Ipoglicemia reattiva e debolezza: stiamo mangiando correttamente?

Ipoglicemia reattiva e debolezza: stiamo mangiando correttamente?

L’ipoglicemia reattiva è un fenomeno abbastanza diffuso tra le persone, che compromette in modo significativo la qualità di numerosi momenti delle giornate, e molto spesso i fattori a determinarla sono proprio da ricercare nell’alimentazione e nello stile di vita quotidiano. A cosa prestare attenzione? Vi ho spiegato tutto in questo articolo. Buona lettura!

Gli zuccheri, che gran problema!

Stanchezza improvvisa, senso di sonnolenza, torpore, a volte anche nausea e leggera cefalea, tutto ciò accompagnato soprattutto nel frangente di tempo post-prandiale: si tratta dell’ipoglicemia reattiva.

Sappiamo che i carboidrati sono elementi fondamentali per la nostra dieta, poiché forniscono energia al nostro organismo, hanno un ruolo strutturale simile a quello svolto dalle proteine, e sono coinvolti in numerosi meccanismi biochimici all’interno del corpo umano. Quando si fa un pasto molto ricco in carboidrati, e ripartito non in modo bilanciato tra carboidrati, proteine e fibre, la glicemia nel sangue aumenta molto rapidamente portando a una massiva liberazione di insulina, che è l’ormone deputato, insieme con il glucagone, al controllo della concentrazione di zuccheri nel sangue.

Il problema che si viene a creare è che l’insulina funziona in maniera molto efficiente da andare ad abbassare il picco della glicemia fino a livelli sotto la norma, addirittura a concentrazioni uguali o inferiori ai 45-50 mg/dl: si genera così il fenomeno dell’ipoglicemia reattiva, con tutti i sintomi descritti sopra.
Questa condizione può verificarsi anche quando si assume una tazzina di caffè, una tazza di tè con lo zucchero aggiunto, pasta di semola, riso, pane non integrale, andando a creare lo scompenso glicemico con voglia di mangiare molto, anche altri cibi di bassa qualità, pur di compensare l’abbassamento glicemico che il nostro organismo, per stimolo fisiologico, avverte come una minaccia di fame, di carestia, come un cali di nutrienti. La verità ovviamente è un’altra, e questo meccanismo di difesa è accompagnato anche da un altro aspetto che voglio ricordarvi: l’insulina è l’ormone attivatore di numerosi processi metabolici di biosintesi, tra cui la biosintesi degli acidi grassi, del colesterolo, e via dicendo.

Morale della favola: mangiando in maniera squilibrata, a favore più della componente glucidica, si rischia non solo di incorrere nel fenomeno dell’ipoglicemia reattiva, ma si ingrassa anche, per via dell’azione multipla svolta dall’ormone.

Cosa fare per evitare l’ipoglicemia reattiva?

Come dico sempre a tutti i miei pazienti, è essenziale  bilanciare a tutti i pasti carboidrati e proteine, già dall’esordio della giornata, dalla prima colazione. Ogni pasto dovrà essere composto da un terzo di carboidrati, da un terzo di proteine e da un terzo di frutta e verdura. Solo in questo modo, calibrando equamente il livello dei macronutrienti, si rallenta l’assorbimento degli zuccheri e si evita il fenomeno delle ipoglicemie reattive.

Bisogna privilegiare pane e pasta integrali, rigorosamente senza sostanze di lavorazione in aggiunta, bisogna utilizzare esclusivamente cereali integrali senza zuccheri aggiunti, evitare gli zuccheri aggiunti e i dolcificanti. E’ essenziale svegliarsi di buon ora e mettersi subito all’opera per poter fare una sana prima colazione, che deve essere il pasto più importante e ricco di tutta la giornata, composta da un frutto fresco di stagione, una base liquida (calda o fredda), affiancati da una fonte di carboidrati integrali e da una fonte proteica. Si può alternare usando della frutta di stagione con la buccia, con delle gallette integrali di riso o kamut o grano saraceno con dello speck, del crudo dolce, o anche della ricottina con del cacao amaro in polvere, con un bel bicchiere di latte di cocco; oppure è buon uso farsi una bella omelette di uova con il crudo, delle fette di pane integrali e una spremuta di arancia. Anche il pranzo e la cena dovranno essere ripartiti in maniera equa, non facendo mai mancare la fonte di fibre, costituita da verdura (e frutta prima dei pasti) possibilmente cruda, e facendo attenzione a non appesantirsi troppo a cena, puntando maggiormente sulla quota proteica.
Integrare micronutrienti come il Cromo e il Magnesio può essere importante perché sono essenziali per il corretto metabolismo degli zuccheri.

Tutto ciò in un contesto ben in armonia con l’attività fisica costante, e con uno stile di vita attivo.

Ovviamente, è sempre utile escludere ulteriori cause scatenanti l’ipoglicemia reattiva, nel caso si presenti ugualmente con una certa frequenza, controllando glicemia, emoglobina glicata, fruttosamina e insulinemia per avere un’idea ben precisa del metabolismo degli zuccheri insieme alla concentrazione di colesterolo totale, colesterolo HDL e trigliceridi per verificare il metabolismo dei grassi, AST, ALT, gammaGT, fosfatasi alcalina, creatinina e azotemia, TSH ed esame delle urine per valutare la funzionalità epatica, tiroidea e del metabolismo renale degli zuccheri in relazione ad un’eventuale glicosuria.

Dott. Francesco Garritano

Fonti bibliografiche:

Galati SJ et al. Approach to the patient with postprandial hypoglycemia. Endocr Pract. 2014 Apr;20(4):331-40.

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