Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione. Ridurre l’infiammazione potrebbe essere per l’Alzheimer una cura preventiva efficace. Cos’è il fattore NF-bK?

Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione. Ridurre l’infiammazione potrebbe essere per l’Alzheimer una cura preventiva efficace. Cos’è il fattore NF-bK?

 

Alzheimer e alimentazione: Curare l’infiammazione per non perdere la memoria! Scopri il fattore NF-kB, prevenire l’Alzheimer è possibile?

Alzheimer e alimentazione corretta per prevenire. Nuove frontiere: scopriamo il fattore NF-kB e se “infiammazione  e Alzheimer” è la via giusta da seguire.

L’Alzheimer, un nome che fa paura; fa parte di quella schiera di patologie che fanno immediatamente pensare ad un tunnel dal quale difficilmente si riesce a venirne fuori.

Le ricerche si sono per molto tempo concentrate sulla scoperta per l’Alzheimer, di una possibile cura che potesse guarire dalla malattia o alleviarne i sintomi in maniera più definitiva;  poche volte però si è pensato a prevenire l’Alzheimer in termini nutrizionali.

Come sono connessi Alzheimer e alimentazione e come la migliore cura sia prevenire l’Alzheimer.

Ultimamente molte ricerche si stanno orientando verso nuovi orizzonti e si scopre così che tra le cause del declino cognitivo, infiammazione ed Alzheimer vanno a braccetto.

Sembra infatti che a causare invecchiamento e declino cognitivo sia fra le altre cause l’attivazione di processi infiammatori e lo stimolo di un fattore nucleare NF-kB ; l’infiammazione scatenata da fattori quali alimentazione, eccesso di carboidrati, inquinamento e così via si ritiene possa essere non solo causa di invecchiamento precoce ma anche di squilibri ormonali e del temuto Alzheimer.

Cosa comporta ridurre l’infiammazione per quanto riguarda l’Alzheimer? Prevenire l’Alzheimer si può?

Scoprire che l’Alzheimer possa derivare anche da una infiammazione scatenata da fattori ambientali vuol dire che si può intervenire per tempo e senza abuso di farmaci in quanto modificando lo stile di vita o alcuni comportamenti è possibile agire sull’infiammazione.

Per esempio sembra che chi consuma carboidrati in eccesso, per giunta raffinati o addirittura zucchero semplice, ed ha una glicemia alta presenta un rischio più elevato di sviluppare declino cognitivo ed Alzheimer rispetto a chi mangia in maniera corretta.

Un recente studio scientifico effettuato da ricercatori newyorkesi e pubblicato non molto tempo fa su Nature ha dimostrato il ruolo chiave dell’ipotalamo oltre che nella regolazione ormonale, metabolismo, fertilità, funzione tiroidea, anche nell’invecchiamento.

Abbiamo parlato prima di un fattore chiamato NF-kB; l’infiammazione tramite il TNF alfa stimola questo fattore chiamato NF-kB il quale sembra inibire la regolare produzione degli ormoni. Il NF-kB si attiva quindi tramite uno stimolo infiammatorio e possono scaturire risposte che poi sfociano in obesità, diabete, invecchiamento ed alterazioni della memoria.

Lo studio è stato condotto sui topi ai quali erano stati “tolti” gli ormoni che vengono bloccati normalmente dal fattore NF-kB, una volta ripristinati quegli stimoli ormonali i topi hanno ripreso ad utilizzare le funzioni cerebrali in maniera di nuovo efficace e sono stati capaci di svolgere i test, in cui di solito sono abili, e che non riuscivano a fare una volta bloccati gli ormoni.

Tutto ciò ci fa capire come prevenire l’Alzheimer sia la cura migliore, e questo si potrebbe attuare con il valido aiuto fornito dal controllo dell’infiammazione da cibo, mangiare in maniera corretta per evitare la resistenza insulinica, quindi fare attività fisica e mangiare integrale, aumentare le difese contro le sostanze tossiche rappresenta la via corretta da seguire.

Responsabile Studio Nutrilab

Dott. Francesco Garritano

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