Dieta dello sportivo

Un approccio valido per scoprire i benefici dello sport abbinato ad una corretta alimentazione

La dieta dello sportivo mira al raggiungimento dello stato di salute e di benessere nell’organismo mediante un approccio dietetico modulato in relazione alla pratica sportiva. Il binomio sport e alimentazione conduce a risultati brillanti garantendo riattivazione metabolica e ottenimento di forma e salute.

Alcuni semplici concetti e buone prassi alimentari dello sportivo per una salute al top!

La dieta dello sportivo è ricca, abbondante, variegata e promuove il dimagrimento associandolo ad incremento del tono muscolare. Niente pesaterestrizioni caloriche, ma solo il rispetto dell’equilibrio nel piatto, mangiando senza più preoccupazioni i prodotti giusti e sani.

Migliora la qualità di vita praticando sport e mangiando correttamente

Sport e movimento: benefici sull'organismo

In qualità di Sport Coach, ovvero una figura in grado di seguire una persona per motivarla verso il movimento, che conosce le dinamiche metaboliche e le esigenze nutrizionali di chi pratica attività fisica, in un’ottica di alimentazione e di medicina di segnale, ci tengo a parlare anche di sport e nutrizione, oltre ad aver dato spazio alla nutrizione clinica.

Per effettuare un cambiamento dello stile di vita radicale, oltre che considerare la componente nutrizionale, bisogna prendere in considerazione proprio il movimento, che deve accompagnare l’individuo ogni giorno, diventando parte integrante della giornata. L’uomo è nato per muoversi e l’attività fisica è il miglior farmaco che si possa avere in possesso: l’attività fisica, infatti, è in grado di trattare tutte le patologie, dalle più banali alle più gravi. Ciascuno dovrebbe muoversi almeno un’ora al giorno, per stare bene sia nel fisico che nella mente: durante l’attività fisica vengono liberati alcuni neurotrasmettitori, chiamati endorfine, che regolano l’umore e allontanano la depressione.

I benefici che si ottengono dal praticare l’attività fisica costante sono molteplici:

L’esercizio fisico è considerato un prezioso alleato per prevenire diverse patologie:

Fabbisogni specifici dell'atleta ed alimentazione

La mia attenzione si basa sul comportamento nutrizionale, e non solo, da adottare per abbassare l’infiammazione cronica, seguendo uno stile di vita corretto a partire dalle abitudini che possono generare infiammazione: non fare abbastanza sport, esporsi all’inquinamento, allo stress, ai metalli pro-infiammatori, fumare, e tanto altro ancora. Quindi, dà le basi per cambiare il modo di vivere e lo stile alimentare.

L’intestino, negli anni, è l’organo che ha acquisito sempre più importanza. Da esso scaturiscono le malattie infiammatorie sia di tipo metabolico, di tipo comportamentale e autoimmuni, non è più un organo da trascurare, ma centrale in questo tipo di patologie. Quando l’intestino si infiamma, a causa di numerosi fattori pro-infiammatori, si ha un cattivo assorbimento dei nutrienti, si ha una mutata composizione della flora batterica intestinale (disbiosi), un’alterata permeabilità intestinale, la Leaky-gut Syndrome, in cui attraverso esso passano in modo indiscriminato tutte le sostanze fino a giungere nel sangue, in cui viaggiano anche tossine che mandano in confusione il sistema immunitario. Il sistema immunitario è un sistema molto complesso, ed è coinvolto in meccanismi davvero articolati in cui molti aspetti sono ancora sotto stretto studio scientifico. Possono essere differenti le cause alla base di uno scombussolamento del sistema immunitario: può essere attivato da un semplice batterio, da un allergene o da un nutriente della dieta, scatenando la liberazione di molteplici sostanze a seconda dell’attacco inizialmente ricevuto.

Come ho anche scritto nel mio libro, essendo un professionista che valuta le risposte ormonali e i segnali che ci trasmette l’organismo, mi propongo a trattare i miei pazienti basando la mia ricerca e il mio impegno sui meccanismi d’azione del processo infiammatorio in primis, non considerando soltanto i sintomi evidenti e le conseguenze dell’infiammazione stessa. Perché infatti non agire a monte del problema piuttosto che servirsi di un fugace sollievo sintomatico per il problema del momento?

