01.
CHE COS'E'
LA TIROIDE?
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02.
PATOLOGIE
DELLA TIROIDE
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03.
TEST ED
ANALISI UTILI
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04.
TIROIDE ED
ALIMENTAZIONE
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05.
ECO-TIROIDE:
INTERPRETAZIONE
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4. Tiroide ed alimentazione

Per stimolare il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea, non si deve soltanto affidarsi all’ormone sintetico che i medici consigliano di assumere, ma si deve fare in modo che anche l’alimentazione possa stimolare l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide
Come agire
tramite l’alimentazione?

Ogni patologia tiroidea ha un suo protocollo da seguire per quanto riguarda l’aspetto alimentare, perché i parametri da considerare sono diversi, ma alla base di ogni protocollo vi è la dieta GIFT o dieta di segnale. I segnali sono gli ormoni che dalla periferia comunicano le informazioni a livello del sistema centrale. Uno di questi è la leptina, che regola anche il funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide.
Questa è un ormone secreto dal tessuto adiposo e consente l’attivazione dei suoi recettori a livello ipotalamico, che stimola la liberazione del TRH, il quale agisce sull’ipofisi che libera a sua volta il TSH, ormone stimolante la ghiandola tiroidea a secernere T3 e T4. Se il flusso della leptina è regolare, riesce ad attivare l’asse, quando non lo è, invece, si ha un rallentamento della ghiandola che comporta diverse conseguenze, come ad esempio, la poliabortività (per approfondire clicca qui).

Se mangiamo poco e male, la leptina non avrà un flusso regolare e non attiverà l’ipotalamo, rallentando il funzionamento della tiroide, generando una condizione di ipotiroidismo e rallentando anche il metabolismo, per cui si tenderà a mettere peso e la temperatura corporea sarà più bassa del solito.

Consentendo un flusso regolare di leptina è possibile riportare in equilibrio l’asse tiroideo; ma come fare? Questa viene disturbata dagli interferenti endocrini come lo stress, l’infiammazione da cibo (o food sensitivities), gli zuccheri semplici, gli edulcoranti, le farine raffinate, che non consentono l’equilibrio omeostatico dell’asse tiroideo, che dovranno essere eliminati, accoppiandoli ad una dieta di segnale, la dieta GIFT (per saperne di più clicca qui)

I principi di questo innovativo stile di vita possono essere applicati in qualsiasi tipo di patologia riguardante la tiroide, in particolar modo nell’ipotiroidismo , ovvero quando il funzionamento della ghiandola rallenta. Ciò perché la normoproteicità, ovvero l’assunzione di adeguate quantità di proteine nella dieta, la normocaloricità, quindi il giusto apporto di calorie nella dieta al contrario delle diete ipocaloriche che invece rallentano l’asse tiroideo, infine, l’attività fisica costante sono requisiti indispensabili per l’attivazione degli assi metabolici. Infatti, in caso di ipotiroidismo è importante fare una buona colazione, abbondante, associando carboidrati integrali, proteine di qualità e fibre di frutta e verdura, elementi che dovranno essere accoppiati all’interno di ogni piatto per ogni pasto che dovrà seguire la crononutrizione, per cui il pranzo dovrà essere intermedio e la cena leggera. Considerando l’utilità dello iodio nella sintesi degli ormoni tiroidei, è consigliabile, per evitare che la ghiandola tiroidea non abbia sufficiente quantità del minerale introdotto tramite la dieta, sono da evitare i cibi che lo chelano, come la soia o le crucifere, che se crude hanno alto potere gozzigeno.

Al contrario, nel caso di ipertiroidismo non si deve assumere iodio (né sotto forma di sale iodato e né tramite l’assunzione di alghe) per evitare la sovrastimolazione della ghiandola, ma aggiungere all’alimentazione quotidiana i cibi che lo chelano, che solitamente vengono eliminati o limitati nel caso dell’ipotiroidismo, sempre mantenendo lo stesso principio della dieta GIFT. Infatti, anche se l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide funziona maggiormente, quindi è in grado di disperdere energia sotto forma di calore accelerando il metabolismo, bisognerà mantenere sempre l’omeostasi corporea equilibrando il funzionamento dell’asse.

Prima di spiegare l’approccio alimentare nelle patologie autoimmuni della tiroide, si può riassumere in pochi punti come stimolare l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide:

Oltre ad attivare l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide è necessario valutare anche altri parametri coinvolti nella patogenesi delle malattie che colpiscono la tiroide.

