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Chi regola l’omeostasi energetica e l’infiammazione contemporaneamente? Conosciamo tbk1!

Chi regola l’omeostasi energetica e l’infiammazione contemporaneamente? Conosciamo tbk1!

Il corpo umano è efficiente nel conservare l’energia reprimendo il dispendio energetico per quando ne avrà bisogno, in modo da assicurarsi la sopravvivenza in periodo di carestia.

Alcuni dei meccanismi biochimici in gioco in questo sistema di stoccaggio e di consumo di energia non sono chiari, in particolare quelli relativi all’accumulo di grasso in eccesso che porta all’obesità. La domanda è: cosa spinge il pulsante “on/off” del metabolismo dei grassi e quando?

Lo studio che ho riportato sotto ha rivolto la sua attenzione verso l’enzima chinasi TANK-binding 1 (TBK1), che ha identificato come la chiave del corpo che decide la quantità di grasso da bruciare e quanto immagazzinarne nel periodo di digiuno.

Perché il metabolismo rallenta in caso di obesità o di digiuno? Vi sono dei pathways che si intrecciano per autoregolare il sistema e che coinvolgono l’enzima TBK1, implicato nei due processi e portando sempre allo stesso risultato.

Il primo processo è avviato dallo stress cronico legato all’obesità e porta all’infiammazione attivando una via di segnalazione proinfiammatoria dell’NFKB, che attiva la sintesi di enzimi che hanno un ruolo nell’infiammazione e nell’accumulo di massa grassa, compreso il gene che codifica per TBK1.

TBK1 disattiva quindi un altro enzima, AMPK, che è in gran parte responsabile della regolazione della quantità di grasso che convertiamo in energia. Ciò significa che, invece di essere bruciato, il grasso si accumula e causa un eccesso di peso.

L’enzima TBK1 è anche implicato nel meccanismo che viene attivato dal digiuno. Nel digiuno, i livelli di energia del corpo diminuiscono. L’enzima AMPK lo percepisce e, per aumentare l’energia, invia segnali alle cellule di grasso per convertirsi in energia. Tuttavia, quando AMPK è attivato, aumenta anche l’espressione del gene TBK1, che, ancora una volta, genera l’enzima TBK1 che inibisce l’attività di AMPK. Ne consegue un circolo vizioso, che impedisce al corpo di bruciare il grasso accumulato. Quindi, questo è il ciclo di feedback che blocca il dispendio energetico in caso di infiammazione e digiuno.  I ricercatori dello studio hanno cercato un modo per modificare questo meccanismo, eliminando TBK1 dalle cellule adipose dei topi obesi, ma oltre a consentire la perdita di peso, si è verificato un aumento dell’infiammazione.

Un secondo processo che coinvolge TBK1 è stato osservato dal team: nonostante NFKB innescasse la produzione di TBK1, questo enzima inibisce la via di NFKB. Infatti, TBK1 regola i livelli infiammatori mantenendoli bassi e quando questo è inattivato aumenta la risposta infiammatoria. Infatti, se TBK1 è eliminato dalle cellule adipose di topi obesi provoca infiammazione, mentre se eliminato in quelli normopeso non si è verifica alcun cambiamento metabolico. Quindi, l’inibizione di TBK1 ha il potenziale per ripristinare l’equilibrio energetico negli stati di obesità migliorando il dispendio energetico.

Quindi per riassumere, il TBK1 è coinvolto nella regolazione sia dell’infiammazione che dell’omeostasi energetica, in quanto:

  • Il deficit di TBK1 riduce la massa grassa, ma esagera l’infiammazione
  • TBK1 reprime il dispendio energetico mediante fosforilazione e inibizione dell’AMPK
  • TBK1 attenua l’attivazione di NF-κB e media l’effetto antinfiammatorio di AMPK

Stare bene? Controllando l’infiammazione!

Agire sull’alimentazione riducendo i livelli di infiammazione da cibo con una dieta di rotazione settimanale personalizzata sul proprio profilo alimentare è uno dei meccanismi più utili per agire stimolando il metabolismo in modo da ridurre l’accumulo di liquidi, modulare la resistenza insulinica periferica e mobilizzare le riserve di grasso.

Con l’effettuazione di uno specifico test ovvero il QuASA, che eseguo durante le mie visite,  è possibile con un unico test valutare sia i livelli di infiammazione da cibo sia i sovraccarichi alimentari. In base alle diverse positività si imposterà uno schema di rotazione settimanale con giorni di dieta in cui evitare gli alimenti risultati positivi al test e giorni di libertà in cui invece reintrodurli con una logica del tutto simile allo svezzamento infantile.

Quindi, avere delle abitudini alimentari il più possibile corrette nella propria quotidianità è uno stimolo positivo anche per il benessere della nostra mente e controllare l’infiammazione, sia rispettando il proprio profilo personale che tramite un corretto stile di vita, non può che essere di ulteriore supporto per vivere una vita non solo sana, ma anche serena.

Dott. Francesco Garritano

 

http://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674(18)30042-4

 

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