Sport e movimento: calma insulinica e qualità del sonno

Il concetto di calma insulinica
L’insulina è un ormone secreto dal pancreas che ha la finalità di controllare i livelli ematici di glucosio, lo zucchero semplice in cui viene trasformato ogni carboidrato (complesso o meno) che entra nel nostro organismo, e che è promotore della maggior parte delle funzioni biochimiche dell’organismo. È un ormone anabolizzante, ovvero che favorisce le reazioni di biosintesi immagazzinando energia, ma anche pro-infiammatorio, ovvero una sua over-secrezione causa infiammazione. Nel momento in cui nell’organismo vengono assunti carboidrati semplici (glucosio, fruttosio, maltosio, ecc.) si ha un rapido aumento della concentrazione di glucosio nel sangue con una secrezione di insulina dal pancreas, che abbassa i livelli di glucosio ematico. A ciò consegue una rapida diminuzione della concentrazione ematica del glucosio al di sotto del livello di soglia, in uno stato definito ipoglicemia reattiva; se si verifica questa situazione, il corpo umano è in una condizione di potenziale pericolo ed il reagisce iniziando a richiedere maggiormente cibo, si è depressi e costantemente nervosi, si ha la tendenza a ricercare nuovamente alimenti contenenti zuccheri e si perpetua un circolo vizioso in cui: si alza la glicemia → si secerne l’insulina → si abbassa la glicemia → scatta la fame → si va alla ricerca di cibo. Quando si assumono carboidrati complessi che provengono da cereali integrali (quindi contenenti fibra, carboidrato complesso che l’organismo umano non può digerire né assorbire, in quanto non dispone geneticamente degli enzimi deputati alla digestione stessa), l’assorbimento degli zuccheri semplici (alias glucosio) avviene più lentamente, grazie proprio alle fibre presenti; questa gradualità di assorbimento si riflette in una secrezione di insulina graduale con riduzione meno drastica dei livelli di glicemia, la quale si mantiene nel range di normalità senza subire picchi in eccesso o in difetto. Assicurare all’organismo la calma insulinica è di fondamentale importanza per il corretto funzionamento degli assi metabolici, delle prestazioni fisiche, muscolari e mentali dell’atleta.
Qualità del sonno e prestazione sportiva
Il sonno è tra le funzioni fisiologiche più importanti dell’organismo, sebbene il suo vero significato non si conosca ancora molto bene. Tuttavia è certamente alla base di una buona qualità della vita ed è, a giusta ragione, tra le cose più considerate nel costruire un corretto stile di vita per lo sportivo, ma non solo. È largamente appurato che chi dorme poco, o che al contrario dorme troppo, tende ad ingrassare di più o quanto meno non riesce a dimagrire bene come chi ha un buon equilibrio veglia/sonno. Il binomio dieta–sonno è dimostrato: dormire poco o troppo incide sull’aumento della massa grassa, infatti chi dorme male produce in eccesso l’ormone NPY che aumenta il desiderio di dolciumi o carboidrati complessi nelle altre ore di veglia della giornata. Per assicurare un corretto sonno notturno, è necessario far sì che la leptina, ormone della sazietà, non diminuisca. Ciò si ottiene attivando il metabolismo con una dieta normocalorica, normoproteica, composta da cibi salubri qualitativamente, ma anche introducendo alimenti contenenti un particolare amminoacido, il triptofano, in grado di facilitare la sintesi della serotonina, l’ormone del relax. Lo sportivo che si alimenta rispettando queste poche regole assicura al proprio organismo una giusta qualità del sonno.
La leptina influenza la qualità del sonno, ma anche il sonno agisce sulla corretta secrezione di leptina, oltre che su altri fattori. Questo ormone in condizioni normali, durante la notte, raggiunge livelli elevati, motivo per cui non si ha fame e non si cerca cibo nelle ore notturne; la situazione è ribaltata in condizioni di deprivazione di sonno: si riducono i livelli di questo ormone non consentendo il suo normale flusso verso l’ipotalamo e di conseguenza tutta la stimolazione ipofisaria che ne consegue viene repressa; ovvero si può avere un accumulo di acqua di ritenzione, un’inibizione della crescita muscolare per mancata attivazione del GH, un aumento della massa grassa e un crollo delle difese immunitarie: tutti elementi deleteri per la salute ed il benessere dello sportivo. Gli studi inoltre dimostrano che l’aumento delle fasi superficiali del sonno o fasi REM provocano anche ridotti livelli di melatonina durante la notte con un aumento dei livelli di grelina, di cortisolo e di insulina, che dovrebbero rimanere bassi, sovvertendo il comportamento alimentare ed il metabolismo energetico. Il dormire male influenza negativamente la performance mentale poiché genera instabilità dell’umore e non si può recuperare effettuando dei riposini diurni. Un sonno rigenerante e notturno è fondamentale per non avere problemi di stanchezza fisica e mentale, ma è altrettanto importante per non incorrere in un’alimentazione sbagliata. Studi recenti hanno rilevato altre due molecole segnale quali l’orexina e la nesfatina 1, le quali hanno confermato essere responsabili di questi disturbi del sonno anche in soggetti non obesi, se le loro quantità scendono rispetto ai loro valori di normalità.

