Quali sono gli alimenti NO per la tiroide?

Quali sono gli alimenti NO per la tiroide?

Come anticipazione del mio libro sulla Tiroidite di Hashimoto, in questo articolo vorrei elencarvi gli alimenti che nel trattamento di questa patologia devono essere evitati-limitati nella dieta. Anche sul gruppo Facebook mi chiedono tutti come dover mangiare, perciò cercherò di chiarirvi un po’ le idee.

Tiroidite di Hashimoto: qualche informazione sulla patologia

Come avrete potuto leggere dai differenti articoli che ho già scritto, la Tiroidite di Hashimoto è una patologia autoimmune, ovvero una malattia causata dall’attacco dei nostri anticorpi contro la nostra tiroide, in questo caso gli anticorpi anti-Tireoperossidasi ed anti-Tireoglobulina. A causarla, oltre alla predisposizione genetica, vi è anche una condizione di maggiore permeabilità intestinale, spesso alla base di ogni patologia autoimmune.

Questa malattia è definita autoimmune ma anche infiammatoria cronica, in quanto il sistema immunitario oltre a produrre anticorpi che attaccano la tiroide, libera citochine infiammatorie che mantengono alto il grado infiammatorio.

Alimentazione e tiroidite di Hashimoto

Proprio partendo da questo concetto di infiammazione e dalla permeabilità intestinale, si dovrebbero evitare nell’alimentazione quotidiana alcuni alimenti che peggiorano queste condizioni, per poi reintrodurli gradualmente di fronte a visibili miglioramenti della patologia.

La prima proteina “accusata” è quella del glutine, che ritroviamo in differenti cereali, soprattutto nel frumento, che è quello che la maggior parte degli italiani utilizza quotidianamente. Si tratta di un complesso proteico contenuto in cereali come la segale, l’orzo, il frumento, il farro ed il kamut, ma può trovarsi anche in altri alimenti nascosto, quali caramelle, latticini, dadi da brodo. Ma come fa a causare permeabilità intestinale? Nei soggetti predisposti a patologie autoimmuni, l’uso costante di glutine aumenta il contenuto di Zonulina, una sostanza regolatrice delle tight junctions, ovvero le giunzioni che tengono unite le cellule intestinali; di fronte all’eccessiva produzione di Zonulina, le giunzioni si allentano e lasciano attraversare sostanze estranee e glutine all’interno del circolo sanguigno, che non vengono riconosciute dal sistema immunitario e le attaccano, coinvolgendo anche i tessuti, in questo caso della tiroide, poichè il sistema immunitario può confondere una parte dell’organismo con un invasore estraneo (mimetismo molecolare).

Altro alimento da evitare/limitare è il latte. Riflettete un po’ sul perché ancora solo l’uomo dopo lo svezzamento continua a bere latte, rispetto ad altre specie che non ricorrono più a questo alimento, soprattutto se di un’altra specie. Ad essere messo sotto accusa, però, non è il temuto lattosio che ormai viene eliminato da ogni alimento contenente latte, ma le caseine, proteine presenti per l’80% nel latte vaccino. Perché questa peggiora le condizioni di permeabilità intestinale? Le caseine, a temperature di 60 °C diventa come una vera e propria colla, aumenta la sua viscosità ed a livello intestinale aderisce bene alla mucosa, attivando anche il sistema immunitario e alterando la barriera intestinale. Inoltre, il latte ha un alto potere insulinogeno, per cui bevendolo si verificano picchi dell’ormone insulina che, oltre ad essere di tipo anabolizzante, è anche pro-infiammatorio.

Anche la soia, sconsigliata in caso di ipotiroidismo, lo è anche per la tiroidite di Hashimoto. A rallentare la tiroide, infatti, sono i suoi isoflavoni, che inibiscono l’enzima Tireoperossidasi (coinvolto nella sintesi degli ormoni tiroidei), poiché chelano le molecole di iodio non permettendone l’utilizzo. Attenzione, però, perché la soia è nascosta un po’ ovunque a causa del suo basso costo. Infatti, spesso gli alimenti proteici, ma anche quelli non proteici di tipo industriale, aggiungono parti di soia al prodotto per aumentarne il volume e diminuirne il costo. Inoltre, quando la soia costituisce meno del 2% di un alimento non è segnalata sulla confezione ed alcune frazioni della soia passano come prodotto adiuvante non soggetto alla dichiarazione. Stiamo attenti a cosa mangiamo, quindi, perché se si superano i 30 mg al giorno questa abbassa la funzionalità tiroidea, incide sulla fertilità ed aumenta il peso.

Inoltre, vi sono anche altri alimenti come gli zuccheri e gli edulcoranti, il the ed il caffè, alcuni tipi di tisane, le solanacee, i legumi e la frutta secca che andrebbero introdotti ma limitati nella dieta quotidiana, ma ciò va valutato in seguito ad un’anamnesi in studio e possibilmente dopo aver effettuato il test per individuare le infiammazioni da cibo. In seguito, con il referto in mano, si potrà decidere come elaborare il nostro piano personalizzato.

 

Dott. Francesco Garritano

 

Riferimenti bibliografici:

  • Fasano A. (2012) Leaky gut and autoimmune diseases. Clin Rev Allergy Immunol; 42(1):71-8.
  • Sharma BR, Joshi AS, Varthakavi PK, Chadha MD, Bhagwat NM, Pawal PS. (2016) Celiac autoimmunity in autoimmune thyroid disease is highly prevalent with a questionable impact. Indian J Endocrinol Metab; 20(1):97-100
  • Monetini L, Cavallo MG, Manfrini S, Stefanini L, Picarelli A, Di Tola M, Petrone A, Bianchi M, La Presa M, Di Giulio C, Baroni MG, Thorpe R, Walker BK, Pozzilli P. (2002) Antibodies to bovine beta-casein in diabetes and other autoimmune diseases. Horm Metab Res; 34(8):455-9
  • Doerge, Sheehan, Goitrogenic and estrogenic activity of soy isoflavones, Environ. Health Perspect., 2002
  • Ishizuki et al. The effects on the thyroid gland of soybeans administered experimentally in healthy subjects, Nihon Naibunpi Gakkai Zasshi, 1991

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