Nella sezione “valori ematochimici da dosare” si trovano i valori del sangue indispensabili per valutare il funzionamento dell’asse tiroideo. Uno dei problemi spesso coinvolti nell’ipotiroidismo è l’assente conversione a livello periferico, del T4 al T3, per cui il valore di fT4 si troverà all’interno del range mentre l’fT3 si troverà al di sotto del range, poiché l’enzima desiodasi non svolge la sua azione. Il motivo per il quale la conversione non avviene correttamente non è unico, ma può essere causato da deficit di minerali come zinco, selenio, magnesio, ferro oppure da alti livelli di cortisolo che limitano la conversione da fT4 a fT3 e promuovono quella da fT4 a rT3 (reverse T3). Questo problema può essere corretto dall’adeguato apporto di questi minerali all’interno della dieta o da un’integrazione di essi.

Dieta GIFT
vs altre diete

Solitamente in caso di patologie autoimmuni è consigliato il protocollo Paleo Autoimmune (AIP), un tipo di dieta che esclude dall’alimentazione non solo cibi che nel Paleolitico non esistevano, ma mira a ripristinare l’integrità dell’intestino e a ridurre l’infiammazione sistemica per alleviare i sintomi. Ma è impossibile seguire questo tipo di dieta se si vuole vivere in società, perché rende asociali, a meno che le persone che ci circondano non seguono il nostro stesso stile di vita, in quanto elimina non solo gli alimenti sopra citati, ma molti altri, prediligendo solo carne bianca, pesce e verdura, per poi reintrodurre gradualmente solo determinati cibi.

La dieta GIFT, invece, arriva agli stessi risultati ragionando sul piano alimentare di ogni paziente, escludendo dalla dieta solo i cibi che infiammano l’individuo, dopo averli valutati e prediligendo cibi di qualità, assunti seguendo i principi della cronobiologia.

Quando si parla di patologie autoimmuni oltre a cercare di rieducare il sistema immunitario grazie alla dieta GIFT, bisogna valutare sia l’infiammazione generata dal cibo (low grade inflammation) e dal sovraccarico alimentare, sia la permeabilità intestinale, condizione comune a tutte le patologie autoimmuni. Nel primo caso è possibile sottoporsi ad un test in grado di misurare le due citochine infiammatorie, PAF e BAFF, le quali risultano in concentrazioni elevate nei pazienti affetti da patologie autoimmuni, i quali livelli verranno abbassati dall’applicazione di una dieta di rotazione. Inoltre, è possibile valutare tramite il test della permeabilità intestinale se l’intestino permette il passaggio di sostanze all’interno del circolo scatenando, dunque, l’attivazione del sistema immunitario che colpisce i tessuti della ghiandola tiroidea. Qualora dovesse presentarsi questa condizione di leaky gut, tramite l’alimentazione e l’integrazione sarà possibile ripristinare la barriera intestinale.

Ma come? Bisogna pensare innanzitutto che il sistema immunitario provoca infiammazione, per cui limitarla oppure evitare che il cibo la provochi è il primo punto da affrontare. La dieta GIFT, infatti, prevede il mantenimento della calma insulinica, in modo da evitare l’insorgenza di picchi dell’insulina, ormone pro-infiammatorio, associando ad ogni pasto proteine di qualità, carboidrati integrali e fibre. Inoltre, i test di cui sopra indicano soltanto il grado infiammatorio e lo stato della barriera intestinale, ma a causare tutto ciò è stato il modo in cui abbiamo mangiato negli anni. Infatti, la dieta che consiglio ai pazienti affetti da patologie autoimmuni prevede l’eliminazione di glutine, latticini, alimenti ricchi di iodio, zuccheri, limita l’uso delle solanacee, dei legumi e dei lieviti che possono esacerbare la risposta autoimmune e danneggiare ulteriormente la barriera intestinale.

Per concludere, la dieta GIFT verrà utilizzata per ogni condizione che affligge la tiroide, integrata da supplementi alimentari ed applicando particolari accortezze per ogni tipo di patologia.

