Selenio vs Mercurio: mangiare pesce senza intossicarsi

Selenio vs Mercurio: mangiare pesce senza intossicarsi

 

 

Il Selenio: nemico del Mercurio, ma amico della salute

Il consumo di pesce non sempre causa tossicità da Mercurio, perché il loro contenuto di Selenio funge da antidoto

Mangiare pesci di grossa taglia, come tonno o pesce spada è stato sempre associato con un’aumentata ingestione di Mercurio, provocando danni all’organismo mediante quella che è la tossicità causata dallo stesso Mercurio.

Tutto questo, ignorando un meccanismo importante, quello di un altro metallo, il Selenio.

Il Selenio è un elemento essenziale per numerose funzioni del nostro organismo: promuove la crescita e lo sviluppo, ha un notevole potere antiossidante e previene l’insorgenza del cancro; inoltre è importante per la normale omeostasi tiroidea. È un elemento particolarmente importante per il cervello, il cuore e il sistema immunitario. L’alterazione di processi metabolici selenio-dipendenti, poi, sono stati visti essere relati a malattie quali distrofia, autismo, Alzheimer, sindrome di Down, diabete, tumori cerebrali e molto altro.

Il Selenio lo si ricava dalla dieta mediante soprattutto il consumo di pesci di oceano e anche da cerali cresciuti in terreni ricchi di Selenio.

La connessione Mercurio-Selenio

Circa 30 anni fa è stato identificato il cosiddetto, ventunesimo amminoacido: la selenocisteina, costituito proprio da Selenio. Quest’amminoacido è un componente delle selenoproteine, un gruppo di enzimi coinvolti in processi biologici di vitale importanza.

L’incorporazione della selenocisteina nelle selenoproteine è un meccanismo complesso, in quanto è l’unico amminoacido che deve essere degradato e riformato durante ogni ciclo della sintesi delle selenoproteine.

Il Selenio viene rilasciato dalla selenocisteina quando questa viene degradata, e diventa, quindi, vulnerabile al legame con metalli pesanti, come il Mercurio, a causa della sua alta affinità di legame per questi elementi.

Una volta legata al mercurio, il Selenio non è più disponibile per la sintesi di selenoproteine; perciò se il selenio non è rifornito, la sintesi delle selenoproteine non può essere procedere e le sue relative funzioni saranno compromesse.

Il Selenio, poi, è altamente regolato e conservato nel cervello e nel sistema endocrino, dove si tende a mantenere normali le sue concentrazioni, anche durante un deficit severo di quest’elemento nella dieta. Il Mercurio agisce anche qui, perché non solo ha l’abilità di passare la barriera emato-encefalica, ma la sua affinità estremamente alta per il Selenio gli permette di sequestrare il Selenio cerebrale, diminuendo la sintesi delle selenoproteine.

Il Mercurio, infatti, è definito biochimicamente come “inibitore altamente specifico e irriversibile degli seleno-enzimi”.

Partendo da queste basi è stato, quindi, rielaborato il concetto della tossicità del Mercurio.

Il Selenio può benissimo contrattaccare la tossicità del Mercurio se presente in maggiori quantità rispetto a questo: si parla di un effetto antidoto, che avviene assicurando la normale sintesi delle selenoproteine.

Consumando pesce si pensa di essere esposti al rischio di tossicità causata dal Mercurio, ma l’esposizione al Mercurio varia con il rapporto mercurio/selenio contenuto nei pesci: un maggior contenuto di Selenio rispetto al Mercurio garantisce la sintesi delle selenoproteine, assicurando il normale svolgimento di funzioni vitali dell’organismo.

I pesci di oceano sono ricchi di Selenio e ne contengono altresì in quantità maggiori rispetto al Mercurio: nessuna paura, quindi, a consumare pesci di grossa taglia, perché se il Mercurio è il veleno, il Selenio è l’antidoto.

 

Dott. Francesco Garritano

Responsabile dello Studio Nutrilab

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