Ureasi batterica intestinale e progressione di fenomeni autoimmuni intestinali

Ureasi batterica intestinale e progressione di fenomeni autoimmuni intestinali

Sapevate che una malattia autoimmune intestinale possa essere causato o peggiorato dalla disbiosi intestinale generata da un’eccessiva produzione di ureasi batterica? Leggete l’articolo per saperne di più!

A proposito di malattie autoimmuni intestinali: vediamo insieme di cosa si trattano!

Ne sentiamo parlare spesso, però non sappiamo definirne ancora tutte le cause; una tra queste è il Morbo di Crohn, che è una malattia infiammatoria cronica intestinale, appartiene quindi alla classe delle MICI e si caratterizza per il modo in cui si manifesta; infatti, l’infiammazione si distribuisce in modo segmentario nella zona dell’intestino, in particolare interessa l’ultima parte dell’intestino tenue chiamato ileo e/o il colon, oppure solo il colon.

Gestisco un gruppo di Facebook in continua crescita e ricevo numerose pazienti che lamentano sintomi spiacevoli in relazione a tale malattia. Quando si soffre di Morbo di Crohn si possono verificare anche perdite di sangue occulto nelle feci, poiché si presentano anche ulcere derivate dall’infiammazione, che se trascurate possono provocare restringimenti intestinali definiti stenosi o approfondirsi creando raccolte di pus. La patologia è definita cronica, perché da questa non si può guarire completamente, ma presenta fasi di riacutizzazione e di remissione, per questo motivo è definita anche recidivante; è vero, non si può risolvere totalmente ma perché non alleviarne i sintomi tramite l’alimentazione e debellando l’infiammazione?

Studi recenti

Ma cosa provoca o peggiora l’infiammazione? Nuovi studi dimostrano come il microbiota possa essere modificato qualitativamente dall’azione dell’enzima batterico ureasi, presente in caso di disbiosi intestinale, peggiorando i sintomi dell’infiammazione e di tutte le malattie di tipo infiammatorio.

Poiché le cause di questo tipo di patologie non sono completamente certe, nello studio i ricercatori hanno cercato di individuarle mettendo in relazione la metabolizzazione batterica dell’azoto e l’infiammazione; è stato visto che il metabolismo è in grado di provocare sia la sintesi di amminoacidi che di peggiorare l’infiammazione, poiché alcuni batteri del colon sono in grado di produrre ammoniaca tramite l’enzima ureasi, che consente la proliferazione delle specie batteriche in condizioni anaerobie.

Lo studio ha analizzato campioni fecali di pazienti con morbo di Crohn, utilizzando azoto (N) 15, verificando l’attività dell’ureasi. Sono stati creati tre gruppi: il primo con topi aventi un microbiota sano, il secondo con microbiota danneggiato da antibiotici, infine, il terzo con microbiota ridotto e con batteri a basso livello di ureasi, dimostrando che nel terzo gruppo gli amminoacidi prodotti dall’ureasi fossero inferiori rispetto a quelli del primo gruppo, ma simili a quelli del gruppo due.

A confermare che un’alterata produzione di ureasi possa essere alla base delle patologie infiammatorie, è stato l’inoculo nell’intestino dei topi del batterio E.coli ingegnerizzato, in grado di produrre alte e basse quantità di ureasi; nei gruppi nei quali la produzione dell’enzima è stata maggiorata, si è verificato un aumento dei batteri del genere Firmicutes, che hanno peggiorato lo stato infiammatorio e la disbiosi, in particolar modo anche del Clostridium, riducendosi anche la produzione di acidi grassi a catena corta, fonte nutritiva del microbiota, peggiorando la disbiosi. Mentre, nei gruppi nei quali la produzione di ureasi è stata ridotta, il microbiota ha mantenuto la sua omeostasi. Visti i risultati, si può dedurre che la regolazione della quantità di ureasi e di ammoniaca prodotta dai batteri intestinali, potrebbe essere un utile bersaglio per la terapia o prevenzione del Morbo di Crohn.

Dieta e stile di vita

Oltre al mantenimento dell’omeostasi intestinale, non bisogna trascurare la nutrizione ed il corretto stile di vita che possono portare giovamento in caso di patologia, infatti, vi sono alcuni cibi che creano fastidio all’intestino. Sappiamo che alcuni alimenti, anche se apparentemente sani, possono infiammare l’organismo e, quindi, l’intestino se assunti costantemente, prendendo il nome di infiammazione da cibo, rilevabile tramite il test Recaller, in grado di dosare le citochine infiammatorie BAFF e PAF.

Oltre a verificare l’individualità dell’infiammazione, alimenti come i latticini, i cibi grassi e piccanti, l’alcool, il caffè, i cibi aciduli e le fritture irritano l’intestino, inoltre, è consigliabile suggerire al paziente di scrivere un diario alimentare per appuntare i cibi che provocano fastidio. Sebbene sia uso comune eliminare tutti i tipi di fibra, si tratta di una pratica sbagliata, in quanto fibre come i beta-glucani, come lo studio riportato in basso dimostra, possono migliorare la funzione della barriera intestinale, insieme alla somministrazione di prebiotici principale fonte di energia per il microbiota intestinale.

Dott. Francesco Garritano

 

Riferimenti bibliografici:

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