fbpx

Tessuto adiposo e ipossia infiammatoria: acerrimi nemici del dimagrimento!

Tessuto adiposo e ipossia infiammatoria: acerrimi nemici del dimagrimento!

Sapevate che il tessuto adiposo è in grado di creare condizioni di ipossia e di esacerbare i fenomeni infiammatori? Vediamo come!

Dal tessuto adiposo può generarsi infiammazione cronica di basso grado

Oramai è ben chiaro che il tessuto adiposo è un tessuto funzionale, con specifici compiti endocrini e non solo… Ne ho parlato anche nel mio ultimo libro “SOS – sistema immunitario”. Come fa a generare infiammazione cronica sistemica quando svolge in maniera alterata le sue funzioni?

Innanzitutto, onc “infiammazione cronica sistemica” ci si riferisce a uno stato infiammatorio di lunga durata a carico dei tessuti del nostro organismo. L’infiammazione cronica sistemica di basso grado è data da un innalzamento del livello di citochine proinfiammatorie da 2 a 4 volte rispetto a condizioni basali non infiammatorie.

Sebbene tali livelli siano ben lontani da quelli osservati durante infezioni acute e severe, l’infiammazione sistemica di basso grado è fortemente associata all’invecchiamento e a fattori legati allo stile di vita: fumo, obesità, malnutrizione, insieme a un incrementato rischio per le patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2, patologie autoimmuni e tumorali. L’aumentare del tessuto adiposo addominale viscerale è una delle cause dell’infiammazione cronica di basso grado e altresì come la pratica costante di esercizio fisico eserciti un ruolo protettivo contro patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2, cancro al colon, cancro al seno, malattia dell’Alzheimer, tiroidite di Hashimoto, fibromialgia.

Ipossia e tessuto adiposo

L’espansione del tessuto adiposo, soprattutto quello viscerale, crea ipossia cioè bassa presenza di ossigeno. La poca disponibilità di ossigeno porta alla morte dell’adipocita. Questo evento determina infiltrazione dei macrofagi all’interno del tessuto adiposo e da qui nasce il processo pro-infiammatorio che si estende a tutti gli altri organi: cervello, pancreas, muscolo scheletrico, fegato compromettendone la loro funzionalità e predisponendo verso le patologie sopra riportate.

tessuto adiposo infiammazione

In figura sono riportati gli eventi molecolari che scatenano l’infiammazione in seguito all’aumento di dimensione del tessuto adiposo

 

In condizioni di non obesità il tessuto adiposo al suo interno risulta caratterizzato da adipociti di normali dimensioni (normotrofici).
Al suo interno, coesistono cellule del sistema immunitario: Treg, iNKT, Eosinofili, Macrofagi di tipo M2.

In condizioni di non obesità tali cellule secernono citochine ad attività antinfiammatoria: IL-4, IL-13, IL-10, Adiponectina (Watanabe et al., 2013).

Tale condizione “antinfiammatoria” viene compromessa quando il tessuto adiposo si espande e diventa obeso. L’iniziazione del processo infiammatorio sarebbe relegata all’ipossia che si viene a creare durante l’espansione del tessuto adiposo e sarebbe dovuta a diversi fattori:

  1. all’aumentare del tessuto adiposo, masse di adipociti si allontanano sempre più dal tessuto vascolare (vasi sanguigni);
  2. nonostante l’aumento delle dimensioni del tessuto adiposo, la gettata cardiaca e il flusso sanguigno verso il tessuto adiposo non incrementano;
  3. gli adipociti di grandi dimensioni possono avere un diametro variabile dai 150 ai 200 μm (micrometri), risultando più espansi della normale distanza necessaria per la diffusione dell’ossigeno; tale distanza varia dai 100 ai 200 μm;
  4. diminuzione della densità capillare sia nei depositi adiposi viscerali che sottocutanei nota come rarefazione della vascolarizzazione.

Interessante è sapere che in soggetti magri la densità capillare è maggiore nel tessuto adiposo viscerale rispetto a quello sottocutaneo, laddove negli obesi non vi è differenza di densità capillare tra i due compartimenti. Questo vuol dire che nei soggetti magri non si verifica ipossia e, quindi, anche il processo infiammatorio a cascata non viene a crearsi

L’ipossia è la causa di molte disregolazioni metaboliche che compromettono fortemente l’equilibrio dell’organismo e la salute della persona. In condizioni di ipossia viene sovraregolata la chemochina CCL28; questa è la stessa che viene a crearsi in condizioni di ipossia nei tumori.

La CCL28 rappresenta uno dei fattori che legano l’obesità ai tumori dato che vi è un parallelismo tra espansione del tessuto adiposo viscerale e crescita tumorale; l’ipossia determina morte adipocitaria (necrosi) e questo evento fa scattare una serie di segnalazioni, tra cui l’accumulo di linfociti citotossici CD8+, che determinano infiltrazione dei macrofagi all’interno del tessuto adiposo.

I macrofagi infiltrati che danno inizio ai processi infiammatori sono di tipo M1.

L’interazione degli acidi grassi, che si liberano dagli adipociti, con il recettore (TLR4-MD2) del macrofago M1 determina la secrezione di una serie di citochine proinfiammatorie: TNFα, IL-6, IL-1β, IL-12, che sono le stesse citochine che caratterizzano il quadro infiammatorio nell’artrite reumatoide.
Il TNFα, adipochina, rappresenta la prima citochina proinfiammatoria identificata nel tessuto adiposo che ha dato origine al concetto di “infiammazione metabolica”.

Rappresenta la connessione tra obesità e infiammazione e altresì costituisce un rischio che correla positivamente l’obesità allo sviluppo dei tumori; e tra tutte le conseguenze negative che fanno capo a essa vi è anche la perdita di massa muscolare.

Ecco perché chi è grasso tende a essere più catabolico e quindi perdere massa muscolare.

L’interazione del TNFα con l’adipocita ipertrofico determina lipolisi con conseguente aumento della disponibilità di acidi grassi liberi. In questo modo si ha una continua stimolazione dei recettori dei macrofagi M1 a cui segue ulteriore secrezione di citochine proinfiammatorie da parte dello stesso attivando un circolo vizioso proinfiammatorio.

L’interazione del TNFα con l’adipocita ipertrofico determina anche secrezione di una chemochina chiamata MCP-1.

L’MCP-1 determina ulteriore infiltrazione dei macrofagi nel tessuto adiposo supportando il circolo vizioso proinfiammatorio che, in tal modo, si autoalimenta e struttura. Inoltre, l’aumento delle dimensioni del tessuto adiposo fa deprimere i livelli di adiponectina, dei Treg e delle altre citochine antinfiammatorie: IL-10, IL-4, IL-13. Questo vuol dire predisporre l’organismo all’insulino resistenza e a tutte le altre patologie croniche che da essa derivano.

integrazione organi

In figura sono rappresentate le alterazioni funzionali del tessuto adiposo, muscolo scheletrico, pancreas e fegato e le complicanze patologiche (cardiovascolari) dovute alle citochine infiammatorie (TNFα e IL-6) prodotte dall’eccesso di grasso viscerale

Il problema dell’infiammazione originatasi a livello del tessuto adiposo risiede nel fatto che questa produce effetti deleteri anche sul normale funzionamento degli atri organi. Ecco perché il tessuto adiposo viscerale è anche un organo endocrino, ossia perché le citochine da esso prodotte hanno effetti anche a “distanza” su altri organi, e non solo su sé stesso. Il TNFα determina insulino resistenza su tessuto adiposo, fegato e sul muscolo scheletrico; l’IL-6, invece, sul fegato.

Così, l’insulino-resistenza sul tessuto adiposo determina un elevato rilascio di acidi grassi nel sangue. Questo evento determina anomalie nel funzionamento degli altri organi compromettendo la salute della persona e predisponendo verso lo sviluppo delle malattie croniche.

L’insulino-resistenza che si genera non permette all’insulina di inibire la lipolisi attivata dall’HSL. In tal modo il grasso viscerale del soggetto obeso è in continuo stato di lipolisi; questo vuol dire che nel tessuto adiposo vi è una costante scomposizione di trigliceridi in acidi grassi a cui segue un loro costante riversamento nel sangue. L’adiponectina favorisce l’ossidazione dei grassi, ma in condizioni di obesità i suoi livelli sono depressi. Per tal motivo gli acidi grassi non possono essere utilizzati a scopo energetico e continuano a fluttuare nel sangue.