Apporto proteico necessario

Le proteine sono macromolecole formate da aminoacidi uniti tra loro da un legame peptidico. Durante la digestione vengono idrolizzate ad aminoacidi che, una volta assorbiti, entrano a far parte del nostro organismo; assolvono ad una funzione strutturale e plastica. Nell’organismo non vi sono scorte di proteine o di aminoacidi, ma vengono introdotte con la dieta e, alcune di esse, vengono sintetizzate dal nostro organismo in determinate circostanze in cui viene richiesto. Sono proteine non solo i tessuti muscolari ma anche gli enzimi, gli ormoni peptidici, i recettori, i secondi messaggeri, il collagene, le cartilagini, la matrice proteica dell’osso, l’albumina e l’emoglobina. Il fabbisogno proteico di un atleta è stabilito da 1,2 g a 2 g per kg di peso corporeo: un atleta da 70 kg necessita, ad esempio, di una quota minima proteica dalla dieta costituita da circa 84 g/die di proteine. Numerosi studi hanno evidenziato che non occorrono supplementazioni proteiche qualora il soggetto che pratica sport rispetti un introito calorico adeguato al mantenimento del peso corporeo. Apporti proteici superiori ai 2 g/kg p.c. non danno alcun vantaggio ai fini dell’incremento della massa muscolare e/o della prestazione sportiva. L’assunzione di proteine stimola le funzioni anaboliche di muscoli, collagene e ossa. Inoltre, un’assunzione proteica troppo scarsa al contrario deprime la crescita muscolare e, con essa, il metabolismo. Vi sono connessioni di segnale di notevole importanza tra leptina e assunzione proteica:
Per uno sportivo, non è necessario andare oltre i 2 g/kg/die di quantità proteica, con una variabilità che dipende dal tipo di sport praticato e dallo sforzo impiegato.
Sono come minimo 4 le ragioni per cui risulta giusto incrementare la necessità di proteine negli atleti rispetto ai sedentari:
C’è un momento particolare nel quale si ottengono gli effetti massimi ai fini della sintesi proteica: è quello immediatamente successivo all’allenamento. Nel corso di esso c’è la sintesi di ormoni con effetto anabolico (per es. IGF-1) e lo stimolo ad una proteina che favorisce la sintesi delle proteine (m-TOR). Non è necessario assumere enormi quantità di proteine in un solo pasto o in due (pranzo e cena). È senza dubbio preferibile distribuirne un po’ in ogni pasto, ovvero anche nella prima colazione e negli spuntini della giornata, compreso quello che si fa prima di coricarsi.

Gli integratori

L’integrazione a base di miscele proteiche può essere giustificata in alcuni casi, ove ne è richiesta la necessità per sopperire a complementi nutrizionali oppure a carenze fisiologiche; ne risulta che può essere giustificata per:
BCAA, amminoacidi e proteine in polvere Gli amminoacidi a catena ramificata (BCAA) sono costituiti da leucina, isoleucina e valina, in rapporto variabile tra loro in relazione al modello prescelto. Rispetto a molti altri aminoacidi, i BCAA oltrepassano il metabolismo epatico e agiscono direttamente nel lavoro muscolare, dove servono da donatori di azoto per la sintesi di altri importanti aminoacidi. La loro funzione specifica è quella di:
– fornire energia se vengono assunti prima e durante la performance
– mantenere e accrescere la massa magra, se assunti dopo la performance
ricostruire la massa muscolare post-allenamento
ridurre il senso di fatica generato dalla pratica di una intensa e prolungata attività sportiva
Gli amminoacidi a catena ramificata sono insostituibili nei processi di regolazione (digestione). Il loro dosaggio consigliato è di 1g ogni 10 kg. di peso corporeo. La loro assunzione in un contesto di attività fisica costante può permettere di ottenere un aumento di produzione e di rilascio in circolo dell’ormone della crescita GH, potenziando i processi metabolici ed in particolare anabolici (aumento delle masse muscolari e della forza). Oltre agli amminoacidi ramificati, alcune ricerche hanno dimostrato che i vantaggi in termini di forza e/o di massa muscolare sono ancora maggiori se, assieme a proteine e carboidrati, si assumono pochi grammi di:
creatina (soprattutto nell’attività muscolare intensa e di breve durata)
leucina (è uno dei tre aminoacidi a catena ramificata, amminoacidi essenziali)
La leucina favorisce l’ipertrofia muscolare grazie all’intervento dell’m-TOR. E’ preferibile che in ciascuno dei pasti principali sia contenuta una quantità di almeno 30 g di proteine, pari – se le proteine sono di buona qualità – a circa 2,5 g di leucina. Le diverse proteine determinano livelli diversi nel sangue degli aminoacidi; se il livello è alto, la sintesi è più facile. L’assunzione di miscele di proteine può dare buone concentrazioni ematiche per tempi maggiori e, dunque, uno stimolo più protratto ad un buon livello di sintesi di nuove proteine.

Le proteine del siero di latte hanno un assorbimento rapido e sono ideali nella fase di recupero (provocano elevata aminoacidemia entro le 3 ore). La caseina, invece, ha una lenta cinetica di assorbimento; è ideale sia per prolungare l’aminoacidemia (fino a 7 ore dall’assunzione), sia per la tarda serata, prima di prender sonno. L’eventuale utilizzo di prodotti proteici specifici, come proteine del siero di latte, caseina o aminoacidi essenziali, non deve essere considerato come un mezzo per aumentare la razione proteica quotidiana, portandola oltre i 2 g/kg/die (si deve rimanere entro questi valori), ma come il modo di sfruttare, ai fini dell’anabolismo (ipertrofia), le migliori condizioni fisiologiche (cellulari e molecolari).

Altri utili integratori sono: