I postbiotici: i prodotti del microbiota utili per la nostra salute

I postbiotici: i prodotti del microbiota utili per la nostra salute

Si è parlato di prebiotici, di probiotici… Ma avete mai sentito parare di postbiotici? In questo articolo che ho scritto per voi vi parlerò dei benefici che hanno questi ultimi, molto spesso svalutati o poco conosciuti. Buona lettura!

Che cosa sono i postbiotici e a cosa servono?

postibiotici sono prodotti di derivazione batterica, in particolare derivano dai batteri che vengono rilasciati durante i processi di fermentazione di matrici alimentari. Nel nostro intestino, la flora batterica produce, quando è in buono stato di salute, numerosissimi ed importantissimi prodotti utili per il nostro organismo. Secondo alcuni recenti studi, che hanno indagato e osservato le applicazioni cliniche di queste sostanze, si stanno rivelando la più recente frontiera contro infiammazioni e infezioni croniche ed anche per trattare alcune condizioni come la sindrome metabolica.
Che cos’è la sindrome metabolica? Una delle maggiori problematiche di oggi è la crescita quasi epidemica dell’obesità e della sindrome metabolica, ovvero un insieme di anomalie metaboliche correlate, tra cui insulino-resistenza, iperglicemia e iperlipidemia. L’obesità è il pre-stadio che conduce alla sindrome metabolica, ma la caratteristica centrale di questa condizione è l’insulino-resistenza che aumenta notevolmente il rischio di sviluppo di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e disfunzione epatica. Un’elevata assunzione di alimenti densi, ricchi di grassi, zuccheri e alimenti a basso contenuto di fibre alimentari è il fattore chiave responsabile di questo sviluppo, che genera l’accumulo di grasso nel tessuto adiposo, il quale successivamente viene infiltrato dalle cellule immunitarie. Questa condizione provoca infiammazione di basso grado che dà luogo ad un lieve aumento della proteina C-reattiva (CRP), IL-6 e TNF-α in circolo, detto in termini semplici: mangiare male ci infiamma!

Gli stessi fattori dietetici responsabili dello sviluppo di obesità e della sindrome metabolica sono anche importanti fattori di rischio per l’infiammazione intestinale e lo sviluppo dei tumori colon-rettali e delle malattie intestinali infiammatorie.

Tra i più importanti postbiotici: il butirrato

Prima di parlare di come trattare l’infiammazione, bisogna presentare la sostanza nutritiva responsabile dei benefici a livello intestinale e come viene prodotta.

La fibra alimentare fermentabile rappresenta la frazione del cibo non digerito nell’intestino tenue tramite gli enzimi ma che può essere convertito in una serie di piccoli metaboliti organici dal microbiota dell’intestino crasso, chiamati acidi grassi a catena corta (SCFA), quali acetato, propionato e butirrato. Il basso apporto di fibra alimentare fermentabile è un fattore limitante per il mantenimento di un microbiota vitale e diversificato e per la produzione di SCFA. Il butirrato è l’acido grasso a catena corta più abbondante nell’intestino di tutti i mammiferi, la concentrazione nell’intestino e nella circolazione può, tuttavia, essere modulata principalmente attraverso ciò che mangiamo. Oltre ad essere il combustibile preferito per le cellule epiteliali del colon e il principale regolatore della proliferazione e differenziazione cellulare, è stato anche dimostrato che il butirrato esercita importanti azioni correlate all’omeostasi cellulare come antinfiammatorio, antiossidante e anticancerogeno.

Lo studio sul butirrato

Lo studio riportato sotto si concentra principalmente sull’interazione tra butirrato e marcatori per l’intestino e la salute metabolica.

Il tratto intestinale umano contiene una collezione eterogenea di microrganismi, che comprende batteri, archea, funghi e virus. Il numero di microrganismi è dieci volte superiore al numero di cellule nel corpo umano e più di 400-1000 specie di batteri sono stati trovati nelle funzioni umane. Le specie produttrici di butirrato nell’intestino si trovano prevalentemente nel phylum di Firmicutes e in particolare nelle famiglie Ruminococcaceae e Lachnospiraceacae, ma anche in altri gruppi minori.

L’intestino crasso è il sito principale per la produzione di SCFA poiché il suo ambiente ha tutte le condizioni per una prolifica crescita batterica: caldo, umido, anaerobico e pieno di residui di cibo che scorrono a una velocità relativamente bassa, condizioni favorevoli per la degradazione delle fibre fermentabili.

I principali substrati disponibili per la fermentazione sono polisaccaridi non amilacei, varie forme di amido resistente e oligosaccaridi non digeribili, alcoli di zucchero e proteine.  In uno studio di follow-up di intervento con soggetti umani affetti da sindrome metabolica è stata confrontata una dieta di tipo occidentale bassa in fibre fermentabili (17,6 g/kg di sostanza secca) derivante principalmente da prodotti a base di farine raffinate con una dieta in cui le fibre fermentabili è stato aumentato utilizzando cereali integrali, crusca di frumento trattata con enzimi, amido di mais ad alto amilosio e amido di patata cruda (64,0 g/kg di sostanza secca). Il periodo di intervento è durato 4 settimane e campioni fecali e intestinali sono stati prelevati al momento dello studio e alla fine del periodo di intervento. La dieta a maggior contenuto di fibre fermentabili ha comportato un aumento delle concentrazioni di SCFA fecale di acetato e butirrato in particolare.

Funzioni del butirrato

Ma quali sono tutti i benefici che questo acido grasso a catena corta comporta?

  • Migliora significativamente la funzione di barriera epiteliale nelle cellule del colon umano;
  • Ha un effetto antinfiammatorio sia a livello intestinale che a livello sistemico. L’infiammazione può verificarsi localmente nell’intestino, dove la sua forma cronica può portare a malattie infiammatorie intestinali, malattie autoimmuni e cancro, o sistemicamente, dove l’infiammazione cronica di basso grado è associata ad un aumentato rischio di insulino-resistenza, diabete di tipo 2 e aterosclerosi. Si ritiene che il butirrato e altri SCFA leghino e attivino il fattore di trascrizione nucleare PPARγ che antagonizza la trasduzione del segnale NF- κβ causando un effetto antinfiammatorio nell’intestino.

Lette queste considerazioni, per mantenere in buona salute il nostro intestino, sia a livello strutturale che il microbiota intestinale, bisognerebbe unire ad ogni pasto una fonte di fibre, che grazie all’azione batterica verranno trasformate in SCFA, regalando benefici al nostro intestino. Inoltre, vi sono integratori che possono essere assunti, qualora l’ingente assunzione di fibre nella dieta possa dar fastidio a causa di altre problematiche.

Dott. Francesco Garritano

Fonte bibliografica:

  • Knud Erik Bach Knudsen et al. Impact of Diet-Modulated Butyrate Production on Intestinal Barrier Function and Inflammation; Nutrients 2018, 10(10), 1499

 

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