ha dimostrato come sia proprio una proteina a mediare il rapporto fra microbiota ed obesità. Leggiamo l’articolo per saperne di più.

Microbiota e obesità

Quando parlo di microbiota mi riferisco all’insieme di batteri presenti nel nostro intestino, in grado di mantenere in equilibrio diverse funzioni fisiologiche, tra le quali anche il metabolismo dei grassi. Infatti, è da anni che la ricerca si concentra sulla relazione fra batteri presenti nell’intestino e predisposizione all’obesità, in quanto è stato visto come il microbiota possa contribuire a far diventare o meno un individuo obeso, agendo sulla digestione degli alimenti ed influenzando la composizione dei tessuti dell’organismo. A confermarlo sono anche diverse ricerche che, tramite l’eliminazione del microbiota intestinale in topi di laboratorio, hanno dimostrato la presenza di meno tessuto adiposo rispetto a prima, sottolineando quindi l’importanza del microbiota sia nell’introito calorico che nell’immagazzinamento di energia. Infine, anche il microbiota ha un suo orologio biologico, come potrete leggere nell’articolo cliccando qui, per cui è sincronizzato con l’alternanza del ritmo luce/buio, proprio come i processi metabolici.

Lo studio

A dimostrare l’importanza di questa relazione è lo studio riportato sotto, che ha scoperto come una proteina, o meglio, un fattore di trascrizione sia in grado di agire fra microbiota ed accumulo del tessuto adiposo. Si chiama NFIL3, è un fattore che regola l’espressione di specifici geni, in questo caso regola e controlla il metabolismo dei lipidi. Mi spiego meglio: sapete che le cellule intestinali svolgono la funzione di assorbire le sostanze nutritive arrivate qui tramite l’ingestione di alimenti, ma chi controlla quando e quanti lipidi assorbire durante il giorno? NFIL3, seguendo il ritmo circadiano. E chi controlla e regola NFIL3 e la sua espressione? Il microbiota intestinale!

Ecco perché fra i due elementi vi è una reciproca associazione, non esiste l’uno all’infuori dell’altro.

Conferme date dallo studio

Lo studio non è affatto banale se si pensa come sia importante mantenere in equilibrio questo distretto. Il microbiota, diventato anche undicesima regola GIFT, è un importante centro di regolazione dei nostri metabolismi, perciò dovremmo tenerlo sempre in equilibrio, proteggendolo e mangiando sano. Infatti, quando questo perde il suo ritmo circadiano crea problemi metabolici. Un esempio è dato dai turnisti, da chi cambia spesso orari perché viaggia, che hanno maggiore rischio di contrarre patologie metaboliche quali obesità, diabete o comunque sindrome metabolica.

Per evitare disbiosi, quindi perdita dell’equilibrio del microbiota, si dovranno seguire poche piccole dritte quotidiane:

  • Mangiare sano, cibo di qualità, seguendo il nostro ritmo biologico;
  • Eliminare dalla dieta zuccheri semplici e farine raffinate;
  • Evitare l’uso di antibiotici, ma se indispensabili assumerli insieme ad un probiotico;
  • Evitare lo stress oppure scaricare le tensioni facendo movimento;
  • Ripristinare la barriera intestinale se si soffre di leaky gut;
  • Evitare di prendere peso, per limitare il rischio di diabete ed obesità;
  • Trattare le infiammazioni croniche intestinali;
  • Evitare l’alcool ed il fumo;
  • Aumentare l’uso di fibre vegetali;
  • Seguire una corretta igiene del sonno;
  • Masticare lentamente per consentire una migliore digestione degli alimenti.

Si trattano di poche regole, che se seguite, garantiranno l’eubiosi intestinale ed il benessere fisico, che spesso in caso di disbiosi ostacola anche la nostra vita sociale.

 

Dott. Francesco Garritano

 

 

Fonti bibliografiche:

  • Wang Y et al. The intestinal microbiota regulates body composition through NFIL3 and the circadian clock. Science 01 Sep 2017: Vol. 357, Issue 6354, pp. 912-916

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