Proviamo innanzitutto ad idratarci di più, per disinfiammarci

E’ indiscussa l’importanza dell’acqua per il nostro organismo… quello che non tutti sanno però è che l’acqua è importante non solo per stare in forma, per contrastare la cellulite e per dimagrire… ma per molto altro!

Il nostro organismo è composto per la maggior parte di acqua; è importante assumere la giusta idratazione di cui  il corpo non può fare a meno per mantenere le sue funzionalità.

A volte, anzi spesso direi, l’idratazione è poco considerata, molte persone preferiscono bere bevande zuccherine, gassate o che contengono dolcificanti e coloranti di dubbia salubrità invece che un sano e limpido bicchier d’acqua.

Tutte queste bevande che contengono un livello di zuccheri semplici più o meno elevato, non fanno altro che contribuire all’ingrassamento, non considerando inoltre i danni che a lungo andare zucchero, dolcificanti e quant’altro potrebbero causare.

Inoltre, in questo quadro introduttivo, aggiungo che il principale elemento indispensabile per la vita è senza ombra di dubbio l’aria: si consumano in media 126.000 litri d’aria il giorno di cui 26.000 litri sono rappresentati dall’ossigeno.

Acqua e ossigeno? Nutrienti indispensabili per la vita!

L’ossigeno dell’aria è indispensabile per la sopravvivenza ma è di primaria importanza anche per la trasformazione del cibo in energia: una persona costituzionalmente ansiosa farà atti respiratori superficiali che ridurranno la quantità di ossigeno inalato.

L’acqua entra a far parte del nostro corpo fisico per più del 70% e rappresenta il solvente universale: ogni scambio che avviene all’interno del corpo può avvenire soltanto a mezzo dell’acqua.

L’acqua è indispensabile per la produzione di tutti i liquidi organici (sangue, linfa, succhi gastrici, ecc.), concorre alla produzione di energia (genera un’energia idroelettrica all’interno delle cellule che viene immagazzinata come energia chimica) e rappresenta lo scheletro di tutti i tessuti e di tutti gli organi in quanto produce campi elettromagnetici che tengono unite le molecole tra di loro.

In condizioni standard vengono espulsi due-tre litri di acqua ogni giorno attraverso le urine, la sudorazione, la respirazione e le feci per cui si devono introdurre altrettanti due-tre litri di acqua (anche con l’ausilio di frutta e verdura) per reintegrare le perdite.

La ridotta introduzione porta a disidratazione che, considerate le funzioni dell’acqua, scatena dismetabolismi anche gravi come intossicazione tessutale (per mancato drenaggio delle tossine), alterata nutrizione e ossigenazione cellulare (per il rallentamento della circolazione emo-linfatica), inibizione del metabolismo (per ridotta produzione di enzimi).

Dott. Francesco Garritano

Bibliografia:

 1) T. A. Baroody – “Alcalinizzatevi e Ionizzatevi” – S.A.P.I.O. BIS Edizioni

 2) H. Grosgogeat – “Il Metodo AcidoBase” – Macro Edizioni

Ti potrebbero interessare anche questi articoli:

Iscriviti al Canale YouTubeYouTube dott. Garritano
CI SONO SEMPRE NOVITA' CHE POTREBBERO INTERESSARTI

Iscriviti e rimani aggiornato

Il Dott. Francesco Garritano riceve a Milano, Cinisello Balsamo, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Taranto, Cosenza, Catanzaro, Tropea, Taurianova, Catania

Prenota la Tua Visita Nutrizionale Subito!

Prenota
Segui la Pagina FacebookFacebook dott. Garritano
div#stuning-header .dfd-stuning-header-bg-container {background-image: url(https://www.francescogarritano.it/nutrizionista/wp-content/uploads/2017/05/garritano.jpg);background-size: cover;background-position: top center;background-attachment: initial;background-repeat: no-repeat;}#stuning-header div.page-title-inner {min-height: 650px;}