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5. Dimmi com’è la tua tiroide e ti dirò cos’hai: l’eco tiroide

L’ecografia della tiroide è una delle tecniche di imaging più semplice da realizzare e risulta molto utile sia a scopo diagnostico che preventivo. Di seguito sono riportati degli esempi di come la tiroide si presenta nei diversi stati fisio-patologici.

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FIGURA 1

La figura n°1 mostra una tiroide normale sia per dimensioni che per ecostruttura.

L’Ecografia della tiroide va sempre associata alla valutazione ematochimica della sua funzionalità, dal momento che è possibile trovare tiroidi ecostrutturalmente perfette, ma non funzionanti (nel senso dell’ipo o dell’ipertiroidismo); ossia, avere a che fare con tiroidi piene di noduli, ma funzionanti perfettamente.

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FIGURA 2

Nella figura n° 2 si apprezza una formazione (indicata con la freccia) di tipo nodulare.

In passato i criteri (tuttora validi) per distinguere un nodulo benigno da uno maligno, si basavano su aspetti di tipo morfologico-strutturali: ecostruttura (nodulo solido), ecogenicità (prevalentemente ipoecogeni), contorni (sfumati), microcalcificazioni (suggestive, ma non in tutti i casi, per carcinoma papillare), forma (maggiore spessore rispetto all’altezza).

Oggi, la tecnologia consente di avere maggiori informazioni, soprattutto in ordine alla vascolarizzazione dei noduli, attraverso la valutazione dei cosiddetti patterns vascolari. È stato infatti dimostrato che tutti i carcinomi hanno vascolarizzazione interna (pattern di tipo III).

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FIGURA 3

La figura n° 3 mostra il nodulo precedentemente descritto, esaminato con il power-doppler, avente il tipo di vascolarizzazione descritto prima, apprezzabile attraverso la presenza di spots colorati vascolari sia all’esterno che all’interno del nodulo.

 

 

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FIGURA 4

La figura n° 4 mostra, sempre lo stesso nodulo, studiato attraverso una più recente applicazione chiamata X-Flow, che è sensibile nell’individuare i flussi sanguigni “lenti” intranodulari.

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FIGURA 5

Particolarmente utile e visibile nella figura n°5, l’applicazione dell’ultima tecnica a disposizione del radiologo: l’elastosonografia. Essa, attraverso una scala di colori, consente di valutare la durezza (colore blu, sinonimo di possibile malignità) o la elasticità (colore rosso-verde, sinonimo di benignità) del nodulo in esame, rendendo più semplice distinguere i noduli da inviare per la valutazione citologica dopo agoaspirato.

A cura del Dr. Giuseppe Barbarossa – Radiologo, Perfezionato in diagnostica con Ultrasuoni.

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