Integratori consigliati

Per il ripristino della barriera intestinale:

  • Integratore a base di aglio, origano, pompelmo per disinfettare l’intestino
  • Integratore di enzimi digestivi, a base di amilasi, lipasi e proteasi, per migliorare la digestione ed evitare che cibi indigeriti possano arrivare nel lume intestinale ed entrare in circolo
  • Integratore di glutammina, per ripristinare la barriera intestinale
  • Integratore di probiotici, per riequilibrare la flora batterica intestinale
  • Integratore di prebiotici, per nutrire la flora batterica intestinale

Per il corretto funzionamento della ghiandola tiroide:

  • Integratore di myo-inositolo, che riduce il valore del TSH e degli AbTPO e AbTg
  • Integratore di zinco, perché coinvolto nel mantenimento dell’integrità della barriera intestinale, nello smaltimento dell’Istamina e nella disintossicazione da tossine batteriche
  • Integratore di selenio, che riduce i livelli degli anticorpi AbTg e AbTPO, migliorando la conversione ad opera della desiodasi
  • Integratore di vitamina E, antiossidante e cofattore della glutatione perossidasi, una seleno-proteina, che lavora insieme alla vitamina E per proteggere le membrane cellulari dall’ossidazione causata dai radicali liberi, che potrebbero alterare la sintesi di Tireoglobulina
  • Integratore di vitamina D, che riduce il valore degli AbTPO e AbTg riequilibrando anche il sistema immunitario
  • Integratore di vitamina K2, che migliora l’assorbimento della vitamina D e veicola il calcio, evitandone i depositi extra-tissutali
  • Integratore di magnesio, che migliora la conversione da T4 a T3 a livello periferico, ad opera della desiodasi
  • Integratore di vitamina C, che migliora la conversione degli ormoni tiroidei ed ha azione antiossidante
  • Integratore di ferro, indispensabile per la sintesi dell’ormone tiroideo, spesso in deficit nei soggetti affetti da tiroiditi autoimmuni
  • Integratore di triptofano, per migliorare i livelli di serotonina, in deficit nei soggetti affetti da patologie autoimmuni
  • Integratori di iodio, indispensabile per la formazione degli ormoni tiroidei
  • Integratore di guggulsteroli, per favorire la conversione epatica degli ormoni tiroidei
  • Integratore di quercetina, per migliorare la permeabilità intestinale
  • Integratore di cumino nero (Nigella Sativa), per ridurre lo stato infiammatorio e promuovere la produzione di ormoni tiroidei

NOTA BENE: È CONSIGLIATO RIVOLGERSI AL PROPRIO MEDICO O AL BIOLOGO NUTRIZIONISTA PER LA PRESCRIZIONE DELLA DOSE ADEGUATA, INOLTRE, E’ FONDAMENTALE DOSARE I VALORI DEGLI ELEMENTI DA INTEGRARE.

Farmaci per l’ipotiroidismo: quali sono e come assumerli

Esiste una vasta gamma di farmaci per l’ipotiroidismo, a cambiare non è solo il nome della casa farmaceutica ma anche la composizione e la forma farmaceutica, quindi il modo in cui il farmaco si presenta. Vi elencherò alcuni fra i farmaci più utilizzati in clinica, in modo da rendervi più chiaro l’argomento.

  • La Levotiroxina si presenta in diverse forme farmaceutiche, quali compresse, capsule molli, fiale. Questa fornisce una dose costante di T4 per l’organismo che poi lo trasformerà in T3. Il lato negativo è che si tratta dell’ormone biologicamente inattivo, perciò se la conversione avviene con difficoltà i livelli di T3 restano bassi, pur assumendo T4. La formulazione in fiale viene maggiormente assorbita Il rispetto a quella in compresse, perciò potrebbero trarne beneficio i soggetti con problemi di malassorbimento da malattia celiaca o intolleranza al lattosio, perché anche in questo caso la sostanza liquida garantirebbe una minore variabilità delle concentrazioni plasmatiche di farmaco e degli effetti farmacologici. Lo stesso principio attivo presenta all’interno delle capsule molli ha un migliore assorbimento poiché è già in soluzione e l’assorbimento non richiede la fase di permeazione e dissoluzione della compressa, non risentendo quindi di variazioni del pH gastrico. Inoltre, anche i tempi di assorbimento sono più rapidi rispetto alle compresse, per cui con questo farmaco si può ridurre il tempo tra assunzione della terapia e colazione, che normalmente è di 30 minuti.
  • Il T3 si presenta in compresse, utile da assumere quando non si ha una buona conversione dell’ormone inattivo, insieme alla levotiroxina, per completare la terapia. T3 rimane attivo nell’organismo per poco tempo, circa 10 ore e deve essere assunto almeno due volte al giorno.
  • Il T3+T4 in un’unica compressa sono la soluzione ideale per rimuovere i problemi di conversione. Però, bisogna tener presente che il nostro organismo può difendersi meglio da un eccesso di sola T4, inibendone la trasformazione in T3 (l’ormone attivo). Pertanto, le formulazioni precostituite di T3 e T4 espongono il soggetto trattato a maggiori rischi di sovradosaggio di T3 ed effetti collaterali.
  • La Tiroide secca, è prodotta con la ghiandola tiroide di maiale essiccata e polverizzata e poi formulata in compresse. Essendo fatta con una ghiandola intera contiene tutti e cinque gli ormoni tiroidei (T1, T2, T3, T4 e calcitonina) più altri fattori minori non ormonali contenuti naturalmente nella ghiandola stessa. Non è, però, presente in Italia. È utile per le persone che hanno problemi di conversione e che soffrono di Tiroidite di Hashimoto e che cercano di perdere peso. La tiroide secca contiene anche la Tireoglobulina, che rallenta la distribuzione di T3 in tutto il corpo, in modo che una singola dose duri un’intera giornata. Recenti articoli hanno anche evidenziato che nei pazienti affetti di Tiroidite di Hashimoto, la tiroide secca può peggiorare i sintomi dell’autoimmunità.

 

Dopo aver capito quanti tipi di farmaci esistono per trattare la condizione di ipotiroidismo, bisognerà capire quando assumerli. Solitamente si consiglia la sua assunzione appena svegli, 45-60 minuti prima della colazione, ma non si può considerare una linea guida per tutti i tipi di forme farmaceutiche, perché la forma liquida riduce i tempi di assorbimento, per cui si possono considerare anche meno di 30 minuti prima della colazione. Inoltre, uno studio olandese ha dimostrato che l’assunzione “bed-time”, quindi prima di andare a letto, ha un’efficacia maggiore rispetto alla somministrazione mattutina. Il farmaco deve essere assunto almeno dopo 3 ore dalla cena, magari leggera e non abbondante. Perché è più efficace? Un intervallo di 30 minuti tra l’assunzione di levotiroxina e il consumo della prima colazione potrebbe essere troppo breve per evitare interferenze con l’assorbimento gastrointestinale di levotiroxina. Inoltre, molti pazienti bevono caffè al mattino, oppure assumono altri farmaci che interferiscono con l’assorbimento di levotiroxina. Invece, la motilità intestinale è più lenta durante la notte, con conseguente esposizione prolungata della levotiroxina alla parete intestinale e, di conseguenza, una migliore biodisponibilità. Inoltre, la secrezione acida gastrica basale è più alta nella tarda serata ed è più bassa al mattino; un ambiente acido favorisce l’assorbimento di levotiroxina. Queste differenze circadiane nella funzione gastrointestinale potrebbero essere una spiegazione patofisiologica dei risultati. L’assunzione bed-time, sembra essere la soluzione migliore da tenere in considerazione, in quanto il digiuno mattutino protratto oltre i 45 minuti, favorisce in cronico il rallentamento della funzione tiroidea per una maggiore produzione di rT3 che rallenta il metabolismo.

Bolk N. et al. Effects of evening vs morning levothyroxine intake: a randomized double-blind crossover trial. Arch Intern Med. 2010 Dec 13;170(22):1996-2003.

 

Abbiamo citato il caffè prima per dire che interferisce con l’assorbimento della Levotiroxina, per cui è importante anche soffermarsi su come l’alimentazione possa limitare l’assorbimento del farmaco. Non si capisce ancora bene se queste limitazioni siano date dalla perdita di acidità gastrico alterato dal cibo o dall’interferenza sull’assorbimento a livello intestinale. Gli alimenti da evitare quando si assume levotiroxina sono il latte, il caffè, la soia, l’uva, la papaia, limitando anche l’uso di fibre integrali, che si pensa siano in grado di ridurne l’assorbimento.

Ianiro G. et al Levothyroxine absorption in health and disease, and new therapeutic perspectives. Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2014;18(4):451-6.
Skelin M et al. Factors Affecting Gastrointestinal Absorption of Levothyroxine: A Review. Clin Ther. 2017 Feb;39(2):378-403. doi: 10.1016/j.clinthera.2017.01.005. Epub 2017 Jan 30.
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